domenica, 7 Giugno, 2020

La Macedonia del Nord è entrata a far parte della Nato

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Da venerdì 27 marzo la Macedonia del Nord è entrata ufficialmente a fare parte della Nato, l’alleanza atlantica. I Paesi aderenti salgono così a trenta. Skopje, dopo aver incassato il parere positivo dei Parlamenti di tutti gli altri Stati associati, ha avuto il benvenuto ufficiale da parte di Mike Pompeo, segretario di Stato Usa e di Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato. Per lunedì 30 è previsto l’innalzamento della bandiera della Macedonia del Nord  nella sede generale della Nato a Bruxelles e contemporaneamente al quartier generale dell’Alleanza con sede a Mons, nel sud del Belgio, e al Comando supremo alleato per la Trasformazione con sede a Norfolk, negli Stati Uniti.

Per l’Amministrazione Trump si tratta di un bel successo sul piano strategico e internazionale, un
deterrente all’influenza russa e cinese sui Balcani ma anche all’espansionismo turco di questi ultimi mesi. Ma gli effetti si sentiranno anche sul piano interno della giovane Repubblica balcanica. La diffusione del contagio del coronavirus ha provocato lo slittamento a data da destinarsi delle elezioni politiche previste per il 20 aprile. Queste elezioni erano state convocate dopo le dimissioni del Premier Zoran Zaev avvenute dopo che a ottobre Skopje aveva ricevuto parere negativo alla richiesta di apertura dei negoziati di adesione alla Unione Europea.

Ma proprio negli ultimi giorni, cadute le resistenze francesi era giunto il via libera e siccome questo rappresentava il cavallo di battaglia del Governo lo stesso Zaev  avrebbe potuto presentarsi rafforzato alla prova elettorale che invece e’ stata rinviata. Nella Macedonia del Nord la composizione della Sobranie, il Parlamento nazionale è molto articolata. Sui  123 seggi previsti (di cui 3 appartengono alla diaspora) 51 sono andati al Partito democratico di unità nazionale  (centro destra) che però dopo la ultime elezioni del 2016 non e’ riuscito a formare un Governo. Vi è riuscito invece il Partito socialdemocratico di Zoran Zaev  che, con una accorta politica di alleanze ha costruito l’Esecutivo che attualmente amministra il Paese. I sondaggi danno per ora un esito incerto per la prova elettorale. Se da una parte Zaev può contare sui successi personali su Europa e Nato e su una situazione economica soddisfacente, dall’altra è sottoposto a continui attacchi dell’opposizione che gli rinfaccia l’apertura di inchieste su presunti fatti di corruzione e su voti “comprati” nel corso delle ultime elezioni. In pratica le stesse accuse che fecero cadere il suo predecessore Gruevski.

 

Alessandro Perelli

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