giovedì, 18 Luglio, 2019

La Danimarca avrà un governo socialista che punta sul Welfare

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La Danimarca sarà guidata da un governo socialista.
La leader dei Socialdemocratici, Mette Frederiksen ha vinto le elezioni politiche del 5 giugno, costringendo alle dimissioni il Primo Ministro uscente Løkke Rasmussen, esponente del Partito Liberale, dal 2015 in coalizione con partiti di destra radicale.
La campagna elettorale del Partito Socialdemocratico danese si è incentrata su due messaggi principali: una stretta all’immigrazione e il rilancio di un grande piano di politiche sociali, in grado di mantenere l’efficiente sistema di Welfare State.
In questo modo, la Frederiksen ha convinto la maggioranza relativa degli elettori e oggi può contare, in Parlamento, sull’appoggio esterno di altre forze dello schieramento di centrosinistra: il Partito Popolare Socialista, l’Alleanza rosso-verde e il Partito social liberale della Commissaria europea per la concorrenza, Margrethe Vestager.
La maggioranza controllerà 91 seggi sui 179 della camera unica del Parlamento danese.
Nei giorni scorsi, Mette Frederiksen ha annunciato che le trattative per formare un nuovo governo con la coalizione di centrosinistra, a seguito delle elezioni politiche del 5 giugno, sono andate a buon fine con la convergenza su un programma di governo ambizioso.
Fra gli obiettivi del patto di governo denominato “Direzione equa per la Danimarca”, si propone, con un certo stupore, un approccio soft ai temi dell’immigrazione, nonostante i socialdemocratici avessero fatto una campagna elettorale promettendo di non modificare le politiche portate avanti dal governo precedente.
Tuttavia, l’approccio su questi temi si è molto ammorbidito, tanto che la nuova coalizione ha concordato di cancellare la proposta, del governo conservatore, di ospitare migranti “indesiderati”, in attesa dell’espulsione, sull’isola disabitata di Lindholm.
Inoltre, il nuovo Primo Ministro si è mostrata disponibile ad accettare una quota di richiedenti asilo dagli altri paesi europei, secondo il sistema di quote dell’Onu.
Nel programma di governo vi è anche un forte contrasto alle disuguaglianze sociali mentre la proposta, in assoluto più ambiziosa, è la riduzione del 70 per cento delle emissioni di anidride carbonica entro il 2030.
Nelle scorse ore, la Frederiksen ha informato la Regina Margherita di Danimarca di aver raggiunto un accordo con altri partiti. In seguito, la sovrana ha dato la sua approvazione alla formazione del governo.
Mette Frederiksen, a 41 anni, sarà il primo ministro più giovane nella storia del paese nord europeo e la seconda donna a guidare il paese scandinavo, dopo la sua compagna di partito, Helle Thorning-Schmidt.
L’esecutivo sarà dunque un governo di minoranza monocolore (com’è prassi in Danimarca).
Nei prossimi giorni verrà resa nota la lista dei Ministri e il nuovo esecutivo s’insedierà e sarà nel pieno delle funzioni.
Dopo Svezia e Finlandia, la Danimarca è il terzo paese del nord dell’Europa a cambiare maggioranza, in favore di governi socialdemocratici.
La sinistra scandinava sta dimostrando una grande vitalità: nonostante la crisi economica, la riduzione del modello di Welfare State e l’austerità sono riusciti a tornare al governo perché protagonisti, da decenni, di “buone pratiche” politiche e alla guida di società nelle quali gli indicatori sulla qualità della vita sono tra i più alti al mondo.

Paolo D’Aleo

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