domenica, 13 Ottobre, 2019

La guerra da sinistra, Podemos ferma Sanchez

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Nessun Governo a guida Sanchez, il leader socialista incassa la sua quarta bocciatura e stavolta a farlo ‘cadere’ è la sinistra di Podemos. Non è solo l’Italia a soffrire di ‘fuoco amico’, anche in Spagna la sinistra bersaglia e colpisce in nome della purezza. Anche se ancora una volta la guerra interna sembra fatta più di ripicche e calcoli elettorali che di vere e proprie prese di posizione. La situazione è letteralmente “precipitata”, lasciando spiazzati socialisti, spagnoli e gli stessi cronisti della politica di Madrid, una vera e propria partita a ping-pong tra domande, offerte e risoluzioni tardive, così come riporta El Pais.
Alla fine il Governo è morto, o forse non era mai nato, difficile quantificare il margine della sconfitta, per il momento abbiamo la conta reale con il segretario socialista Pedro Sanchez che perde il voto di fiducia: 124 favorevoli, 155 contrari, 67 astenuti, quest’ultimi sono la sinistra di Unidas Podemos, il cui mancato appoggio ha fatto saltare il suggestivo Governo di sinistra di Spagna, il primo a maggioranza donna.
Ma la realtà è che i due leader sono facce della stessa medaglia, non a caso puntano sullo stesso elettorato e vogliono entrambi il Ministero del lavoro per il proprio Partito. Non è un caso nemmeno che in queste ore ad essere accusata da Podemos sia Carme Calvo e non Sanchez, la stessa che non fa mancare il punto di vista dei socialisti moderati e dal suo ruolo di vicepresidente accusa i membri di Podemos: “Non si sono assunti una sola responsabilità”.
Tuttavia, il governo non getta la spugna. Secondo Calvo, Sánchez continuerà a lavorare per evitare un ritorno alle urne, anche se sottolinea che non è più l’unico che dovrebbe cercare di trovare una via d’uscita. A TeleCinco il premier ad interim ha assicurato che proverà a sbloccare la situazione: “Siamo consapevoli che i cittadini ci hanno chiesto di dialogare, di raggiungere accordi. Parlerò con PP, Cs e Unidas Podemos”.
Nel frattempo però la preoccupazione si è allargata, il re Felipe VI ha esortato le forze politiche a negoziare per cercare di raggiungere un accordo che consenta la formazione di un governo stabile per il Paese. Il monarca ha diffuso un comunicato dopo l’incontro di questa mattina con il presidente del Congresso, Meritxell Batet, durante il quale quest’ultimo ha annunciato ufficialmente il fallimento del suo tentativo di investire il leader socialista Pedro Sanchez della formazione del governo. Si va verso un nuovo ciclo di consultazioni prima della scadenza del termine che, secondo la Costituzione, segnerà lo scioglimento automatico delle camere e la richiesta di nuove elezioni, ovvero nella prima o nella seconda settimana di settembre al fine di concedere il tempo necessario ai partiti di raggiungere un accordo.
Sembra inesorabile per la Spagna andare comunque verso nuove elezioni politiche, per la quarta volta in cinque anni.

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