mercoledì, 8 Aprile, 2020

La minoranza assoluta

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Al Senato qualcosa succederà. Per quanto mi riguarda proporrò alla direzione del Psi, che si riunirà mercoledì, di non approvare, se non interverranno mutamenti sostanziali, il disegno di legge sulla riforma elettorale. Il testo non è rispettoso delle più elementari norme di democrazia. Sgombro il campo dalla vicenda degli sbarramenti per i piccoli partiti. Non dobbiamo farne una questione di autotutela della nostra specie. Tra l’altro non tutelata neppure a fronte della mancanza di sbarramenti. Il problema è la democrazia. Renzi sostiene che con la legge BR si può sapere la sera delle elezioni chi ha le ha vinte e a chi assegnare il governo del Paese. Peccato che si vinca col 37 per cento, e con una percentuale più bassa si vada al doppio turno. Se il popolo italiano non assegna a nessuno la vittoria e sceglie dunque che nessuno comandi da solo, fa lo stesso. Bisogna che qualcuno comandi da solo alla faccia dell’orientamento popolare. Si potrebbe ottenere lo stesso risultato sostituendo le elezioni con una gara di bussolotti.

È assurdo. Non esiste in nessun paese del mondo questa clausola della vittoria assoluta. Per di più da assegnare a una minoranza, la minoranza assoluta. E poiché esistono gli sbarramenti, come più volte è stato ricordato, si può vincere anche col 20 se l’altro diciassette è suddiviso tra liste che non arrivano al 4,5 per cento. Dal 20 si può passare direttamente al 53, peggio della legge Acerbo del 1923 che pretendeva almeno il 25. Gli sbarrati sono talmente generosi e fessi che non solo non hanno diritto ai seggi, e questo ci sta, ma regalano i loro voti al partito che supera lo sbarramento. Che bello. Se io voto la lista A il mio voto va alla lista B. E manco me lo fanno sapere. E’automatico. Non è democratico scippare il voto a un altro. O si? Restiamo alla minoranza assoluta che arriva col premio al 53 per cento e governa da sola. Si dice: ma anche in Inghilterra e in Francia, dove esistono l’uninominale secco e a doppio turno, e così. No, affatto. Tanto che in Inghilterra, dove conservatori e liberali sono costretti a governare insieme, non è affatto scontata la vittoria di una lista. E in Francia può capitare che nessun partito o coalizione vinca da sola e sia costretta a nuove alleanze al secondo turno. E poi in Francia non c’è il doppio turno di coalizione, ma di collegio. Cioè nei collegi dove i singoli candidati non arrivano al 50 per cento al primo turno si va al secondo, poi i conti li fai alla fine. Invece in Italia introducono il secondo turno di coalizione nazionale, se nessuno ha raggiunto il 37. Mi pare un tantino differente. E per di più al secondo turno non si possono creare coalizioni diverse dal primo, contrariamente a quanto avviene in Francia, ma anche per l’elezione dei sindaci. Veramente originale, irrazionale, senza precedenti.

Secondo tema. Esistono ancora le liste bloccate. Poiché la Corte ha parlato di liste bloccate lunghe e le ha bocciate si sono inventate le cosiddette liste bloccate corte. Che bloccate sono. Che vi siano dieci candidati o quattro cosa cambia? O mangi la minestra o salti dalla finestra. Ma, dicono, le preferenze sono fonte di corruzione. Fanno finta di dimenticare che: le preferenze esistono per le elezioni comunali, per quelle regionali, per quelle europee. Solo le elezioni politiche sono corruttibili? Ma ci prendono in giro? Ho l’impressione di si. La verità è che i capi partito vogliono continuare a scegliersi i parlamentari. Alla faccia del rispetto per la volontà popolare. E noi dovremo sorbisci ancora e non si sa per quanto tempo il Parlamento dei nominati. Ma non è pazzesco? Ma non è antidemocratico? E noi questa roba dovremmo anche votarla? No, no, no e poi no. Scusate se non mi sono fatto capire.

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