martedì, 11 Agosto, 2020

La parola al Parlamento

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Il Parlamento deve ritornare ad avere l’ultima parola su tutti gli atti del Governo. O quantomeno avere la possibilità, costituzionalmente garantita, di esprimersi. Con la proroga dello Stato di emergenza – che sia della durata di sei mesi o tre – il Premier Conte potrà ancora fare uso dei DPCM, strumento utile e obbligato nella prima fase dell’emergenza che richiedeva tempestività e decisionismo in una fase in cui persino il voto del parlamento era stato messo in discussione dall’impossibilità dei parlamentari di potersi riunire.

Ma oggi, dopo quattro mesi e in una fase in cui il Governo sta costruendo le basi programmatiche per la ripartenza economica e sociale, il Parlamento non può essere escluso dalla prerogativa legislativa e di controllo sugli atti del governo e sulle funzioni di indirizzo politico, che gli sono proprie da sempre. Qualcuno sostiene che Conte e il Governo abbiano imboccato la strada illiberale, in stile Orban, del ‘faccio come mi pare’, aggirando il vincolo del parere delle forze politiche parlamentari. Ma nella fase in cui ci troviamo – della programmazione e della ripartenza – è necessario coinvolgere e responsabilizzare tutte le forze politiche affinché si proceda con la maggiore unità possibile.

Nei prossimi mesi il Governo e il Parlamento dovranno affrontare scelte difficili, a partire dal nuovo Piano Nazionale delle Riforme, alla decisione sull’attivazione del Mes, alla gestione dei fondi europei del Recovery Found. C’è la possibilità di ridisegnare una nuova Italia e di fare le riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno. Le discussioni su questi temi non possono essere appannaggio di pochi ma saranno decisive e incisive solo se verranno messe in atto attraverso la condivisione e il dialogo.

Enzo Maraio

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