mercoledì, 18 Settembre, 2019

La Palestina all’Aja accusa
Israele di crimini di guerra

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Gaza-bombardamenti-AiaIl 2014 si chiude male per gli sviluppi della crisi israelo-palestinese e il 2015 comincia forse anche peggio.

Negli ultimi giorni dell’anno appena chiuso, il Consiglio di sicurezza delle nazioni Unite aveva affondato una risoluzione presentata, a nome della Lega Araba, dalla Giordania che prescriveva il ritiro dell’esercito israeliano dai Territori Occupati nei confini pre-guerra del ’67, compresa Gerusalemme est. Contestualmente alla bocciatura, l’Autorità Palestinese aveva fatto sapere di essere pronta a sottoscrivere (2 gennaio 2015, ndr) l’adesione alla Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aja e che subito dopo (avverrà formalmente il 1 aprile, ha fatto sapere Ban Ki Moon, ndr) avrebbe sollevato l’accusa di crimini di guerra nei confronti di Israele.

L’Anp ha depositato i documenti per accedere a 14 convenzioni e trattati tra cui il Trattato di Roma, che consente l’accesso alla Cpi, venerdì scorso. La mossa palestinese ha provocato reazioni molto dure da parte del Governo israeliano che si sono tradotte subito nel congelamento del trasferimento di circa 100 milioni di euro di dazi doganali dovuti all’Anp.

La decisione palestinese inquieta fortemente il governo israeliano perché la Corte penale dell’Aja potrebbe condannare i vertici dello Stato ebraico per quanto avvenuto l’estate scorsa e in particolare per i bombardamenti eseguiti su Gaza nell’operazione militare ‘Margine di sicurezza’ in risposta al lancio di missili Kassam. Il bilancio della rappresaglia israeliana venne comunemente giudicata come irragionevole e ingiustificata per la sua estensione e durezza. Dopo 51 giorni di combattimenti a Gaza, ai primi di settembre secondo i dati dell’Unicef, si contavano infatti 2.141 morti tra la popolazione di Gaza, di cui due terzi civili e 536 bambini; oltre 10 mila feriti, di cui 3.106 bambini; 17 mila case distrutte; terre coltivabili spazzate via e industrie rase al suolo. Dall’altra parte, si registrava la morte di 66 soldati israeliani e di 5 civili (tra cui un bambino).

Un bilancio che peserà e molto sulla Corte internazionale quando dovrà giudicare la richiesta dell’Anp e che potrebbe portare, in caso di condanna, a conseguenze estremamente spiacevoli per Israele, non solo sul piano dell’immagine, ma concretamente nei confronti dei suoi vertici, compresa la possibilità di un arresto nel momento in cui entrassero in uno dei Paesi che aderiscono alla convezione internazionale.

Siamo dunque di fronte ad un pesante aggravamento dei rapporti diplomatici tra palestinesi e israeliani, e non è un caso se l’iniziativa di Abu Mazen, presidente dell’Anp, sia stata fortemente osteggiata dagli Usa perché vista come un ostacolo al raggiungimento di un accordo di pace.

Ma cosa ha portato a questo ulteriore peggioramento? Certamente da parte palestinese vi è la sensazione che le iniziative diplomatiche internazionali siano finora servite a poco e che anzi vengano utilizzate dal governo di Nethanyau per guadagnare tempo mentre prosegue nella politica dei ‘fatti compiuti’ da cui è sempre più difficile tornare indietro. E tra questi al primo posto c’è la crescita continua e ininterrotta degli insediamenti dei coloni nei territori Occupati.

Nel corso del 2014 – scrive l’Agenzia Infopal riportando i dati di un report ufficiale israeliano – oltre 15mila israeliani si sono spostati in insediamenti nella Cisgiordania sotto assedio. “I dati emessi dal ministero dell’Interno israeliano mostrano che la Giudea e la Samaria (nomi ebraici per Cisgiordania) attualmente ospitano circa 400 mila israeliani, e dimostrano che l’insediamento in Giudea-Samaria è un fatto irreversibile”, ha dichiarato venerdì scorso l’ex presidente dello Yesha Council, Dani Dayan. Lo Yesha Council è un’organizzazione-ombrello per i consigli municipali degli insediamenti della Cisgiordania. Secondo Dayan, il numero di coloni ebrei in Cisgiordania è salito a 15mila dal 2013. Alcuni israeliani sembra preferiscano vivere negli insediamenti cisgiordani, piuttosto che nelle città israeliane, per i bassi costi delle abitazioni e dei molti privilegi garantiti dalle politiche pro-colonie del governo. I dati resi noti da Dayan non comprendono quegli israeliani che vivono negli insediamenti a Gerusalemme Est, il cui numero ammonta a oltre 200 mila.

L'occupazione israeliana in Cisgiordania e Gaza, con la linea di confine del '49, i territori dell'ANP con le zone e gli insediamenti sotto contrrollo israeliano, il Muro e le strade rpincipali.

L’occupazione israeliana in Cisgiordania e Gaza, con la linea di confine del ’49, i territori dell’ANP con le zone e gli insediamenti (▲) sotto controllo israeliano, il Muro e le strade principali.

E questo degli insediamenti potrebbe essere il secondo fascicolo che l’Anp aprirebbe all’Aja contro Israele. Il capo negoziatore palestinese, Saeb Erakat, ha confermato – sempre secondo Infopal – che Gaza sarà uno dei casi riportati alla Corte, ma ha anche affermato che ci sarebbe stato un fascicolo messo insieme sulla costruzione di colonie israeliane nei territori sequestrati a partire dalla ‘Guerra dei sei giorni’, nel 1967. “I fascicoli principali – ha affermato Erakat – saranno l’aggressione contro Gaza e la colonizzazione, dato che questo è un crimine continuo”.

Armando Marchio

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