martedì, 22 Gennaio, 2019

La manovra torna alla Camera, i sindacati scendono in piazza

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Tra forti polemiche e tensioni, l’Aula del Senato ha approvato la Manovra. Il testo tornerà alla Camera per la terza lettura in Aula a Montecitorio il 28 dicembre. Al Senato, i voti a favore sono stati 163, solo 68 i contrari e due gli astenuti.

La fiducia al Governo sulla Manovra economica è stata confermata al Senato con 167 voti a favore, 78 voti contrari e tre astenuti, tra cui il senatore a vita Mario Monti. Dopo il voto, Giuseppe Conte, lasciando Palazzo Madama, si è limitato a dire: “Un primo passaggio è stato completato, adesso passiamo alla Camera”.

Il vicepremier Matteo Salvini ha commentato: “Le pensioni minime verranno alzate. Le pensioni d’oro da 10-15 mila euro al mese un piccolo contributo lo possono dare, le altre non si toccano. Facciamo che sia l’ultima manovra che ci costringa a una trattativa di settimane con commissari non eletti da nessuno che ci dicono cosa fare. La battaglia noi l’abbiamo fatta, la legge Fornero si smonta, ad esempio. Se vince il cambiamento faremo in modo che la prossima manovra sia solo italiana, senza chiedere permesso a nessuno. Alla manovra do voto 7, perché è solo l’inizio del percorso”.

Nella giornata di sabato scorso, il governo ha posto la fiducia nell’Aula del Senato sul maxiemendamento alla manovra. A Palazzo Madama c’è stato il caos.  Nel tardo pomeriggio è arrivato il via libera della commissione Bilancio, ma il testo è stato votato solo dalla maggioranza. Tutta l’opposizione ha abbandonato la commissione. Le dichiarazioni di voto sulla fiducia posta dal governo sul maxiemendamento alla manovra nell’Aula del Senato sono iniziate intorno alle 23.30. La votazione sulla fiducia, di conseguenza, è iniziata dopo la mezzanotte.  Il capogruppo del Pd, Andrea Marcucci, ha spiegato: “La maggioranza ha deciso di andare avanti ad oltranza, fino a notte fonda. Per cui dopo che verrà approvata in Aula la proposta di calendario ci sarà una discussione generale che durerà 3 ore e mezza, visto che la maggioranza ha rinunciato ad intervenire in quella fase per guadagnare tempo. Dopo di chè si passerà alla chiama per approvare ogni cosa di notte”. Alla ripresa dei lavori dell’Aula, la presidente Elisabetta Alberti Casellati ha annunciato che le dichiarazioni di voto verranno trasmesse in diretta tv.

Dopo la votazione sul calendario dei lavori, si è scatenata la bagarre nell’Aula del Senato. La confusione era tale, con la protesta del Pd, che la presidente Elisabetta Alberti Casellati ha dovuto sospendere la seduta. Alcuni senatori del Pd hanno occupato i banchi del governo nell’Aula del Senato. La presidente Elisabetta Alberti Casellati li ha invitati ad allontanarsi e ha chiesto l’intervento dei questori. La senatrice Simona Malpezzi ha accusato la senatrice questore Laura Bottici (M5S) di “averle messo le mani addosso”. La senatrice Malpezzi ha reclamato: “Desidero che tutti siano garantiti qui”. Si è visto volare un fascicolo. La presidente Casellati ha puntualizzato: “Se c’è stato qualche atteggiamento offensivo sarà verificato. Io non l’ho visto ma lo verificherò nell’interesse della garanzia dei diritti di tutti”. Ai banchi del governo c’era il ministro dell’Economia, Tria, con un gruppo di sottosegretari. Il capogruppo del Pd Andrea Marcucci ha accusato la maggioranza di “squadrismo”, reclamando la sospensione della seduta, ed ha urlato “vergogna” alla presidente Casellati che ha posto in votazione il calendario senza sospendere la seduta. Poco dopo, mentre il Pd continuava a protestare, la seduta è stata sospesa.

Il Pd solleverà ricorso alla Corte Costituzionale. Lo ha annunciato nell’Aula del Senato il capogruppo del Pd, Andrea Marcucci: “Viste le gravissime violazioni dell’articolo 72 della Costituzione, il gruppo parlamentare del Pd esprime la volontà di sollevare ai sensi dell’art. 134 della Costituzione il ricorso diretto alla Consulta affinchè si pronunci sulla enormità che si sono compiute sotto i nostri occhi e sotto quelli del Paese da parte di questo governo violento che se ne frega dei diritti del Parlamento”.

