mercoledì, 3 Giugno, 2020

La politica ai tempi del coronavirus

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Me ne rendo conto da solo: non è un colpo di scena creativo parafrasare il noto titolo di Marquez per fotografare la situazione del nostro Paese, ora. E peraltro, mediante una citazione pure imprecisa e arbitraria: l’amore ai tempi del colera c’era eccome, permanente, lungo decenni…
La politica invece, ora, in Italia, sembra del tutto scomparsa.
Non essendo un grillino non amo né dietrologie,né complottismi: non penso infatti che il virus sia stato creato da qualche scienziato al soldo di Conte che, dalle cantine di Palazzo Chigi, abbia diffuso il Corona con lo scopo di sviare le attenzioni dell’opinione pubblica da un governo traballante e clamorosamente appassito (se mai c’è stato qualcuno che seriamente abbia mai pensato ad una possibile sua “fioritura”).
Certo è però che, in tempo di corona virus la politica è ormai latitante dai principali mezzi di informazione. Io non so, non essendo un scienziato, se il virus sia una specie di influenzona o qualcosa di molto serio.
Quello che so è che, per esempio, grazie al dirottamento dell’attenzione pubblica su un’epidemia che non c’è, in Parlamento è passata, nel silenzio colpevole della stampa e nell’inconsapevolezza più totale dell’elettorato, una delle leggi più liberticide, una delle manovre più autoritarie che il nostro Paese abbia mai conosciuto: fine della prescrizione, processi eterni e aumento infinito della possibilità di intercettare e spiare (anche grazie a tecnologie avanzate come il virus trojan nei telefonini) ogni cittadino. Una situazione che ricorda molto da vicino il film “Le vite degli altri” ambientato nella Germania dell’Est, leggi Stasi. L’oleosità dell’amuchina, che sembra essere diventata merce di gran valore per combattere l’epidemia che non c’è, ha contribuito a far scivolare tutto sotto silenzio.
Quello che so è che il 29 marzo ci sarà un referendum confermativo per cambiare la Costituzione (perché di questo si tratta: il numero dei parlamentari è scritto nella nostra Costituzione, quella che è così bello sventolare nelle manifestazioni di piazza di sardine, grillini e altre bestie e dove, per carità, i partiti devono però essere banditi), come se il problema del nostro Paese fosse la quantità dei parlamentari e non la loro infima qualià. Stando così le cose, con l’eco di notizie fuorvianti e l’impossibilità di svolgere un’attiva e seria opera di informazione corretta dei cittadini, il referendum lo vinceranno a mani basse i suoi fautori: gente che ormai, se mai ha contato qualcosa, dal punto di vista sia politico che numerico non conta più nulla.
Ma come si fa, in un’”emergenza sanitaria così drammatica” ad accapigliarsi intorno a questioni di così poco conto come il rispetto della Costituzione o le libertà individuali, o i dirittti e le garanzie? O i bambini che fuggono e muoiono incolpevoli ? Come si fa ad ascoltare chi diceva che bisognava piegare Erdogan all’Europa? Come si fa a parlare di riaprire cantieri necessari e abolire iniquità demagogiche come il reddito di cittadinanza? Come si fa a parlare di nuovi equilibri di governo? Suvvia…c’è il corona virus, e persino il governatore Fontana ha pensato bene di mostrarci come si mette (nel modo sbagliato) una mascherina.
Quello che so è che l’economia nel nostro Paese sta subendo un trauma dal quale occorrerà tempo, ed una classe dirigente all’altezza, per riprendersi. Siamo in una recessione drammatica di cui gli effetti non si sono ancora dispiegati. Ci sarà un Cincinnato che al momento della resa dei conti sarà disponibile ad assumersi onori e oneri? Lo spero, perché pensare che un uomo buono per tutte le stagioni, cioè per tutti i governi, sia capace di esserlo anche per tutte le criticità mi appare pia illusione.
Quello che so è la situazione della Siria, con centinaia di migliaia di adulti e bambini in fuga.
Quello che so è il ricatto del brigante Erdogan che bussa a cassa a Bruxelles e chiede miliardi per chiudere le frontiere verso l’Europa.
Quello che so è che un’Europa ipocrita e calcolatrice vende le armi ai i signori della guerra , mentre si commuove per le vittime civili.
Quello che so è che non è vero che occorrono “giornate della memoria” perché certi drammi non si ripetano: le “giornate della memoria ci sono”, ma i drammi si ripetono né più,né meno, e forse, proprio in virtù di un passato che qualcosa dovrebbe aver pur insegnato, in maniera più criminale e disumana.
Quello che purtroppo credo di aver capito, anche se tardi, anche se non mi arrendo di fronte all’evidenza, è che la politica è scomparsa dalla scena politica. Che a dirla così sembra una battuta cacofonica, magari, o impropria dal punto di vista grammaticale, ma…..


Roberto Bianchi

Resp. Cultura, Informazione e Comunicazione della Direzione provinciale del Partito Socialista Italiano

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