domenica, 5 Aprile, 2020

La figura di Craxi evidenzia la politica artritica di oggi

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Alle scorse elezioni politiche del 4 marzo 2018 tutto era già chiaro, ma tra gli entusiasmi dei vincitori e la ritirata strategica dei perdenti nessuno ha percepito fino in fondo la portata di quanto fosse successo. Non mi riferisco ai Partiti, mi riferisco al mondo dell’intellighenzia che per dirla in una parola sta ad indicare i gruppi sociali più rappresentativi, quelli che svolgono attività intellettuali, siano esse di natura scientifica, artistica, amministrativa, insomma quegli uomini posti nel ceto culturale più elevato. Poi, la nebbia artificiale che era stata creata subito dopo, per confondere ad arte i cittadini, si è alzata d’improvviso in questa campagna elettorale Emiliano-romagnola.

Una campagna che si identifica nel codazzo di folla che accompagna sempre Matteo Salvini durante i suoi comizi d’altri tempi e dove ogni suo intervento ci racconta di un mondo rovesciato: impoveriti e arrabbiati ascoltano parole che avevano dimenticato perché chi le pronunciava ora le sussurra nei conventi più esclusivi. Comunque vada a finire ormai anche i giovani, quelli che pensavamo solo social, sono stati contagiati da questo comunicare Novecentesco che si era convinti aver consegnato alla storia: sardine docet.

Eppure non ci voleva molto a capire che così come le persone impoverite sono state riportate agli anni Settanta, anche il modo di comunicare avrebbe subito un dietrofront, ma vallo a raccontare all’intellighenzia.

Nel Paese di contromisure per dissuadere gli elettori di spostarsi a Destra se ne stanno prendendo a volontà, solo che mancano di fantasia, anzi, direi che sono noiosamente ripetitive; ripetitive al punto che la “famigerata” intellighenzia sta spingendo Matteo Salvini sul patibolo perché hanno deciso, tanto per cambiare, di condannare il Capo dell’opposizione in attesa di trovare le prove. Ma ecco il colpo di genio, il ventennale dalla scomparsa di Craxi fa riscoprire per l’occasione quello che Bettino era, cioè, l’ultimo statista italiano prima dell’inizio della fine.

Certo, solo il socialismo nella sua versione più nobile può salvare l’Italia, ma questo spetta ai giovani. Guai se i simpatici tromboni del Novecento dovessero approfittare della situazione contingente per rimontare in sella. In primis perché gli scricchiolii delle ossa e l’artrite lo impedirebbero e poi non avrebbero la fantasia per contestualizzare la storia di ieri all’oggi. Sì, sto pensando al popolo di sempre, quello delle rivolte giovanili che oggi si caratterizzano sotto il nome di Sardine dove già nelle piazze si confondono le nacchere con le dentiere.

Angelo Santoro

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