martedì, 11 Agosto, 2020

La lezione di Orazio e del barbaro vincitore

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Un tema del momento è la possibile alleanza (organica e strategica a partire dalle regionali) tra PD e M5S. Per approfondirlo, forse serve, più dei politologi moderni, il vecchio Orazio. Che scriveva: “Graecia capta ferum victorem cepit” (la Grecia, conquistata, conquistò il barbaro vincitore). L’alta civilizzazione dei greci sconfitti in effetti ha conquistato i romani trionfanti militarmente, ma “barbari” culturalmente. Spesso e in tutti i continenti, il fenomeno si è ripetuto. Negli anni ’90, i socialisti usavano il detto di Orazio a proposito del PCI, che ha distrutto il PSI e il PSDI per poi lasciarsi conquistare dall’idea socialdemocratica (versione sulla quale ho personalmente qualche dubbio). Adesso, questo è l’arrière pensée di quanti nel PD puntano all’alleanza con M5S: “i grillini – ragionano tra sé e sé nel partito di Zingaretti – non hanno (a differenza nostra) storia, cultura, programmi realistici e esperienza. Ci hanno sì sconfitti e quasi “doppiati”, ma alla fine li assorbiremo”. Già cominciano a usare il brutto termine “contaminazione” per evocare l’interscambio di idee e umori tra forze diverse. Ma attenzione. Il PD ha un patrimonio genetico facile a essere “contaminato” (letteralmente) da malattie grilline già ben presenti nella storia del PCI. Tali da lasciare un segno e una pericolosa predisposizione alle ricadute. Il moralismo berlingueriano aveva una versione volgare: “Noi siamo onesti, voi siete ladri e i magistrati vi devono arrestare”. E una versione sofisticata (quella in verità di Berlinguer stesso): “La nostra moralità è superiore a quella del capitalismo che è basato sul solo profitto e che inoltre sfrutta, con il suo consumismo deplorevolmente edonista, le risorse della natura in modo insostenibile”. Il “terzomondIsmo” di Ingrao aggiungeva l’entusiasmo acritico per tutti i regimi dei Paesi poveri in opposizione all’Occidente. Cos’è se non questo il giustizialismo di M5S, lo slogan “onestà, onestà” e la sua teorizzazione della “decrescita felice”? Cos’è l’assidua frequentazione del Venezuela o dell’Iran (e non solo)? Il PCI, almeno nelle sue radici, aveva un lato “ferum“. Non ci sarebbe da stupirsi se il PD, anziché civilizzare i “barbari” grillini, fosse ricondotto, attraverso un processo regressivo, alla componente “barbara” delle sue origini.

Per il detto di Orazio, naturalmente, ci sono una chiave di lettura e una prospettiva meno inquietanti. Al posto di “Grecia”, si potrebbe mettere non “PD” ma “sistema di potere” o “establishment”. E riproporlo in questo modo. “L’establishment conquistato (da M5S) conquistò il barbaro vincitore”. Anche questo si è visto in tutte le epoche e latitudini. Anzi, è normale ed è sintetizzato dalla polemica un po’ rozza di chi descrive i grillini completamente conquistati dalla poltrona e dalle auto blu, oltre che dalla superiore esperienza e capacità di burocrati e consulenti super pagati. Abbandonate le fantasie e le utopie “rivoluzionarie”, resta per M5S la semplice gestione del potere. In fondo, abbandonato il comunismo, messi Berlinguer e Ingrao nella teca degli antenati, per una parte degli ex comunisti è accaduto lo stesso dal 1989 in poi. Questa seconda chiave di lettura non sarebbe in contraddizione con la prima: con la speranza cioè di chi nel PD pensa di assorbire M5S attraverso una alleanza. Il partito degli ex comunisti (e degli ex democristiani di sinistra) ha infatti sempre avuto dirigenti professionali, provenienti da scuole politiche solide. Sanno come gestire Comuni, Regioni e ministeri: su questo terreno non c’è partita con i parvenu grillini. Gli eredi di PCI e DC usano i simboli del potere in genere con dignità. A molti dirigenti grillini si può invece adattare la vecchia battuta polemica: “si apre la porta dell’auto blu e non ne scende nessuno”.

Sul piano dei principi, Orazio suggerisce la prima o la seconda chiave di lettura, che magari possono praticamente finire in un mix tra le due: un PD un poco imbarbarito e ricondotto alle sue origini anti sistema; un M5S integrato nell’establishment e ridotto alla semplice occupazione del potere. Ma il piano pratico è il più importante. E qui al posto del latino serve la matematica. L’esperienza insegna che nelle alleanze tra i partiti raramente 2 più 2 fa 4. È stato così per partiti omogenei e con storie comuni: pensiamo alla lista PSI-PSDI nelle elezioni politiche del 1968. Molto peggio sarebbe oggi per l’alleanza tra movimenti nati e cresciuti sempre furiosamente contrapposti. Quanti grillini voterebbero per aiutare il “partito di Bibbiano”? Quanti elettori di Zingaretti voterebbero insieme a chi li ha chiamati ladri sino all’anno precedente (e che anzi ha governato indifferentemente prima con i presunti “ladri di destra”, ovvero Salvini, e poi con i presunti “ladri di sinistra”, ovvero il PD)? 2 più 2 potrebbe non fare 4, ma 2 virgola qualcosa.


Ugo Intini

 

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