sabato, 7 Dicembre, 2019

La pressione fiscale dal Conte 1 al Conte 2

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In questi giorni è in discussione in Parlamento la legge di Bilancio per il 2020. Le forze politiche di opposizione e la Confindustria hanno avanzato dure critiche su diversi provvedimenti che dovrebbero essere contenuti nella manovra. In particolare quelli che comporteranno un aumento delle tasse, come ad esempio la plastic tax, la sugar tax  ed il taglio delle agevolazioni fiscali per le auto aziendali.

Ma, secondo le stime, con la prossima legge di Bilancio, di quanto aumenterebbe la pressione fiscale rispetto alla legge di Bilancio approvata dalla maggioranza giallo-verde?
La pressione fiscale, come sappiamo, è un indicatore economico che considera la somma delle imposte indirette (come, ad esempio, l’Irpef), delle imposte dirette (come, ad esempio, l’Iva), di quelle in conto capitale (raccolte in maniera eccezionale, come quelle derivanti da condoni) e dei contributi sociali (come quelli versati a scopi previdenziali), e mette quella somma in rapporto al Prodotto interno lordo (Pil).
Com’è stato verificato di recente, la legge di Bilancio per il prossimo anno dovrebbe far aumentare la pressione fiscale dello 0,1 per cento, dal 41,9 per cento al 42 per cento, come si legge nel Documento programmatico di Bilancio per il 2020, pubblicato il 15 ottobre 2019 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Un aumento dunque molto contenuto, nelle previsioni, e nettamente inferiore a quello che si sarebbe registrato se il governo non avesse sterilizzato l’aumento dell’Iva. Infatti, nel Documento programmatico di Bilancio 2020 si legge che, “a politiche invariate, l’anno prossimo la pressione fiscale sarebbe arrivata al 42,7 per cento”.
La causa principale sarebbe stata l’aumento delle imposte sulla produzione e sulle importazioni, tra cui appunto l’Iva che sarebbe passata dal 14,3 per cento al 15,3 per cento del Pil.

Il Documento programmatico di Bilancio 2019, approvato dal precedente esecutivo giallo-verde, prevedeva che la pressione fiscale rimanesse invariata al 41,8 per cento.
Dunque, da un confronto di documenti analoghi (i Documenti programmatici di Bilancio), il governo Conte II prevede un leggero aumento della pressione fiscale mentre il governo Conte I prevedeva che rimanesse invariata.
Tuttavia, secondo la Nadef (Nota di aggiornamento del Def 2019), deliberata il 30 settembre di quest’anno, “la pressione fiscale a legislazione vigente è attesa salire di un decimo di punto percentuale nel 2019, collocandosi al 41,9 per cento”. Infatti, come abbiamo visto, il Documento programmatico di Bilancio 2020 dà per il 2019 un dato pari al 41,9 e non al 41,8 per cento.

Insomma, a dispetto delle previsioni, la pressione fiscale sembra sia comunque aumentata nel 2019 dello 0,1 per cento. Questo può dipendere da diversi fattori, quali l’andamento del Pil o l’aumento delle imposte locali.
In particolare, a proposito di queste ultime, va registrato che il precedente governo Lega-M5s aveva consentito ai comuni italiani di poter aumentare le tasse, mentre i precedenti governi Renzi e Gentiloni avevano stabilito che le regioni e gli enti locali non potessero aumentare i tributi e le addizionali Irpef rispetto a quanto già previsto, per contenere la pressione fiscale.
In conclusione, il governo Conte II prevede che nel 2020 la pressione fiscale aumenti dello 0,1 per cento, crescendo dal 41,9 al 42 per cento. Il governo Conte I aveva invece previsto che nel 2019 la pressione fiscale rimanesse invariata al 41,8 per cento.
Questa previsione, in realtà, si è rivelata leggermente imprecisa e la pressione fiscale, secondo quanto si stima a fine settembre 2019 nella Nadef, nell’anno in corso dovrebbe assestarsi al 41,9 per cento.

Ovviamente non è possibile sapere al momento se la previsione per il 2020 si rivelerà giusta o meno, ma sicuramente, la leggera differenza non ha effetti significativi di impatto, anzi preverrebbe effetti ben peggiori derivanti dall’aumento dell’Iva.

Salvatore Rondello

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