martedì, 11 Agosto, 2020

La politica ha perso la capacità (o il gusto) di pensare al futuro?

1

L’idea degli stati generali lanciata dal presidente del consiglio Giuseppe Conte, rappresenta forse l’unico momento, negli ultimi anni, per ripensare al futuro di questo paese. Non mi sorprende, pertanto, che abbia incontrato così tante resistenze. Per quale motivo? In primo luogo perché la politica ha pochissime idee di futuro, e ha perso la capacità, o il gusto, di pensare al paese di domani. Non si spiega altrimenti una riottosa diffidenza verso il confronto, confronto che dovrebbe essere stimolo e occasione di crescita e di definizione programmatica. I partiti preferiscono perdersi nella gestione dell’attualità, ringraziano forse l’emergenza Covid-19 che ha restituito loro un po’ di inevitabile visibilità, mettendo in ombra il drammatico vuoto programmatico passato in secondo pian rispetto ai provvedimenti per la gestione dell’emergenza in un paese che ha dimostrato i limiti della propria frammentazione.

L’Italia ha dimostrato la debolezza di un paese diviso in congreghe di associazioni, categorie, microcategorie, portatori di interessi particolari, incapace di una visione di insieme. Una società così composita, fatica a produrre dirigenti politici capaci di avere una visione di insieme, strategica, solida, del paese. Ogni segretario nazionale di partito è il rappresentante di un segmento di elettorato, un elettorato sempre più volatile, ma non ha la statura del leader. Non ha la capacità di indirizzo. Fare opposizione, sparando frecce alla pancia della gente arrabbiata, è il compito più facile del mondo. Ci sono riusciti i grillini qualche anno fa, la Lega di Salvini oggi. Ma al paese non può bastare. Potrà bastare ai partiti, per ottenere qualche voto e seggio in più, ma per l’Italia non potrà che essere un palliativo.

La chiusura di un porto allo sbarco di una nave di tanto temuti clandestini, basterà ad alleviare un mal di pancia, ma non servirà a fornire una politica industriale del paese che interessa migliaia di aziende e milioni di posti di lavoro, e men che meno a fornire un’indicazione del ruolo che l’Italia vorrà avere in Europa, sullo scenario mediterraneo o nel mondo. La politica, perdendo la capacità di mediare, costruire, limare, perde la sua centralità. Farà un lavoro da pronto intervento con costante ricorso a decretazione d’urgenza, ma non saprà produrre provvedimenti di ampio respiro. In sostanza, anche se la gente non se ne accorgerà, credo che la proposta di Conte degli stati generali potesse essere un punto fermo per invertire una tendenza degenerativa. Ma chi poteva capirlo o non è capace o scientemente non lo ha fatto. Si vede che un like in più su un post di facebook, per certi pseudo dirigenti nazionali, vale più del futuro del paese.

Leonardo Raito

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

1 commento

  1. Avatar
    Paolo Bolognesi on

    Difficile sapere oggi se gli “stati generali” forniranno elementi e spinta per “ripensare al futuro di questo Paese”, ma c’è anche chi pensa che questa iniziativa possa, di fatto, aver ulteriormente “marginalizzato” il ruolo della politica, alla quale spetta – nel nostro ordinamento, e attraverso le Camere, nonché l’insieme degli organismi elettivi – di assumere le decisioni che regolano la vita del Paese.

    La politica può non essere esente da colpe, vedi l’avere “pochissime idee di futuro” o l’aver perso “la capacità, o il gusto, di pensare al Paese di domani”, ma ogni suo indebolimento o “esautorazione” potrebbe complicare ulteriormente le cose, vedi la ripresa della nostra economia, perché non vedo chi possa sostituirne la funzione (la caduta della Prima Repubblica ci ha insegnato qualcosa al riguardo).

    Quanto alla “chiusura dei porti”, o dei confini, condivisibile o meno che sia, si inserisce tra le forme e i mezzi con cui un Paese può esercitarsi la “sovranità nazionale” – tema dibattuto e controverso, ma che è comunque sul tavolo – e risale peraltro al PSI degli anni Ottanta un celebre episodio, che ogni tanto viene “riesumato”, in cui la politica riaffermò e difese il principio della inviolabile sovranità nazionale.

    Sono circostanze diverse, anche difficili da accomunare, per la loro differente natura, ma alla base c’è verosimilmente lo stesso principio, e del resto la sovranità nazionale – a meno di ritenere che sia qualcosa di obsoleto e superato, ossia da mettere nel cassetto – viene espressa volta a volta nei modi che attengono agli accadimenti del momento (come si vanno cioè determinando nel corso degli anni).

    Paolo B. 20.06.2020

Leave A Reply