Il via libera in Commissione è stato preceduto da proteste. I senatori delle opposizioni, davanti all’Ufficio del presidente della Commissione Bilancio, Daniele Pesco, hanno urlato: “Dateci un testo, vergogna, siete dei buffoni”.

Il testo, dopo diversi rinvii, nel primo pomeriggio, è arrivato in Commissione Bilancio per un passaggio che doveva essere poco più che formale. Ma prima dell’esame sono emersi diversi errori tecnici che hanno costretto governo, tecnici e il presidente della commissione Daniele Pesco a intervenire mentre le opposizioni chiedevano di vedere il testo.

Il voto di fiducia è arrivato intorno alle ore 2.30 di domenica mattina con 167 sì e 78 voti contrari, poi si è riunito il Cdm per nota di variazione e per l’approvazione di un decreto sulla regolamentazione degli Ncc stralciata dalla legge di bilancio. Il voto finale si è tenuto poco dopo le 3 con 163 voti favorevoli e 68 contrari.

Il testo della manovra è passato così in terza lettura alla Camera dove dovrebbe essere esaminato in Commissione il 27 dicembre ed in Aula il 28 e 29 dicembre per il via libera definitivo.

Nel frattempo, anche i sindacati sono scesi in campo contro la manovra. In una nota unitaria sul maxiemendamento approvato al Senato, Cgil, Cisl e Uil hanno espresso questo duro giudizio: “Una  legge di bilancio  sbagliata, miope, recessiva, che taglia ulteriormente su crescita e sviluppo, lavoro e pensioni, coesione e investimenti produttivi, negando al Paese, e in particolare alle sue aree più deboli, una prospettiva di rilancio economico e sociale. Per rispondere ad una impostazione di politica economica assolutamente sbagliata e che non recepisce le richieste della piattaforma unitaria, Cgil, Cisl e Uil sono pronte alla mobilitazione unitaria che culminerà con una grande manifestazione nazionale a gennaio”. I sindacati hanno aggiunto: “Per le modalità della sua approvazione, rappresenta una grave lesione alla democrazia parlamentare”.

Entrando nel merito i sindacati hanno continuato: “Si fa cassa con il taglio dell’adeguamento all’inflazione per le pensioni sopra i 1522 euro lordi al mese, il blocco delle assunzioni nella PA fino a novembre e le risorse, insufficienti, per il rinnovo dei contratti pubblici. Nessuna risposta sugli ammortizzatori e neppure sul versante fiscale per lavoratori e pensionati dove invece si sceglie di introdurre la flat tax e nuovi condoni. Una legge di bilancio che colloca per il 2020 e 2021 sulle spalle degli italiani un debito di oltre 50 miliardi in virtù delle clausole di salvaguardia, vincolando così anche per il futuro qualunque spazio per interventi espansivi che facciano ripartire il Paese. Un andamento che non risparmia, ma anzi infierisce di più sulle aree deboli del Mezzogiorno, come dimostra il drammatico ridimensionamento del cofinanziamento europeo per la convergenza territoriale. Quella voluta dal Governo è una Manovra che non qualifica la spesa, e umilia economia reale e competitività, schiaccia la centralità della buona occupazione e del lavoro nelle dinamiche di crescita e di coesione nazionale. Lasciare che la politica economica italiana sia ridotta a questo significa condannare il Paese al declino e alla definitiva rottura del suo tessuto sociale e produttivo. Cgil, Cisl e Uil non possono che condannare questo andamento ed esprimere il più forte dissenso a tale politica economica. Per questo il sindacato confederale, oggi unito in un fronte compatto di proposta sulla base di una piattaforma programmatica condivisa e sostenuta da decine di migliaia di lavoratori e pensionati annuncia l’apertura di una stagione di mobilitazione e di lotta nelle categorie e sui territori che culminerà con una grande manifestazione nazionale unitaria a gennaio. Nel testo approvato da Palazzo Madama non c’è il minimo sforzo per intercettare le urgenti e profonde necessità espresse dai territori, dal lavoro, dalle categorie più deboli. Di fronte alle enormi difficoltà dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati, dei giovani, si risponde con la logica assurda e incoerente delle spese correnti e dei tagli al capitale produttivo. Le risorse per gli investimenti, già limitate, sono drasticamente ridotte, bloccando così gli interventi in infrastrutture materiali e sociali, a partire da sanità e istruzione, necessaria leva per la creazione di lavoro, la crescita e la coesione sociale territoriale”.

Dal fisco alle pensioni, ecco tutte le principali misure della manovra:

‘Saldo e stralcio delle cartelle tra 2000 e 2017 per chi è difficoltà economica con Isee entro 20 mila euro’. Lo si legge nel maxiemendamento, che prevede l’estinzione dei debiti per omessi versamenti di tasse e contributi pagando il 16% con Isee non superiore a 8.500 euro, il 20% con Isee fino a 12.500 euro e 35% con Isee fino a 20mila euro. Il debito può essere pagato senza sanzioni e interessi, in un’unica soluzione, entro il 30 novembre del 2019 oppure in 5 rate con importi diversi rispetto alla prima versione.

Sono rinviate al 15 novembre 2019 le assunzioni a tempo indeterminato presso la Presidenza del Consiglio, ministeri, enti pubblici non economici, agenzie fiscali e università non potranno assumere personale a tempo indeterminato prima del 15 novembre 2019. Quelle nelle università vengono posticipate al primo dicembre, con l’eccezione dei ricercatori a contratto che potranno essere quindi assunti come professori nel corso del 2019.

Gli sconti per l’acquisto dei seggiolini antiabbandono saranno estesi anche nel 2020 con uno stanziamento di 1 milione di euro, analogo a quello introdotto per il 2019 nel corso dell’iter della manovra alla Camera. Lo prevede il maxiemendamento alla legge di bilancio bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato.

Per la tassazione è stato adottato il ‘modello Portogallo’ per richiamare dall’estero chi è già in pensione e decide di spostare la sua residenza nel Sud Italia. Nel maxiemendamento alla manovra ha trovato posto la flat tax al 7% per i pensionati residenti all’estero da almeno 5 anni che scelgano di venire, o tornare, nei piccoli Paesi sotto i 20mila abitanti di Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise, Puglia. Le entrate sono destinate all’istituzione di poli universitari tecnico scientifici nel Mezzogiorno.

Alla Rai andranno 80 milioni in 2 anni. Un contributo di quaranta milioni all’anno nel biennio 2018-2019. Le risorse dovranno servire a rispettare gli obblighi del contratto di servizio, compresa la programmazione digitale.

L’Iva agevolata al 4% per cracker e fette biscottate, si applicherà anche a pane e cracker contenenti destrosio, saccarosio, grassi e oli alimentari industriali ammessi dalla legge, cereali interi o in granella e semi, semi oleosi, erbe aromatiche e spezie di uso comune.  Il testo prevede che non si rimborsano imposte già pagate né è consentita alcuna variazione prima dell’entrata in vigore della legge di bilancio fissata per il 1° gennaio 2019.

Sale a 151 milioni il contributo alle famiglie che, a partire dal prossimo anno e fino al 2022, cambieranno tv o decoder per adeguarsi al nuovo standard DVB-T2 in vista dello switch off del digitale terrestre attualmente in uso, dovuto al trasferimento delle frequenze per il servizio di telefonia mobile 5G. Un simile incentivo era stato previsto anche nel passaggio al digitale concluso nel 2012

Il maxi fondo per gli investimenti da 9 miliardi in tre anni previsto dalla manovra diventa un mini fondo da 3,6 miliardi nel triennio. E’ quanto si evince dal maxiemendamento presentato in Senato. Nel 2019 il fondo istituiti presso il Mef ammonta ora a 740 milioni di euro (contro i 2.750 della versione originaria), nel 2020 a 1.260 milioni (da 3.000 milioni) e nel 2021 a 1.600 (da 3.300). In totale il taglio è di 5,4 miliardi.

La norma sugli Ncc inserita nel maxiemendamento alla manovra è costituita da diversi commi, di cui uno solo ha un costo di 1 milione di euro, da destinare all’istituzione di un archivio informatico. E’ quanto si evince dalla relazione tecnica al testo. La prima parte della misura, che introduce la nuova regolamentazione contestata in piazza dagli Ncc, ha invece ‘carattere ordinamentale e, pertanto, alla stessa non si ascrivono effetti finanziari a carico della finanza pubblica’, specifica la relazione. Il governo ha tuttavia deciso di eliminare l’intero pacchetto, con uno stralcio.

Vedremo, tra pochi giorni cosa avverrà in Aula a Montecitorio. Non si escludono altre tensioni tra maggioranza ed opposizione, ma molto probabilmente ci sarà la definitiva approvazione della finanziaria con le conseguenze immaginabili di peggioramento sociale ed economico per il Paese.

Salvatore Rondello

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