domenica, 8 Dicembre, 2019

La disaffezione politica del cittadino

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Dopo una stagione politica vissuta ai quattordici mesi precedenti, si impone una riflessione che dia conto della disaffezione politica del cittadino, del disincanto un po’ congeniale all’italico carattere a selezionare il meglio tra chi si candida per il servizio pubblico. E’ difficile per il cittadino comprendere quale sia il valore aggiunto di questa politica in seno alla società. Per comprendere tale valore, ci vorrebbe un rapporto più stretto tra politico e cittadino. Molto spesso, le liste dei candidati per le elezioni future sono fatte dagli eletti delle elezioni passate e coloro che decidono continuano a proporre se stessi. Le elezioni primarie ora sono un modo di emendare questo stato di cose e costituiscono un elemento di concorrenza leale. Di chi è la colpa di quel malessere con cui abbiamo posto l’accenno in premessa?

La circostanza della disaffezione è provata dal tasso dell’astensionismo registrato nelle elezioni politiche del 2013 e 2018 e in quelle amministrative. La cosiddetta Seconda Repubblica era stata solo una promessa – non mantenuta – quella che Berlusconi fece al Paese di una rivoluzione liberale da cui nacque, la crisi di sistema. La politica non può essere appannaggio esclusivo di chi può attingere a dei benefit eludendo quello che il cittadino si attende. Esiste un nesso tra la (ir) responsabilità e i comportamenti antisociali dei politici. Gaetano Mosca, eminente politologo, sosteneva che, “in tutte le società esistono due classi di persone : quella dei governanti e l’altra dei governati.

La prima, che è sempre la meno numerosa, adempie a tutte le funzioni politiche, monopolizza il potere e gode i vantaggi che ad esso sono uniti, mentre la seconda, più numerosa è diretta e regolata dalla prima in modo più o meno legale, ovvero più o meno arbitrario e violento, e ad esso fornisce apparentemente i mezzi materiali di sussistenza”.

Inoltre, quanto alla classe politica propriamente detta, ci si riferisce sia alla classe eletta di governo che alla classe eletta di opposizione. E’ appena il caso distinguere fra coloro che vivono per la politica per i quali la politica diventa una vocazione e coloro che vivono di politica per i quali la politica è una professione. Nella attuale e profonda ristrutturazione del sistema politico, tutti i soggetti vecchi e nuovi sono in gran movimento. Il Paese ha bisogno di lavoro, e non di spallate o di strappo più che privilegiare il potere individuale in maniera demagogica.

Ernesto Calluori

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