giovedì, 5 Dicembre, 2019

LA MAGGIORANZA DEL NAZARENO

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ITALICUM-legge elettorale

E come previsto maggioranza e l’opposizione si sono unite per votare l’emendamento Esposito che blinda il patto del Nazareno. Una ulteriore saldatura tra Forza Italia e Pd che si concretizza ulteriormente con la legge elettorale.  Sono stati 175 i sì, 110 i no e due gli astenuti.  A favore anche il Psi. Con l’approvazione di questo emendamento sono decaduti in solo colpo 35mila proposte di modifica sulle 47mila presentate in gran parte dalla Lega. Una sorta di riproposizione del canguro che venne utilizzato nel accelerare la votazioni sulle riforme. Un emendamento che però lascia qualche conseguenza in quanto quantifica il dissenso che serpeggia sia nel Pd che in Forza Italia.

Allo stesso tempo l’Aula del Senato ha bocciato entrambi gli emendamenti dell’esponente della minoranza Pd Miguel Gotor. Il primo, bocciato con 170 no, proponeva di modificare la proporzione tra nominati ed eletti con il sistema delle preferenze, a favore di questi ultimi. I sì sono stati 116, 5 le astensioni. Il secondo, respinto con 168 no, 108 sì e 3 astensioni, proponeva fra le altre modifiche correzioni al capitolo dei capilista, sempre a favore del sistema delle preferenze.

Viceversa in Forza Italia sono stati 10 i senatori che hanno detto sì all’emendamento Gotor, mentre in 46 hanno detto no. Nel gruppo di Gal 8 sono stati i voti a favore e 4 i contrari. Insomma una volta messo da parte il pallottoliere insieme alle valutazioni sui numeri bisogna passare a quella politica: ovvero la maggioranza che ha approvato l’emendamento Esposito non è la stessa che sostiene il governo. E subito dopo aver appoggiato la legge elettorale Forza Italia ha annunciato il proprio nome per la presidenza della Repubblica. Un metodo che ancora una volta segue la strada del nazareno. “Antonio Martino, tessera numero 2 di Fi sarà il candidato dei moderati per il Quirinale”. Ha detto Silvio Berlusconi che ha però aggiunto che Antonio Martino sarà il candidato di bandiera dei moderati per le prime tre votazioni per poi arrivare alla quarta con un nome condiviso con il Pd. Insomma la solita solfa.

E che il quadro stia mutando lo ha detto  il leader di Forza Italia alla riunione con i suoi deputati. “Il Pd al Senato non ha più  la maggioranza. FI è tornata ad essere centrale”. Una valutazione non condivisa da Capezzone per il quale “da mesi, tanti di noi indicano il rischio di un crollo elettorale di Forza Italia, fino a quella che alcuni mesi fa chiamai ‘quota Martinazzoli’.  Si tratta purtroppo – prosegue – dell’effetto di una linea politica a mio avviso drammaticamente sbagliata, che, con il cedimento finale a Renzi di queste ore,  raggiunge vette da ‘sindrome di Stoccolma’: prigionieri e contenti di esserlo. Alcuni di noi, però, non sono affatto contenti, come non sono contenti i nostri elettori. E’ bene sottolineare che, tra legge elettorale e cambiamento costituzionale, le possibilità di vittoria del centrodestra vengono clamorosamente ridimensionate, come ‘gentile omaggio’ a Renzi. In tanti diciamo e diremo no”.

Parole ovviamente non gradite da Berlusconi che ha replicato duramente: “Non condivido nulla di ciò che hai detto. La posizione tua e di altri ci indebolisce, quindi ti chiedo di cambiare linea o di cercare un’altra strada”. “Ad andarsene – ha chiuso Capezzone – sono i nostri elettori, che non ci vogliono sottomessi a Renzi”.

Dopo la votazione 140 tra deputati e senatori tra i parlamentari del Pd della minoranza si sono riuniti alla Camera. A partecipare all’incontro sul tema delle riforme tutte le aree della minoranza: Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo, Roberto Speranza, Rosy Bindi, Pippo Civati. Alla riunione, nella sala Berlinguer del gruppo Pd, anche Stefano Fassina, Francesco Boccia, Cesare Damiano e molti senatori in prima fila nella battaglia sull’Italicum al Senato come Miguel Gotor, Vannino Chiti, Corradino Mineo. “Più che una riunione di corrente sembra una riunione di partito”, ha osservato il deputato bersaniano Giacomo Portas.

