sabato, 11 Luglio, 2020

La nuova peste?

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No, il coronavirus, o Cv-19, non farà le vittime delle pestilenze dei secoli passati e neppure della “spagnola” che si diffuse anche in Italia nel 1918 e che ne seminò di più della prima guerra mondiale. Eppure, noi che siamo così lontani, rispetto al passato, dal sentimento della morte, lo temiamo. E giustamente, anche perché, essendo sconosciuto, questa malattia-fantasma pare avere attecchito anche in Italia. Due morti, alcuni (tra i quali i due cinesi infettati per primi) invece perfettamente guariti. Si tratta di un morbo che é letale solo in misura minima e solo, a quanto pare, per pazienti anziani, che non attacca i bambini, almeno così viene illustrato coi dati alla mano, che può incunearsi subdolamente, ma senza neppure farsi avvertire, in ciascuno di noi. Eppure é un morbo che ci spaventa come ci spaventano le zone oscure e non comprensibili della coscienza, i misteri che ancora non riusciamo a decifrare. L’idea di una nuova pestilenza mondiale ci coglie impreparati, in epoca tecnologico-digitale, proprio mentre riusciamo a sconfiggere le malattie più gravi, a praticare trapianti di cuore e di fegato, a immaginare addirittura di sostituire i cervelli e di far rivivere la memoria della persone. Rassegnarci ai dettami della peste bubbonica, sia pure con evidenti minori conseguenze, rappresenta un salto nel buio verso il passato che non possiamo accettare. I casi accertati tra Lombardia, Veneto ed Emilia, paiono oggi vicini ai 50 e sono destinati a salire. Sono morti un anziano della provincia di Padova e una donna della provincia di Lodi, già in ospedale quando era stato visitato paziente 1, il trentottenne di Codogno, cui é stato accertato il virus e che avrebbe cenato con un amico di ritorno dalla Cina, probabile paziente zero. Si stanno svolgendo tutte le indagini del caso per sapere se effettivamente quest’ultimo sia l’agente importatore del virus, anche se al tampone è risultato negativo. E qui certo entra in scena il professor Burioni, il virologo più famoso e importante, che si é lamentato perché la sua proposta, quella di mettere subito in quarantena tutti coloro che provenivano dalla Cina, non sia stata subito accolta e messa in pratica. Non basta un esame, se il soggetto é clinicamente guarito e ha contratto il virus in forma lieve e senza accorgersene o se il cosiddetto Covid-19 l’ha colpito più tardi: occorre un periodo di isolamento per evitare il contagio. Questa critica Burioni l’ha voluta rivolgere al governo e agli altri medici che hanno evidentemente sottovalutato la situazione e l’hanno accusato di allarmismo. E’ evidente che se effettivamente si tratta di un percorso credibile (una parente di paziente zero è stata colpita dal virus) allora non si é fatto quel che si doveva per impedirne la diffusione. Bastava mettere paziente zero in quarantena e tutto finiva lì. Parole che servono oggi a poco, però, per combattere la diffusione del corona virus che appare purtroppo inevitabile. Risultano contagiati amici e parenti, medici e infermieri (la cosa peggiore é rivolgersi ai pronto-soccorso degli ospedali col sospetto di avere contratto il virus e con la conseguenza di infettarne non solo il personale, ma anche altri degenti). Interi paesi sono stati posti in assoluto isolamento, tra il lodigiano, il piacentino, il cremonese e il padovano. Che ci sia un altro focolaio in Veneto o che questo sia identico a quello del lodigiano non é dato, al momento, sapere. Quel che é chiaro é che la catena di Sant’Antonio del virus si é messa in circolo. Il trentottenne di Codogno é un dipendente di un’azienda privata e uno sportivo e ha nel frattempo partecipato a due gare podistiche e a due partite di calcio, mentre il manager che proveniva dalla Cina lavora con decine di dipendenti. Tutte e due le aziende, di Casalpusterlengo e di Fiorenzuola d’Arda, sono state chiuse. E con esse le scuole, le attività commerciali, mentre sono state sospese tutte le attività culturali e sportive nelle zone del virus. Basterà a fermarlo? Quel che si dovrebbe evitare usando il cervello é, oltre al panico e a manifestazioni irrazionali di paura, un certo razzismo anti cinese che sta affiorando dall’Ucraina a Torino. La malattia non ha sfondi razziali. E il pericolo non viene da chi ha la pelle più gialla. I cinesi che vivono in Italia sono assai meno pericolosi degli italiani che provengono dalla Cina. Bisognerebbe rendersene conto tutti.

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

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