giovedì, 2 Luglio, 2020

La lezione americana sui migranti

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In appena un mese si sono verificati gravi strappi all’egemonia di Donald Trump prossima alla verifica elettorale. I capi di Stato maggiore dell’esercito con motivazioni istituzionali hanno negato la loro disponibilità a presidiare le strade in occasione delle manifestazioni di proteste contro la violenza della polizia che ha portato all’uccisione di un afroamericano perseguita spietatamente come lezione a tutti gli altri. La plateale dissociazione dei più alti gradi dell’esercito è un duro colpo al prestigio del Presidente e chiama in causa il dibattito in atto sulla maggiore o minore efficienza dei regimi autoritari o di quelli democratici nel governare le dinamiche sociali specie quando hanno un rilievo planetario come nella pandemia del Corona-virus. Ebbene la supposta onnipotenza contro fenomeni fuori controllo, nella plateale tentazione di salvaguardare ad ogni costo il proprio prestigio interno ed internazionale col tentativo di nascondere la verità, è costato un numero di morti non ancora accertato anche fuori dai propri confini con reciproche accuse.

Pur lontani da conclusioni definitive, è la dimensione globale che viene chiamata in causa nel bene e nel male essendo l’uomo e la sua mobilità l’agente principale della diffusione. Sempre con riferimento alle istituzioni ed alla loro natura democratica od autoritaria, un altro scontro si è consumato tra il Presidente Trump e la Corte costituzionale americana. Trump nel perseguire il suo motto “Prima gli americani” tra i tanti provvedimenti promossi si è prefisso di scardinare molte innovazioni di Obama oltre a quelle in campo medico per i meno abbienti anche quelle espressamente rivolte a favorire l’integrazione dei migranti.

Lo scontro particolarmente duro è finito davanti alla Corte Suprema, in cui dopo le ultime nomine dell’era Trump questi poteva vantare una maggioranza di 5 a 4, risicatissima ma pur sempre maggioranza. Ebbene una componente di estrazione trumpiana, appellandosi all’ispirazione egalitaria americana ha concorso a far bocciare le dusriminazioni trampiane ripristinando le tutele di Obama. La conclusione che possiamo trarre è che il bilanciamento dei poteri è essenziale per non irrigidire una volta per tutte gli equilibri esistenti e che questa plasmabilità è garanzia di innovazione e partecipazione. La lezione americana fa bene anche all’Italia suggerisce di avere coraggio e non demordere com’è accaduto con l’ius culturae ma ancora di più presentare progetti per l’integrazione e per un raccordo con l’Africa d’oltremare di reciproco interesse tra i due continenti, immunizzati ormai da tentazioni colonialistiche.

 

Roca

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