venerdì, 7 Agosto, 2020

La professoressa Fornero bocciata in diritto costituzionale

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Articolo 1, “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Così apre la Carta fondamentale dello Stato Italiano. Non ci dovrebbero essere dubbi in merito, così come non ci dovrebbero essere dubbi circa ciò che afferma l’articolo 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. E invece, non un cittadino qualunque, ma un ministro della Repubblica e per di più quello con le deleghe Lavoro e Welfare sembra non avere nozione o, peggio, rinnegare la legge fondamentale dello Stato Italiano.

NON C’E’ MAI LIMITE AL PEGGIO Insomma, se pensavamo che Berlusconi le sparasse grosse, dobbiamo constatare che non c’è limite al peggio. In un’intervista rilasciata al Wall Street Journal, la signora Elsa Fornero, primo inquilino del dicastero di Via Veneto mai eletto dal popolo italiano, avrebbe candidamente dichiarato che «Il lavoro non è un diritto, va guadagnato, anche con il sacrificio». Che dire: che la Fornero, da tecnica, non si sia potuta concedere il tempo di leggere la Costituzione? O che, sempre da tecnica, il suo “sapere”  la pone al di là del bene e del male?

PER LA PROF. IL CAMBIO CULTURALE E’ UN FATTO METAFISICO – Parla di cambio culturale la signora Fornero, e come darle torto. Non si stancano di ripeterlo i giovani, le migliori menti di questo Paese che il ministro dice di difendere: ogni anno, a decine di migliaia, emigrano e incontrano il successo lavorativo, i riconoscimenti solo sognati in Italia. Proprio oggi sul Corriere della Sera capeggia un illuminante articolo a firma di Margherita Cardelli, trentenne invitata dal padre ad emigrare, che descrive la situazione di tanti giovani che si ritrovano ai margini perché il Paese, vecchio, inadatto alla modernità, spesso corrotto, non è in grado di accoglierli. Un paragone con l’informatica è chiarificatore in proposito: immaginate di avere l’ultimo, migliore, più sofisticato software disponibile, ma un hardware vecchio. Non gira. Altro che gli “sfigati” di cui parla il viceministro del lavoro Michel Martone che, proprio ieri sera a Ballarò, ribadiva l’importanza del provvedimento voluto dal ministro Fornero, che stabilisce un tetto di 24 mesi rispetto al periodo rimborsabile ai dipendenti che facessero causa al proprio datore di lavoro, motivando il tutto con i tempi lunghi della giustizia. Piuttosto che intervenire sulla giustizia, si sceglie di penalizzare i lavoratori: un po’ come dire che fa male il piede e quindi tagliamo la gamba. È questo il cambio culturale di cui si parla dunque. Nell’affermare che il lavoro non sia un diritto, ma vada guadagnato con sacrificio, coglie un punto centrale la signora Fornero: in un mondo globale il lavoro è flessibile, non ci sono dubbi. Ma il ministro del Lavoro, che gioca a fare la liberal anglosassone, forse non sa che nei paesi davvero avanzati a flessibilità corrisponde welfare, a licenziamenti corrisponde formazione retribuita, a disoccupazione corrispondono sussidi, a crisi corrispondono investimenti e sviluppo.

CHI PARLA MALE, PENSA MALE, VIVE MALE Appena la notizia dell’intervista ha iniziato a circolare, sono arrivate subito le reazioni, dure, alle affermazioni della Fornero. Forse resasi conto della brutta gaffe, la Professoressa ha cercato, maldestramente, di correggere il tiro con un’elaborata, quanto contorta, dichiarazione: «Il diritto al lavoro non è mai stato messo in discussione come non potrebbe essere mai visto quanto affermato dalla nostra Costituzione», afferma la Fornero in contraddizione con la chiara frase contenuta nell’intervista. Poi il capolavoro: il ministro aggiunge una fumosa spiegazione che, più che un’arrampicata sugli specchi, suona come una degna prova di contorsionismo: «Ho fatto riferimento alla tutela del lavoratore nel mercato e non a quella del singolo posto di lavoro, come sempre sottolineato in ogni circostanza». Non se ne accorge la Signora, ma peggiora la gaffe perchè dà l’idea di essersi ripassata frettolosamente, dopo lo scivolone, la Costituzione: così frettolosamente da aver letto soltanto l’incipit dell’art. 4, senza approfondire la precisazione che la Repubblica “promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Forse i tecnici non sanno, ma “rendere effettivo un diritto” e “tutela” sono sinonimi, soprattutto quando si parla di lavoro. Il regista Nanni Moretti lo diceva: «chi parla male, pensa male, vive male».

NOBILI A PAROLE, PLEBEI NEI FATTI – Non è difficile fare i sapientoni nascondendo metà della luna: basta dire che bisogna andare avanti, bisogna cambiare attitudine, evolversi indicando la strada con un bel “armiamoci e partite”. È un vecchio vizio che i cittadini italiani conoscono bene: di fatto, viviamo in un Paese dove le forme contrattuali sono una giungla in cui è difficile districarsi, dove il lavoro è fra i meno tutelati dell’Europa occidentale, dove i tempi della giustizia sono così lunghi da scoraggiare l’azione penale, dove gli imprenditori non vengono pagati dalla Pubblica Amministrazione. E c’è chi, di fronte a questo scenario, si permette di dire che il lavoro non è un diritto perché bisogna cambiare mentalità. Ma come si fa a cambiare mentalità se negli ultimi anni lo scempio maggiore ha riguardato le più importanti agenzie educative della società, la scuola e l’Università. Se questi sono i tecnici, meglio gli artigiani.

Roberto Capocelli

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2 commenti

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    Davvero sorprendenti le dichiarazioni di questo Ministro che dovrebbe essere stata selezionata per la sua preparazione tecnica…
    Con questo Governo di tecnici che non si sa bene a chi rispondano siamo davvero caduti in basso!
    Svegliamoci! Fare al più presto la legge elettorale e tornare a votare! Viva la democrazia! Viva i lavoratori!

  2. Avatar

    A questo punto sarebbe opportuno che Monti che si ritiene un saggio e riconosciuto da molti, dimettesse questa ministra che non solo gli ha procurato tanti grattacapi, ma che lo mette in cattiva luce nei confronti degli italiani che ancora lo stimano. Sarebbe un atto non solo di coraggio, ma dovuto, di fronte ad una posizione così paradossale un rimpasto gioverebbe molto.

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