venerdì, 27 Novembre, 2020

La morte di Zawahiri e al Masri duro colpo per al Qaeda

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Ayman Muhammad al Zawahiri, terrorista egiziano, dal giugno 2011 a capo di al Qaeda, sarebbe morto, per cause naturali, un mese fa nel suo covo, situato in Pakistan. La notizia, di fonte siriana, non è da poco. Zawahiri  aveva preso il posto di Osama Bin Laden, saudita, fondamentalista islamico sunnita, fondatore dell’organizzazione e rimasto ucciso nel corso di un’azione militare della Cia e dei reparti antiterroristici americani nel maggio 2011. In un video si era impegnato a continuare l’ azione di Bin Laden. Su di lui gli USA avevano messo una taglia di 25 milioni di dollari per chiunque fornisse informazioni utili alla  cattura. Era ricercato per le bombe messe nelle ambasciate americane in Tanzania e in Kenia. Faceva parte del gruppo di vertice che aveva deciso e organizzato  gli attacchi criminali dell’11 settembre 2011. Mentre  Bin Laden si era fatto conoscere per la violenza e il sadismo del suo operato, Zawahiri era soprattutto un riferimento ideologico.

 

Divulgava lunghe lezioni di teologia estremista ed era considerato un vero capo spirituale, lui, medico e oltre all’arabo con buona conoscenza delle lingue francese e inglese che comunque guidava la sanguinosa organizzazione. Era rimasto uno dei riferimenti dello Stato islamico che aveva avuto origine dai movimenti jihadisti in Siria e Iraq e che aveva costituito  fino a poco tempo fa una vera minaccia per le sue conquiste territoriali e la ferocia delle sue leggi. Al Qaeda, attraverso le sue cellule ha continuato in questi anni a dominare la scena dell’estremismo islamico in vari Paesi ma è soprattutto in Afghanistan che le sue azioni si sono ultimamente intensificate proprio per scongiurare l’accordo che gli Usa hanno raggiunto con i talebani e che prevede il ritiro delle truppe straniere.  Far fallire questo accordo rimane l’obbiettivo principale  degli oltranzisti jihadisti che sostengono che gli americani debbano semplicemente andarsene essendo stati sconfitti sul territorio e che sono contrari al fatto che i talebani contrastino l’espansione dello Stato islamico.  La morte di Zawahiri lascerebbe indubbiamente un vuoto che non si sa ancora da chi sarà ricoperto ma soprattutto andrà verificata la strategia futura dell’organizzazione terroristica. Oltre ai gruppi sparsi in Siria e Afghanistan, sono da attribuire al fanatismo di al Qaeda gli attentati criminali in risposta alla pubblicazione della vignetta sul settimanale francese Charlie Hebdo e in genere una attività di proselitismo in vari Paesi europei.

 

Ma oltre alla probabile morte di Zawahiri, al Qaeda deve registrare l’uccisione a Teheran, da parte di agenti del servizio segreto israeliano del Mossad, di uno dei suoi capi più influenti Abdullah al Masri.  Israele gli dava da tempo la caccia dopo l’attentato all’hotel Paradise di Nairobi di proprietà israeliana e dopo il lancio di alcuni razzi su un aereo che dalla capitale keniota stava decollando per Tel Aviv. Un altro duro colpo  per gli estremisti islamici che rende il quadro futuro dell’organizzazione ancora più incerto

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