mercoledì, 21 Ottobre, 2020

La fuga per la libertà

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È accaduto davvero, oggi, novanta anni fa. L’imbarco avviene non lontano dalla trattoria ‘Pesci vivi’, ai margini del porto di Savona. Turati è fuggito da Milano attraverso un buco praticato in un muro dell’abitazione, in Via Foscolo. Ad aspettarlo nel freddo della sera trova Bauer, Parri, Oxilia, Da Bove, Carlo Rosselli e Pertini, il mozzo. La nebbia si taglia a fette. Non hanno scelta. Partono lo stesso. Per ciascuno di loro ha inizio una terribile odissea. Per ciascuno di loro, Filippo è ‘il maestro’. Per noi, uno dei pochi ad aver compreso il destino dell’Italia.

Ascolta Nenni: “1919. Dal basso sale la collera delle masse coi lividi della guerra, esasperate dall’insolenza dei suoi ricchi, esaltate dai bolscevichi. Il vento spira verso la violenza. Turati, al congresso di Bologna, fronteggiò da solo o quasi le illusioni del momento. Disse ‘la violenza di cui parlate servirà ai reazionari contro di voi’. 1926. La profezia è’ realtà. Niente più libertà”
Il ‘900 inizia alla fine della guerra. La guerra ha ribaltato gerarchie e rovesciato tradizioni secolari. La classe media si è impoverita ed ha perso il suo ruolo sociale, la borghesia scalpita, il grande latifondo freme sotto i colpi della Federbraccianti guidata da Argentina Altobelli, la classe operaia, grazie al PSI, alle cooperative, ai sindacati, strappa conquiste su conquiste. Assapora finalmente la libertà. Non dura. Sai perché. Quel che stupisce è la reazione dell’antifascismo al fascismo nascente.

Fa una certa impressione rileggere oggi le tesi gramsciane (Mussolini al potere è la dimostrazione della crisi della borghesia…), l’approssimazione del mondo liberale (serve un uomo forte, poi ce ne libereremo…), la cecità della sinistra massimalista, anche in casa nostra, tutta protesa nell’inseguire il sogno della rivoluzione russa. Turati mette in guardia da letture così superficiali, pericolose, e viene isolato. Subito. Quando fugge verso la Francia, le leggi fascistissime si sono già aggiunte alle bastonature, agli omicidi politici, all’olio di ricino. La profezia era stata giudicata il canto stonato di un vecchio. Cosa vuoi che sia. Un cane riformista, Turati.
A Savona ricorderemo oggi i protagonisti di questa magnifica storia. Non da soli. In compagnia dei loro pensieri, delle loro idee decisamente eretiche soprattutto dentro il loro schieramento politico. Non è affatto vero che la storia non si ripete. Anzi. Magari non si ripete uguale nei dettagli, aggiorna i suoi protagonisti, fa uso di strumenti più evoluti, ma non tradisce le dinamiche più profonde. Che riappaiono sempre quando si manifestano fratture radicali provocate da guerre, carestie, crisi economiche. È proprio così. Sottovalutare i segni non solo è sbagliato. È colpevole. Turati docet. Pertini docet.

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