sabato, 8 Agosto, 2020

La Polonia cambia rotta, Duda non passa il primo turno

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La Polonia liberale, europeista e democratica, nel primo turno delle elezioni presidenziali, ha dimostrato di esserci e di poter ancora giocare una partita decisiva nel ballottaggio che si svolgerà tra due settimane. Non ingannino i numeri usciti dal primo turno. Il candidato del Pis, partito di Governo, l’uscente Andrzej Duda, ha ottenuto il 44% dei voti su una buona percentuale di votanti pari al 62% ma non gli è bastato per essere rieletto. Probabilmente se le elezioni di fossero tenute il 10 maggio, come erano previste ma poi rinviate per il contagio del coronavirus, Duda avrebbe superato la soglia del 50%, necessaria per la vittoria al primo turno, ma invece l’opposizione si è riorganizzata e il sindaco di Varsavia Rafal Trzakowski ha ottenuto un 31% che se unito ai suffragi di altri candidati come l’indipendente Szimon Holownia, che ha ottenuto un significativo 14% potrebbe nel ballottaggio ribaltare la situazione. Del resto i sondaggi prevedono un testa a testa che sicuramente non era nelle aspettative dei sovranisti del Pis che avevano i queste ultime settimane puntato molto sulla penalizzazione dei diritti civili con la predisposizione di normative contro gli omosessuali e per una ulteriore restrizione della legge vigente sull’aborto, suscitando le proteste della società civile e delle associazioni femminili. Si era introdotto anche il voto postale cercando di favorire gli elettori dei territori rurali che rappresentano una roccaforte del Pis e nei quali Duda ha riportato in effetto le percentuali maggiori. Ma ciò non è bastato, come non è bastato l’appoggio ricevuto da Duda negli ultimi giorni da Donald Trump, dal quale nel corso di un incontro a Washington, svoltosi poco prima delle elezioni, aveva ricevuto una sorta di imprimatur con lo spostamento in Polonia di oltre cinquemila soldati dalla Germania a significare la piena condivisione strategica e internazionale con Varsavia.
Rafal Trzakowski, in queste due settimane, dovrà convincere i polacchi di essere un’alternativa credibile, di rappresentare l’immagine di un Paese liberale contro quella oscurantista di Duda che non a caso, in queste prime ore della campagna elettorale per il ballottaggio, ha puntato l’indice contro i diritti degli omosessuali, riconosciuti invece da Trzakowski, cercando i consensi dell’estrema destra. Una battaglia di civiltà quella che sta conducendo il sindaco di Varsavia che di inserisce nella difesa dei valori di libertà che stanno alla base dell’Unione Europea in cui si riconosce pienamente. Una battaglia il cui esito sarà fondamentale per capire se la Polonia vuole rientrare a pieno titolo in una dimensione democratica e civile. Una battaglia se vogliamo simile, anche se in contesti diversi, a quella di Solidarnosc contro la Polonia comunista degli anni ottanta.

Alessandro Perelli

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