lunedì, 3 Agosto, 2020

La democrazia liquida dell’era post ideologica e post pandemica

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Nella Francia pre Rivoluzione 1789, con il termine Stati Generali si indicava l’assemblea generale dei rappresentanti dei tre ordini (Clero, Nobiltà e Terzo Stato), convocati periodicamente dal Re soprattutto per deliberare su nuove imposte. Sappiamo che proprio il meccanismo con il quale venivano eletti i rappresentanti e il sistema di voto che di fatto premiava Clero e Nobiltà a scapito del Popolo, furono tra le cause scatenanti della Rivoluzione francese.
Fu proprio l’ultima convocazione del Parlamento feudale francese che lo trasformò in Assemblea Costituente.
Da lì in poi con il termine di Assemblea si intende generalmente un’assemblea eletta per lo più a suffragio ampio, se non universale, ed incaricata di redigere una Costituzione.

Nella nostra storia, l’Assemblea Costituente – eletta per la prima volta a suffragio universale (maschile e femminile) – del 1946, non solo fu chiamata a redigere la Costituzione della Repubblica Italiana, ma ebbe anche un limitato potere legislativo su alcune materie cruciali: legge elettorale del Senato; Statuti speciali; la legge sulla stampa e l’editoria; l’approvazione del Trattato di pace siglato a Parigi nel 1947.
Dall’entrata in vigore della Costituzione (1948), l’organo Costituzionale eletto a suffragio universale diretto, con potere legislativo, che elegge il Presidente della Repubblica e vota la fiducia al Governo, è il Parlamento. L’art.49 Cost. individua nei Partiti politici i soggetti attraverso i quali i cittadini si associano per determinare la politica nazionale.
Siamo nell’era post ideologica, post pandemica, della cosiddetta ‘democrazia liquida’, tanto liquida che un mojito può determinare una crisi di Governo, un Presidente del Consiglio dichiara di non avere un partito alle spalle, il partito di maggioranza relativa sceglie i suoi candidati in streaming (e questo ben prima del #Lockdown), le Task Force sono le uniche non toccate dalla crisi occupazionale e il gradimento di un politico si misura dai like sui social (anche a pagamento).

Allora a che serve perder tempo con inutili commissioni parlamentari, voti di aula, mozioni, audizioni, emendamenti? Meglio una bella location come VillaDoriaPamphilj, un bel jet set internazionale, interventi in mondovisione per l’evento dell’anno: gli Stati Generali dell’Economia. 10 giorni di full immersion per far capire che si fa sul serio. Un ‘conclave’ da cui si attende una bella fumata bianca, con centinaia di TV collegate da tutto il mondo e giornalisti assembrati in attesa di uno scoop e con i microfoni telescopici per rispettare la distanza di sicurezza. A cerimoniale concluso: habemuspapam. Solo dopo il Parlamento verrà informato, coinvolto, chiamato a prendere atto e con ‘gaudium magnum’ votare un bel provvedimento blindato da voto di fiducia, in perfetto stile Dpcm, perché bisogna fare presto.

E chi se ne frega se ci sono ancora interi settori del paese che sono fermi al palo; lavoratori dipendenti e professionisti che aspettano da Marzo CIG Bonus e risposte dalle banche su richieste di finanziamento con garanzia statale da 25.000€; cantieri fermi; hotel chiusi; sistema di trasporto con tariffe raddoppiate; comuni al collasso per mancati introiti.

Il Presidente Conte ha deciso che deve passare alla storia. E la foto incorniciata con DonaldTrump sulla scrivania del suo portavoce ne è la prova. Film consigliato: “Good Morning, Vietnam” – USA 1987.

Scipione Roma
Direzione Nazionale Psi

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