domenica, 26 Maggio, 2019

La mortificazione della scuola e degli insegnati

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Tanti sono i governi che si sono succeduti negli ultimi anni, e ognuno si è sperticato nelle promesse di riforme scolastiche fantasmagoriche che hanno sempre partorito un topolino.
Anche questo esecutivo non fa eccezione, ma a differenza dei predecessori non ne parla nemmeno; non promette, però poco dopo il suo insediamento ha tagliato subito parecchi milioni e, dopo tanto penare di maestri e professori, dato il via ad un miserevole aumento di pochi euro al mese. Sì, pochi euro nel senso che sono pochi davvero: neanche dieci, miserabili e offensivi, euro lordi.

Eppure la categoria degli insegnanti dovrebbe essere retribuita in maniera molto più decorosa. Come possiamo pensare di continuare a mortificarla in questo modo?!
Un Paese che non investe massicciamente sulla scuola è destinato al fallimento, così come noi siamo falliti. Falliti moralmente e socialmente. Più propensi a comprare il telefonino al bambino, avere il reddito di cittadinanza che a ribellarci per migliorare il mondo della scuola che conta solo sulla responsabilità e passione di tutti i maestri e professori del Paese.

Il futuro dei nostri ragazzi e del nostro Stato poggia le sue fondamenta sulla preparazione di quella che un domani sarà la nostra classe dirigente. Perché non agire su questo fronte in maniera decisa e senza più indugi?
Perché costringere decine di migliaia di insegnanti a spostamenti migratori per conquistare quel punteggio che un giorno, magari, possano toglierli dalla posizione di precariato?

Ma chi sono questi sciattoni dello Stato i quali una mattina decidono che una maestra di Caserta deve insegnare a Roma e costringerla a stare fuori casa per 16 ore al giorno? Sapendo benissimo che il trasloco dell’insegnate è impossibile per questioni economiche e soprattutto perché è precaria. Ma anche ipotizzando che sarebbe in condizione di farlo, sarebbe costretta in poco tempo ad un altro trasloco ancora per via dell’ennesimo trasferimento. E dopo quello, forse un’altro ancora.

La scuola è la prima risorsa di un Paese, non solo per la sua crescita economica immediata, ma anche perché l’edilizia scolastica di cui tanto si parla purtroppo negli ultimi anni non ha fatto grandi passi avanti. Sono centinaia, infatti, le scuole insicure e nessun tecnico comunale, se interpellato, apporrebbe la sua firma sulla sicurezza di molti istituti.
Quindi con l’edilizia scolastica, si produrrebbe ricchezza in tutti i territori italiani. Il rifacimento degli istituti scolastici consentirebbe una distribuzione del lavoro nei comuni e provincie in crisi.

Qualcuno eccepisce che ci vorrebbero una montagna di soldi e che quindi sarebbe impossibile realizzare il progetto. Non sono d’accordo, in questo caso sarebbe un investimento produttivo e culturale che produrrebbe, in tempi accettabili, ricchezza al Paese. È in casi come questi che in un prossimo futuro varrebbe la pena scontrarsi con l’Europa, la quale, peraltro, potrebbe autorizzare persino lo sforamento.

Sogno? Vaneggio? Forse, ma solo un Paese che investe nella scuola investe nella sua futura classe dirigente e quindi nella crescita dello Stato. La crescita esponenziale dell’ignoranza è parte attiva invece della regressione di un Paese. Non può esserci che questo futuro, anzi l’assenza dello stesso – un non-futuro -, se continueremo a non riconoscere alla scuola e agli insegnanti l’autorevolezza e l’importanza che gli spettano.

Angelo Santoro

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