lunedì, 6 Aprile, 2020

Europee, una questione di famiglia

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PES-Socialisti-NenciniLa questione dell’adesione alla famiglia del socialismo europeo non è più rinviabile. Questo il messaggio che il presidente del consiglio, Enrico Letta, ha lanciato durante la direzione nazionale del PD. Un messaggio forte e chiaro, quello di Letta, che sottolinea come l’adesione al PSE rappresenti una «scelta della quale bisogna essere protagonisti» perché il «futuro passa attraverso i due campi, quello del socialismo europeo e quello dei popolari europei, e chi rimane fuori, così come chi rimane sull’uscio, non conterà nulla».

In casa democratica, dunque, Letta chiarisce che la strada da seguire va ben oltre i confini nazionali e porta in Europa. Un’indicazione chiara di un programma chiaro. Perché, se è vero che i problemi e le riforme in Italia sono urgenti, è altrettanto vero che non è possibile pensare ad una soluzione che sia tutta nazionale. Lo stesso Capo dello Stato Napolitano aveva parlato della necessità di un cambio di rotta rispetto all’austerity.

Il segretario socialista Riccardo Nencini, commentando i lavori della direzione del PD, ha ribadito la necessità politica di lavorare alla costruzione di una forte coalizione di centrosinistra, sottolineando la centralità del prossimo congresso del PSE organizzato da PSI e PD a Roma: «Il leader c’è, ma manca ancora la coalizione. È urgente costruirla e l’occasione potrebbe essere il congresso del PSE. Possiamo invitare in quella sede come osservatori Scelta civica e Sinistra ecologia e libertà e aprire un cantiere che a partire dall’Italia coinvolga la sinistra riformista e i liberaldemocratici».

In questo quadro, dunque, Letta vuole portare sul tavolo del semestre europeo dei risultati concreti e un’immagine dell’Italia che si rimbocca le maniche: «Abbiamo una grande opportunità nel 2014. Oggi è raggiungibile perché si sono create le condizioni per poterla raggiungere: uscire quest’anno dalla crisi sociale. Il mio impegno c’è tutto».

Forse un messaggio a chi continua a bombardare il governo tenendolo prigioniero della questione delle riforme. Che si facciano, dice il presidente del Consiglio perché si deve « arrivare al voto europeo con in tasca il risultato della riforma della legge elettorale e almeno l’avvio della riforma del bicameralismo»

Un messaggio che Letta lancia a Renzi, che continua a non voler decidere, e ad attaccare il governo, di cui pure è l’azionista di maggioranza, senza sporcarsi le mani, soprattutto dopo aver forzato la situazione con l’accordo “BR” sulla legge elettorale: il presidente del Consiglio ha riaffermato il suo «impegno e convinzione che i temi delle riforme e della risposta alla crisi, debbono stare legati, collegati a un gioco di squadra».

Ma, il neosegretario PD sembra non volerne proprio sentire di gioco di squadra e, retorica del “siamo tutti uniti” a parte, pare voglia continuare a ‘fare l’indiano’: «Penso che l’idea che uno vince il congresso e il giorno dopo chiede di avere un governo più assomigliante a se stesso, sia un meccanismo che avesse un senso solo nella Prima Repubblica e non adesso». Parole che sembrano puntare più che altro ad un effetto comunicativo e che continuano ad eludere la domanda se sia pronto o meno ad assumersi le sue responsabilità.

Lo stesso Letta, del resto, ha ricordato la difficoltà della situazione politica e di governo scaturita dal risultato delle elezioni del febbraio dello scorso anno: difficile pensare che in uno scenario simile bastino tweet e primarie per far quadrare i conti.

Roberto Capocelli

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