domenica, 29 Novembre, 2020

La minaccia del voto, arma spuntata per Netanyahu

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L’aut aut di Benjamin Netanyahu “O me o il voto” rischia di rivelarsi un’arma spuntata dopo l’ufficializzazione all’interno del Likud di una candidatura alternativa alla sua leadership. Giddeon Sa’ar che era rimasto dietro le quinte per alcuni giorni ha gettato la maschera annunciando ufficialmente che si candida alla guida del partito proprio in sostituzione di Netanyahu.

Lo ha fatto per sbloccare una situazione che avrebbe portato inevitabilmente a nuove elezioni anticipate (le terze in un anno). Lo ha fatto senza criticare l’attuale Premier, senza attaccarlo per la messa in stato d’accusa per corruzione ma per offrire una sponda a chi come Benny Gantz, leader di Blu e Bianco, il partito vincitore delle ultime elezioni, aveva tentato di formare un Governo con il Likud trovando però l’opposizione di Netanyahu che aveva messo come condizione la sua riconferma a Capo del governo. Nonostante questo approccio tutto politico Giddeon Sa’ar è stato additato come un traditore dai fedelissimi di Netanyahu, ma ha aperto un confronto all’interno del Likud dove per la prima volta il monarca assoluto che è alla sua guida è stato contestato. Quella di Sa’ar non sembra una mossa di uno sprovveduto. Il Paese ha bisogno di un Esecutivo e di una governabilità che permettano di affrontare con autorevolezza  i problemi della sicurezza a maggior ragione dopo la vera e propria guerriglia con lancio di missili che si è sviluppata sulla striscia di Gaza e che ha portato alla morte di numerosi civili  palestinesi. Inoltre vi è  da affrontare il problema degli insediamenti dei coloni israeliani con l’Onu che ha dichiarato illegittima la loro annessione decisa invece da Netanyahu e in generale vi sono da rafforzare le relazioni internazionali con Usa e Russia che vogliono avere interlocutori legittimati da un voto del Parlamento.

Con una Turchia che con le dichiarazioni del suo Presidente Erdogan specula su questa situazione incerta politicamente aumentando le sue minacce. Un altro elemento che non gioca sicuramente a favore di Netanyahu è il fatto che molti parlamentari appena eletti dovrebbero in caso di nuove elezioni rimettersi in gioco affrontando le incognite di una nuova campagna elettorale. Anche il tentativo di Netanyahu di rilanciare una sorta di nazionalismo esasperato presentandosi come l’unica garanzia per fronteggiare decisamente e adeguatamente le insidie  di un conflitto con il mondo arabo  è stato vanificato dalla dichiarazione di Gantz di totale condivisione dell’ intervento missilistico a Gaza. Anzi queste dichiarazioni sono sembrate un chiaro segnale per Giddeon Sa’ar che se dovesse riuscire nel suo tentativo di prendere la guida del Likud avrebbe la strada spianata per formare un Governo con Blu e Bianco al quale si unirebbe probabilmente anche la destra di Lieberman. Tutto sarebbe naturalmente facilitato da un passo indietro di Netanyahu con la soddisfazione a questo punto anche del Presidente della Repubblica Rivlin  a cui in caso contrario non resterebbe che indire nuove elezioni.

Alessandro Perelli

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