sabato, 7 Dicembre, 2019

La Grande ingiustizia

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Il grande spazio riservato alle interviste di Bobo Craxi e di Stefania pubblicate rispettivamente sul Corriere e sul Carlino-Nazione paiono dischiudere una fase nuova, in previsione del ventennale della morte del padre, in merito al giudizio storico sul leader socialista. Sono stato socialista autonomista e nenniano da ragazzo quando nella Fgsi eravamo pochissimi: Finetti, Martelli, Nastasi, Da Rold e alcuni altri. Poi sono stato con Craxi fino al 1989. Dopo ho criticato la mancata comprensione degli effetti inevitabili della fine del comunismo e del Pci. Ricordo che Bettino me ne parlò come di un grande pericolo per noi. Ma anche per questo non ci restava che accorciare i tempi e non stare a guardare. O l’unità subito o le elezioni immediate. Non si volle perseguire né l’una né altra confidando in un futuro di benevolenza altrui.

Nel 1992 perdemmo voti e l’onda lunga si infranse sugli scogli del nuovo vento del Nord. Poi iniziò la rivoluzione giudiziaria, ma forse la partita era già persa, quella politica. Craxi è stato sommerso ingiustamente da una marea di criminalizzazioni strumentali e dolorose per lui, per la sua famiglia, ma anche per tutti i socialisti che furono le vere vittime di Tangentopoli. Per questo ho sentito il dovere di portare a Craxi la mia solidarietà recandomi due volte ad Hammamet e stando vicino al figlio Bobo. A tutti noi venne rubato il nostro partito. E per 25 anni ogni tentativo di rianimarlo si è scontrato con quella violenta e mai superata discriminazione. E ancora adesso siamo alle prese con questa palese e mai riconosciuta ingiustizia. Quando penso al fatto che Giuliano Amato per due volte non venne eletto presidente della Repubblica (nel primo caso si preferì il post comunista Napolitano), nonostante avesse potuto conseguire il più vasto consenso, quando penso a tutto il vecchio gruppo dirigente del Psi affossato ed emarginato, quando penso che la stessa parola “socialista” non è più stata usata da nessuno a sinistra, quando penso a tutto questo e ai compagni di periferia che hanno dovuto fare a meno delle loro sezioni e smettere di andare al bar, allora mi viene in mente la Grande ingiustizia che è stata commessa contro tutti noi e non solo contro uno.

Purtroppo Stefania ha ragione quando sostiene che Craxi è stato rivalutato più a destra che a sinistra. Il motivo è semplice. Noi siamo stati per anni l’altra faccia della sinistra, l’altra storia rispetto a quella del Pci, l’altra opzione esistente anche prima del nuovo inizio di Occhetto. Ma proprio per questo non possiamo ora divenire l’altra faccia della destra. Per pochi anni anch’io ho preferito Berlusconi a una sinistra dipietrizzata, oggi non posso stare dalla parte di Salvini e di una destra che rinnega tutti i nostri valori di solidarietà, di libertà, di laicità, con il centro di Casini che è finito altrove e con Berlusconi che ormai non esiste più. Spero che la rivalutazione di Craxi, che pare in corso, possa rappresentare soprattutto un tardivo indennizzo verso tutti i socialisti. Venticinque e più anni dopo conterebbe molto almeno sul piano storico e potrebbe rappresentare per una futura generazione di socialisti uno stimolo a riprendere un cammino drammaticamente interrotto.

 

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

2 commenti

  1. Paolo Bolognesi on

    La fase nuova che sembra aprirsi verso una rivalutazione sempre più consistente del leader socialista è motivo di grande ed appagante soddisfazione per un socialista di “base”, che in questi anni ha cercato semplicemente di “tener duro”, senza aspettarsi granché ma soprattutto in attesa che arrivasse questo momento.

    Quanto ai socialisti che si sono trovati dalla parte del Cav., per poi allontanarsene per non poter stare oggi dalla parte di Salvini, mi sembra una motivazione abbastanza debole perché quel distacco avvenne quando l’attuale leader leghista non era ancora “entrato in scena” (forse in futuro anche gli ipercritici del Cav. si ricrederanno).

    Paolo B. 18.11.2019

  2. Paolo Bolognesi on

    Io penso che la riabilitazione compiuta e definitiva arriverà quando i più si accorgeranno – e forse i tempi di tale consapevolezza non sono tanto lontani – che il leader socialista sapeva coniugare determinazione e risolutezza con pragmatismo, concertazione e idealità, una dote o combinazione abbastanza rara o insolita, e comunque non diffusissima, che contraddistingue gli statisti, dando loro credito e autorevolezza.

    Quanto alla sua “caduta”, anche stamani ho sentito ribadire la tesi che la sua personalità o statura politica era vista come troppo “ingombrante” e scomoda, specie fuori dai confini nazionali, da chi non avrebbe voluto un Belpaese forte e considerato sul piano internazionale, e se così fosse si azzererebbero di fatto gli eventuali errori politici, peraltro “veniali”, che egli avesse commesso allorché crollò il Muro, in quel novembre 1989.

    Paolo B. 19.11.2019

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