venerdì, 30 Ottobre, 2020

La mossa di Dukanovic per modernizzare il Montenegro

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Finora si è rivelata scarsa l’attenzione dei media per le prossime elezioni politiche di domenica 30 agosto in Montenegro ma questo appuntamento potrebbe rivelarsi storico per il Paese. Per la prima volta dopo 30 anni, dal 1990 anno in cui fu introdotto il multipartismo, Milo Dukanovic e la sua élite politica che hanno governato indisturbati, potrebbero perdere. L’inossidabile Presidente della Repubblica e già Premier della piccola Repubblica balcanica ha percorso un lungo cammino politico che lo ha portato dai vertici del partito comunista alla fondazione di un partito socialdemocratico a una politica di stampo liberale con ampio spazio per le privatizzazioni con una costante:quella della conservazione del potere. E anche con un notevole fiuto politico che gli ha consentito di rafforzarsi internamente quando nel 2006 ha guidato il referendum per l’indipendenza dalla allora Federazione della Serbia e Montenegro e successivamente schierandosi risolutamente a favore dell’ingresso nell’Unione Europea, di cui tra non molto raggiungerà i requisiti richiesti per l’adesione ufficiale tra l’altro introducendo già l’euro come valuta del Paese, primo nell’area balcanica. Fiuto politico anche in politica estera staccandosi al contrario della Serbia dall’orbita russa, pur mantenendo solidi legami per l’arrivo massiccio di capitali legati allo sviluppo turistico anche se spesso tacciati di infiltrazioni mafiose. E che dire dell’ultima capriola consistita nell’ingresso nella Nato, che in Montenegro possiede ora basi strategicamente molto importanti e del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo che lo ha portato su posizioni apertamente filo-atlantiche pur lasciando alla Serbia l’ utilizzazione dello sbocco al mare del porto di Bar naturalmente dietro corresponsione di adeguate risorse. Dukanovic ha saputo muoversi molto bene in questi anni ma forse, nonostante gli debba essere riconosciuta una notevole astuzia e cultura politica, fra pochi giorni, nelle elezioni politiche, giocherà una partita dagli esiti incerti. I sondaggi indicano che i margini del consenso tra le forze politiche lasciano intravedere una prova elettorale molto equilibrata.
La carta che intende giocare è stata scelta anche questa volta con intelligenza: è riuscito a trasformare la decisione, presa dal Governo, di nazionalizzare alcune proprietà immobiliari della Chiesa ortodossa, che nelle scorse settimane ha provocato nutrite manifestazioni di protesta a Podgorica, in una battaglia per l’indipendenza del Montenegro. Cercando nuovamente, come nel referendum del 2006, i consensi dei montenegrini su un tema che sta particolarmente a cuore alla popolazione non di origine serba. Una carta rischiosa ma sulla quale si giocherà il futuro e il rinnovamento di un Paese dove ancora sono presenti sacche di povertà e dove l’opposizione imputa a Dukanovic di aver svenduto all’ estero i patrimoni naturali del Montenegro, di essersi arricchito e di aver favorito la corruzione. Con una società civile e i giovani che vorrebbero il cambiamento e un’alternanza a livello amministrative e politico. Domenica 30 agosto si vedrà se Dukanovic ancora una volta confermerà il suo potere magari con una nuova alchimia e alleanza o se il Montenegro scriverà un capitolo nuovo.

Alessandro Perelli

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