sabato, 24 Ottobre, 2020

La Francia (si) ferma contro Macron, sciopero contro la riforma delle pensioni

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Da due giorni, in Francia, è in corso lo sciopero generale contro la riforma delle pensioni, fortemente voluta dal presidente della Repubblica Macron.
Da giovedì, Parigi è una città paralizzata. I cittadini e i numerosi turisti della capitale francese hanno dovuto arrangiarsi negli spostamenti, a causa dell’annullamento della maggior parte dei collegamenti ferroviari, dei voli aerei, così come si sono fermate decine di linee della metro e sono rimasti chiusi gli istituti scolastici. Inoltre, non sono visitabili le più belle attrazioni turistiche di Parigi, come la Torre Eiffel e della Francia, come la Reggia di Versailles.
Secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno, hanno aderito allo sciopero circa 800mila persone, di cui 65mila solo a Parigi, mentre i sindacati hanno parlato di 1 milione e mezzo di partecipanti.
Hanno promosso lo sciopero generale molte categorie dei lavoratori: poliziotti, medici e infermieri, lavoratori dell’aeroporto e la combattiva categoria dei ferrovieri che da diverso tempo reclamano maggiori tutele salariali.
Come ha reso noto la CGT, Confédération générale du travail tra le più importanti organizzazioni sindacali francesi, da ieri sono in sciopero anche i lavoratori di sette delle otto raffinerie di petrolio del paese, e se lo sciopero dovesse proseguire ad oltranza, ciò produrrebbe dei seri problemi nell’approvvigionamento del carburante.
Intanto si è deciso che gli scioperi proseguiranno sino a lunedì prossimo. I lavoratori del sistema dei trasporti di Parigi hanno già annunciato che continueranno a scioperare fino a lunedì, se il governo non darà loro delle risposte concrete, mentre il sindacato CGT ha annunciato per martedì 10 dicembre una nuova giornata di scioperi e manifestazioni.
Le manifestazioni che hanno interessato l’intero paese, si sono svolte in maniera pacifica. In alcuni casi, nelle città principali a partire da Parigi, dove si è registrato il corteo più numeroso, vi sono stati scontri tra alcuni facinorosi e le forze dell’ordine.
Circa 70 persone sono state arrestate a Parigi, si sono registrati scontri anche Rennes, Bordeaux e a Nantes, dove la polizia ha sparato gas lacrimogeni contro un gruppo di manifestanti. Immediata la reazione dei sindacati che hanno espresso una netta condanna degli episodi di violenza.
A fronte di uno sciopero così imponente, il governo francese decide di non decidere. Nella seconda giornata di paralisi del Paese, l’esecutivo guidato da Edouard Philippe sceglie la strategia dell’attesa. Infatti, proseguono gli incontri bilaterali con le parti sociali e nei prossimi giorni, si attendono le conclusioni stilate dall’Alto commissario per le pensioni, Jean-Paul Delevoye, che ha ricevuto dal presidente Emmanuel Macron l’incarico di affiancare il governo nella stesura di questa importante riforma. In seguito, il premier illustrerà il quadro generale della riforma delle pensioni.
Tuttavia, sino a questo momento non c’è un progetto ben definito sul tavolo, ma solo una linea di orientamento generale che prevede l’abolizione dei 42 regimi pensionistici specifici e il passaggio a un nuovo sistema universale a punti, con l’obiettivo dichiarato di fare cassa, risparmiando delle risorse.
Se la mobilitazione dovesse andare avanti, come sembra profilarsi, è evidente che il governo francese e il presidente Macron andranno incontro a mesi difficili. Dall’insediamento di Macron non sono mancate le mobilitazioni, dalle proteste prolungate dei gilet gialli alle altre vertenze ancora aperte che rischiano adesso di rinsaldarsi nella lotta contro il governo, con l’obiettivo di ripetere il precedente del 1995.
In quell’occasione uno sciopero generale prolungato, iniziato il 25 novembre e proseguito per tre settimane, contro una riforma non concertata dei regimi pensionistici speciali, costrinse l’allora Primo ministro gollista, Alain Juppè a fare un passo indietro, ritirando la riforma. Da quel momento, il tasso di impopolarità di Juppè continuò a salire, tanto che nella primavera del 1997 Chirac decise di sciogliere l’Assemblea Nazionale con un anno di anticipo.
Nelle intenzioni di Macron la riforma pensionistica, promessa nella campagna elettorale del 2017, proseguirà con cautela e a tappe, imbastendo un dialogo con i sindacati per trovare i necessari compromessi. Anche se questo modo di procedere si dovesse scontrare con lo stile decisionista e personalizzato della presidenza di Macron, sempre con un occhio vigile alla possibile rielezione nel 2022.

Paolo D’Aleo

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