Dure le parole del senatore Esposito nei confronti della minoranza Pd. Se ritengono che Renzi sia il “peggio del peggio del peggio della politica e della società italiana”, devono farsi un loro partito. “Vai e ti misuri – ha detto ancora Esposito – avrai il mio grande rispetto. Così sei un parassita”. Parole che l’ex segretario Bersani ha definito pericolose. “Dare del parassita a Corsini, Gotor, Mucchetti, è pericoloso. E’ gente per bene – ha detto Bersani – che non chiede niente e va trattata con rispetto. Se viene meno il rispetto è finita”.

Nel corso del dibattito in aula del Senato il Senatore Mucchetti è intervenuto per segnalare il suo voto in dissenso sull’emendamento Esposito sull’Italicum: “Mi dispiace – ha detto – di non trovare nemmeno una riga – se invece di 33 le righe fossero state 35, il Pulitzer sarebbe stato assegnato lo stesso all’emendamento del senatore Esposito – sulla normazione dei conflitti d’interesse dei parlamentari che sono azionisti di società partecipate dallo Stato, ovvero che operano in regime di concessione da parte dello Stato. Eppure, era un cavallo di battaglia del PD, mi pare di ricordare, ma forse mi sbaglio. Come mai ce lo stiamo dimenticando? – ha continuato il presidente della commissione Industria di Palazzo Madama –  Forse perché, come ha detto giustamente il senatore Tremonti per primo ieri e come tanti hanno ribadito poi, c’è una nuova maggioranza e questa nuova maggioranza è oggi emersa plasticamente. Quello che si sono detti Berlusconi ed il Presidente del Consiglio lo sanno loro – ha aggiunto l’ex vicedirettore del Corriere della Sera – ma l’agenda della politica, che non è misteriosa ma è pubblica, prevede tra poco le votazioni per la Presidenza della Repubblica e, successivamente, la ripresa del decreto fiscale, che può consentire la cancellazione, ove si facesse quello che è stato preannunciato, delle pene accessorie, non soltanto dei servizi sociali, che sono state inflitte a Berlusconi e sulle quali il Gruppo al quale appartengo, non più tardi di qualche mese fa, usava essere estremamente duro, senza nessuna concessione all’avversario politico.

Lo dico adesso, perché poi vedremo dopo che cosa accadrà. Mi domando cosa accadrà, appunto, nelle elezioni per la Presidenza della Repubblica. Mi domando cosa accadrà nel decreto di attuazione della delega fiscale, quali scambi ci possono essere nel chiuso di quattro mura”, ha concluso il senatore Mucchetti. Parole che danno il senso della mutazione in atto nella maggioranza. Mutazione però negata da vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, che nega che con il voto sull’Italicum abbia cambiato forma la maggioranza: “Assolutamente non cambia il perimetro della maggioranza di governo. Una cosa è governare, altra cosa è il dialogo con le opposizioni sull’Italicum e sulle riforme istituzionali che richiedono il coinvolgimento di tutti”.

Ginevra Matiz

 

Questo il testo dell’emendamento Esposito che ripropone l’accordo della maggioranza con Forza Italia

“Le liste dei candidati sono presentate in 20 circoscrizioni elettorali suddivise nell’insieme in 100 collegi plurinominali, fatti salvi i collegi uninominali nelle circoscrizioni Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, per le quali sono previste disposizioni particolari; in ciascuna lista i candidati sono presentati in ordine alternato per sesso, i capolista dello stesso sesso non eccedono il sessanta per cento del totale in ogni circoscrizione, nessuno può essere candidato, in più collegi, neppure di altra circoscrizione, salvo i capolista nel limite di dieci collegi; l’elettore può esprimere fino a due preferenze, per candidati di sesso diverso tra quelli che non sono capolista; i seggi sono attribuiti su base nazionale con il metodo dei quozienti interi e dei più alti resti”.

“Accedono alla ripartizione dei seggi le liste che ottengono, su base nazionale, almeno il tre per cento dei voti validi”, sono attribuiti “comunque 340 seggi alla lista che ottiene, su base nazionale, almeno il 40 per cento dei voti validi o, in mancanza, a quella che prevale in un turno di ballottaggio tra le due con il maggior numero di voti, esclusa ogni forma di collegamento tra liste o di apparentamento tra i due turni di votazione; sono proclamati eletti, fino a concorrenza dei seggi che spettano a ciascuna lista in ogni circoscrizione, dapprima, i capolista nei collegi, quindi i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze;

i collegi elettorali sono determinati con decreto legislativo da emanare entro il termine e secondo i principi e i criteri direttivi stabiliti dalla presente legge; la Camera dei deputati è eletta secondo le disposizioni della presente legge a decorrere dal 1º luglio 2016”.

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