giovedì, 28 Maggio, 2020

La profezia di Craxi sull’Europa di Maastricht

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Bettino Craxi ha ragione. Di nuovo. A vent’anni dalla sua morte diverse “profezie” si
sono avverate. O meglio. A vent’anni dalla sua morte si sono verificati diversi
avvenimenti che soltanto uno statista del suo carico poteva fiutare con così tanto
anticipo. La sfiducia nei confronti della politica, l’esplosione del populismo e la sinistra
post-comunista rimasta incapace di riconoscere sé stessa. Ad ogni modo, il messaggio
del craxismo più attuale, è la critica ai parametri liberisti di Maastricht.

Era la fine degli anni ’90. Craxi dal suo esilio di Hammamet lanciò alla politica italiana
un giudizio insindacabile sul liberismo che si stava impossessando del sogno unitario
europeo. “Si presenta l’Europa come una sorta di paradiso terrestre, arriveremo al
paradiso terrestre… L’Europa per noi, come ho già avuto modo di dire, per noi nella
migliore delle ipotesi sarà un limbo. Nella peggiore delle ipotesi l’Europa sarà un
inferno. Quindi bisogna riflettere su ciò che si sta facendo. Perché la cosa più
ragionevole di tutte era quello di richiedere e di pretendere, essendo noi un grande
Paese – perché se l’Italia ha bisogno dell’Europa l’Europa ha bisogno dell’Italia –
pretendere la rinegoziazione dei parametri di Maastricht”.

All’epoca quella dichiarazione volò via come una foglia che cade da un albero in
autunno. Adesso, con la pandemia di Covid-19 che ha sbattuto in faccia la dura realtà
alle Istituzioni di Bruxelles, credo che le dichiarazioni di Craxi siano di un‘attualità
abbagliante. L’Unione Europea non può essere soltanto un organismo sovranazionale
dedicato al controllo dei parametri economici.
Bisogna riscoprire il sogno identitario dei padri fondatori. L’Unione Europea, dopo
questa situazione, dovrà prendere la strada dell’integrazione completa. “Pieni poteri”
al Parlamento europeo, elezione diretta del Presidente della Commissione,
partecipazione delle liste transnazionali alle elezioni europee e creazione dell’Esercito
europeo. Soltanto con questi elementi la strada dell’unità federale sarà meno
utopistica.

“I parametri di Maastricht non si compongono di regole divine. Non stanno scritti nella
Bibbia. Non sono un’appendice ai dieci comandamenti. I criteri con i quali si è oggi alle
prese furono adottati in una situazione data, con calcoli e previsioni date.
L’andamento di questi anni non ha corrisposto alle previsioni dei sottoscrittori. La
situazione odierna è diversa da quella sperata. Più complessa, più spinosa, più difficile
da inquadrare se si vogliono evitare fratture e inaccettabili scompensi sociali. Poiché
si tratta di un Trattato, la cui applicazione e portata è di grande importanza per il
futuro dell’Europa Comunitaria, come tutti i Trattati può essere rinegoziato,
aggiornato, adattato alle condizioni reali ed alle nuove esigenze di un gran numero
ormai di paesi aderenti”. Cosa fare? Lo suggerisce lo stesso Craxi nel libro “Io parlo, e
continuerò a parlare”, edito da Mondadori.

La rinegoziazione delle rigide regole liberiste deve essere una via prioritaria. Perché
quando il Covid-19 non sarà più una minaccia, l’UE si troverà di fronte ad un bivio. La
strada dell’integrazione e della revisione dei parametri è quella che i socialisti devono
invocare con orgoglio. Nel percorso opposto esiste soltanto la fine dell’Unione, ciò
che i sovranisti aspettano da tempo. Le patrie che tornano sovrane, fuori dalla gabbia
di Bruxelles, a detta loro. Trump, Putin e Xi Jinping permettendo, semmai.

 

Amedeo Barbagallo

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