venerdì, 10 Luglio, 2020

La politica è entrata in cortocircuito

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PD-primarie

Per Sandro Bondi, intervistato da Il Foglio, la “storia italiana” iniziata dal Cav più di vent’anni fa è, ormai, agli ultimi spasimi: «Finisce male», dice Bondi, perché «dietro Berlusconi non c’era niente. In questi anni non abbiamo costruito nulla di umanamente e politicamente solido o autentico». Un epitaffio inaspettato più per la fonte che per il contenuto. Diventerò «un randagio finito male», profetizza l’ex comunista trasformatosi nel più fedele dei fedeli del Cav, forse addirittura più fedele al capo di quanto non lo sia il capo nei suoi stessi confronti. L’immagine di un’epoca che si chiude con una riflessione amara: «Ce lo meritiamo quello che sta succedendo. Siamo il vuoto, siamo il nulla, non abbiamo saputo costruire niente di solido, capace di resistere al declino di Berlusconi». Una valutazione politica, senza dubbio. Fuori tempo massimo, purtroppo.

E mentre la destra sembra liquefarsi insieme all’immagine di Berlusconi sempre più simile a quella di Dorian Gray, anche a sinistra le cose non vanno meglio.

Difficile descrivere quanto accade in casa Pd in queste ore. Difficile anche per chi, come il senatore  Emanuele Macaluso, è stato tra i protagonisti di tutta la storia politica italiana sin da prima del dopoguerra osservandone le evoluzioni da una prospettiva privilegiata.  «Sono stato oppositore di questa entità politica sin dalla sua nascita. Io non sono mai entrato nel Pd e, non a caso, in concomitanza con la sua creazione stilai un pamphlet che aveva come titolo “Al capolinea”».

E, davvero, sembra che i democrat si trovino di fronte a una sorta di capolinea. Il partito è in subbuglio per via degli strani fenomeni di moltiplicazione improvvisa dei tesserati verificatasi in più parti d’Italia. A Roma – ad esempio – in un circolo del Prenestino, i militanti hanno addirittura deciso di revocare il congresso a causa dei “gravi episodi di compravendita di tessere” a cui si sommerebbero “atteggiamenti minatori e provocatori subiti da alcuni iscritti e già segnalati”. Ma di casi così se ne contano a decine.

Secondo alcuni non si tratta d’altro che delle manovre di chi cerca di consolidare posizioni di forza a livello locale per marcare il territorio in previsione del “cambio al vertice”. I cuperliani gridano alla vittoria sui segretari provinciali, smentiti dai renziani. Se fosse vero, però ci troveremmo di fronte ad un’anomalia non di poco conto: la realtà, data per scontata, di una vittoria alle primarie di Renzi contro una base di iscritti che esprime una maggioranza differente.

In una parola un segretario espressione dell’elettorato (o presunto tale), ma non dei militanti del partito stesso: un po’ come se un’azienda permettesse ai consumatori di scegliere l’amministratore delegato. Un concetto che lo stesso Macaluso ribadisce definendolo «un vero intruglio».

Ma non basta. A memoria, non si ricorda nella storia della Repubblica una campagna tesseramenti di un partito rimasta aperta fino alla vigilia di un Congresso. Dal partito fanno sapere che la ragione del prolungamento dei tempi risiede nella vertiginosa caduta di iscrizioni che ha interessato i democratici dall’ultimo congresso.

 «La cosa da tenere a mente è che, all’inizio, sono stati tutti d’accordo nel trovare una soluzione così scellerata nell’organizzare il meccanismo», continua il senatore Macaluso che definisce senza mezzi termini «demenza politica generalizzata» quanto accade in queste ore nel Pd.  «Si sono accorti solo ora che era una cosa senza senso. Da che mondo è mondo si vota con i tesserati dell’anno prima».

Ma quindi, possibili tatticismi numerici a parte, quale valutazione politica si può azzardare?  «Credo si tratti di un decisione dettata dalla concorrenzialità personale che si è venuta a determinare all’interno del partito. A me non stupisce affatto quello che vedo perché è insito nel modo in cui è nato il Pd, figlio di una fusione a freddo tra Margherita e Ds. Si è creato un coagulo di gruppi fatti da grandi cordate personali già esistenti all’interno dei due partiti che ha dato vita a una concorrenzialità invece che ad un dibattito. Il partito non ha mai avuto correnti, solo cordate».

Secondo Macaluso «la verità è che ormai ci si è infilati in un tunnel da quale non si sa bene come uscire». Non solo: «Io prevedo che alle primarie si scatenerà un’altra guerriglia. Abbiamo già il caso di Napoli dove furono annullate le primarie tra Ranieri e Cozzolino e alla fine spuntò “Masaniello” De Magistris sindaco. Questo sistema dei 2 euro e della dichiarazione di essere elettore è una stupidaggine che non si riesce a correggere».

Quale futuro dunque se non si riescono a “correggere le stupidaggini? «Io penso e spero che il Pd non si sfaldi semplicemente perché dopo il Pd non vedo niente. Spero che ci siano nel Pd, e fuori di esso, delle forze che lavorino con saggezza perché da questa crisi nasca qualcosa di positivo altrimenti le conseguenze sarebbero disastrose non solo per il Pd stesso, ma il Paese. Perché, al momento, nonostante tutto, a questo partito a cui non sono iscritto, e che critico fortemente, è affidato il compito necessario di trovare soluzioni che guardino alle necessità della democrazia italiana. Dopo il Pd, non c’è niente».

Roberto Capocelli

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