giovedì, 22 Ottobre, 2020

La legge truffissima

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Nel 1953 Nenni, più ancora di Togliatti, contrastò l’approvazione di quella che venne definita “legge truffa”. Si trattava di introdurre un premio di maggioranza per la coalizione che avesse superato il 50 per cento dei voti. Il premio arrivava sino al 15 per cento. Nenni più ancora di Togliatti la osteggiò perché la vide come un ostacolo alla sua “apertura a sinistra”, ancora non sbocciata per la perdurante subalternità del PSI al Pci, che verrà superata solo tre anni dopo, con l’ottobre ungherese.

Oggi la legge elettorale BR propone un premio di maggioranza per chi arriva al 37 e non al 50 più uno per cento e addirittura impone il ballottaggio se nessuno ci arriva. Il premio, nel caso si raggiunga il 37, è del 16 per cento minimo. Per di più si introduce uno sbarramento al 4,5 per cento per le liste coalizzate e i grandi partiti si succhiano come vampiri anche i voti non loro, prendendosi tutto intero anche il premio. Se quella era la legge truffa questa è la legge truffissima. Uno scandalo unico al mondo. In Inghilterra, in Francia, in Germania non funziona così. L’Italia, la patria della proporzionale, diventerà l’unica sede non del maggioritario, ma del minoritario. Si governa col 37 per cento e ci si oppone col 63. E chi governa può prendersi tutto, dai presidenti di Camera e Senato, al presidente della Repubblica, ai giudici costituzionali e del Csm e può anche riformare a suo piacimento i regolamenti parlamentari, come ci ricorda Rino Formica nell’intervista a fianco.

Non scandalizziamoci del casino che stanno facendo i Cinque stelle. Ho appena visto sul web le immagini delle proteste e delle offese lanciate in Commissione Affari costituzionali. Sono sempre contro le gazzarre. E a maggior ragione quando si passa alle mani. Però nel 1953 la lotta parlamentare si trasformò in un vero e proprio subbuglio. E si scatenò l’inferno. Vennero lanciate tavolette divelte dai banchi contro i ministri e il presidente della Camera e del Senato. Due presidenti di Palazzo Madama furono costretti alle dimissioni e il povero Meuccio Ruini, che accettò per spirito di servizio di presiedere l’istituzione solo nei giorni dell’approvazione della legge, restò anche ferito. Di che parliamo dunque? Credo che questa legge contenga in sé elementi di violenza. Va assolutamente respinta o profondamente riformata. Nel 1953 diedero la parola al popolo per approvare la legge truffa e il popolo rispose respingendola. Stavolta non può bastare, per cambiare le regole della democrazia, un accordo blindato tra Renzi e Berlusconi.

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