venerdì, 15 Gennaio, 2021

“La fisarmonica verde” per la “Giornata della Memoria”

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Un cappottone russo, una fisarmonica verde smeraldo e un documento che denuncia le atrocità della guerra. Poi, gli elettrici anni Sessanta, i 45 giri e i mille racconti davanti al camino. Sono gli oggetti che, come una bussola, guidano un figlio a intraprendere un “viaggio verso il padre”, un uomo arcaico e grande “narratore di silenzi”.

Una storia vera, “La fisarmonica verde”, che racconta la Seconda guerra mondiale attraverso il recupero del rapporto tra un padre, Gavino “Esse”, di origine sarda, che è stato internato in un campo di concentramento in Germania, e il figlio Andrea che, mosso dal desiderio di capire il padre, cerca, dopo la sua morte, di ricostruire i momenti salienti della vita in base agli oggetti ritrovati.

Andrea, tra gli oggetti, scopre un documento firmato da suo padre e da altri soldati internati politici del campo di concentramento di Lengenfeld. E’ la denuncia di una vera e propria strage commessa da Joseph Hartmann quando decise, il 14 aprile 1945, di chiudere in una baracca di legno un centinaio di internati politici.

“Lengenfeld” è il nome del campo nazista in cui Gavino “Esse” ha trascorso due anni della sua vita come prigioniero politico internato militare (furono oltre seicentomila gli italiani a cui toccò questa sorte).

Quel documento spinge Andrea a sapere di più. Decide allora di andare a visitare i luoghi di origine di Gavino: Luogosanto, la Gallura… la Sardegna. I ricordi diventano più precisi, i racconti della guerra più chiari. Veramente un’avventura incredibile, quella di uomo normale.

La canzone “Lengenfeld” è il tema sonoro dello spettacolo che parla di diritti umani attraverso un racconto dal vero.

“La fisarmonica verde”, che ha vinto il Premio dello Spettatore “Teatri di Vita” come miglior spettacolo del 2019, scritto e interpretato da Andrea Satta, con Angelo Pelini al pianoforte, musiche dei Tetes de Bois e regia di Ulderico Pesce, è una iniziativa per la “Giornata della Memoria 2020”, che andrà in scena sabato 1 febbraio, alle ore 11:30, al Teatro Villa Pamphilj di Roma, in piazza san Pancrazio

Andrea Satta è un pediatra di base che lavora nell’hinterland romano. Appassionato di bicicletta, ha seguito come inviato due Giri d’Italia e due Tour de France. Scrive da anni per vari quotidiani nazionali, è autore di libri, direttore di Festival e format artistici incentrati sulla lettura e interpretazione dei luoghi (tra cui Stradarolo, che vanta la sua prima edizione nel 1997) ed è il cantante e l’autore dei testi della rock band Tetes de Bois dal 1992. Nel suo ambulatorio, da circa sei anni, ha allestito l’esperimento “Ci sarà una volta”. Un lunedì al mese, mamme italiane  straniere (e qualche papà) si radunano per raccontarsi l’un l’altra le favole con cui si addormentavano da piccole a casa loro. Lo fanno nella loro lingua e nell’italiano che conoscono.

Redazione Avanti

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