venerdì, 7 Agosto, 2020

La musica d’arte
dal punto di vista
della globalizzazione

0

Musica classicaIl piccolo Mozart, Franz Liszt o Fryderyk Chopin giravano l’Europa – a quei tempi il mondo – suonando e presentando le proprie composizioni. Cosa c’era di diverso dalla tournée di un grande artista di oggi che invece di limitarsi all’Europa comprende, tra le sue tappe, anche il Giappone, gli Stati Uniti o l’Argentina?

La risposta è ovvia, il mondo si è allargato… oggi Mozart si esibirebbe tanto all’Opera di Vienna quanto al Metropolitan di New York o al Colón di Buenos Aires. In sostanza, per quel che riguarda il fare musica (dove per fare si intende il processo creativo e la possibilità di diffondere l’arte musicale) nulla è cambiato rispetto al passato eccetto il punto di vista che attiene alla sua commercializzazione.

Oggi in effetti, sono stati applicati alla musica d’arte gli stessi meccanismi di vendita usati per la musica commerciale. Una volta il concerto costituiva il momento fondamentale del fare musica, era il momento decisivo in cui una composizione o un’interpretazione veniva condivisa con gli ascoltatori e quindi sottoposta anche ad un giudizio di merito. Dagli anni ’80 del secolo scorso sono stati applicati alla musica da concerto gli stessi meccanismi di diffusione e commercializzazione della musica popolare per la quale, invece, il concerto non è in sé ma è piuttosto un evento finalizzato alla promozione di un prodotto (per esempio di un CD).

Il processo di applicazione delle stesse modalità commerciali della musica popolare alla musica d’arte porta ad un’esasperazione del tentativo di vendita del prodotto; a volte quest’esasperazione raggiunge perfino la mistificazione di alcuni personaggi a scapito, purtroppo, di un più ampio spazio di possibilità nel quale potrebbero esprimersi diversi pensieri e diverse proposte artistiche. La globalizzazione allora, è davvero sempre sinonimo di apertura di nuovi orizzonti e nuove opportunità? Forse, riguardo alla creatività e alla possibilità di espressione artistica, non rappresenta un fenomeno di incremento ma piuttosto di riduzione degli spazi d’arte.

Karen Odrobna Gerardi

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply