venerdì, 13 Dicembre, 2019

La protesta di Taksim infiamma la Turchia: sotto accusa la brutalità della polizia

0

Turchia-violenza

Mentre su Istanbul ritorna la calma, dopo le giornate di guerriglia,  l’epicentro della protesta contro il governo si sposta, infiammando la capitale Ankara. Com’era già accaduto a Istanbul, infatti, migliaia di persone si sono scontrate per ore con i reparti antisommossa della polizia turca. Insomma la tensione rimane alta in tutto il paese. Tutto è apparentemente iniziato quando il governo ha deciso di reprimere la protesta pacifica di piazza Taksim, nel cuore della Istanbul europea,  contro la distruzione dei 600 alberi del “Gezi Park” decisa dalle autorità municipali controllate dal partito islamico Akp del premier Recep Tayyip Erdogan. Subito dopo l’intervento della polizia, la protesta si è fatta rivolta e, in tutta la Turchia, è partito un movimento di massa che ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone.

IL BILANCIO DEGLI SCONTRI – Manifestazioni di protesta, molte delle quali senza disordini, sono state convocate in diverse città del paese, nonostante il bilancio della giornata di scontri di sabato fosse pesante. L’organizzazione non governativa Amnesty International, sulla base delle informazioni raccolte, parla di due morti e mille feriti. I due decessi non sono stati però confermati. Cinque feriti sono in pericolo di vita. Il bilancio ufficiale del governo è, invece, di 58 civili e 115 poliziotti feriti. Dati che lasciano perplessi davanti alla valanga di foto e video che mostrano una feroce repressione da parte della polizia turca. Secondo il ministro degli interni Muammer Guler 1700 persone sono state arrestate. La maggior parte è stata poi liberata. Le manifestazioni anti-Erdogan sono state 235 in tutto il paese.

ERDOGAN CONTRO TWITTER E L’OPPOSIZIONE – Il premier islamico Recep Tayyip Erdogan, di cui i manifestanti chiedono le dimissioni, è intervenuto in merito ai disordini scagliandosi contro il social network Twitter, colpevole di diffondere false informazioni e di infiammare gli animi,  che ha definito «una nuova minaccia, una cancrena della disinformazione, e una catastrofe per la società». Inoltre, Erdogan ha accusato direttamente il principale partito di opposizione, il socialdemocratico Chp, di alimentare la protesta e i manifestanti di essere «dei vandali» che «hanno rotto vetrine e gettato pietre». «È democrazia?», si è chiesto retoricamente il primo ministro.

LIBERTÀ’ DI STAMPA – I manifestanti, dal canto loro, accusano le tv turche, controllate dal governo o “intimidite” dalle autorità, di minimizzare la situazione. Le informazioni sulla protesta e sulle violenze della polizia circolano proprio sulle reti sociali. In un recente rapporto il Comitato internazionale per la Protezione dei Giornalisti (Cpj) ha rilevato che la Turchia ha il record mondiale di giornalisti in carcere. Il governo Erdogan secondo il Cpj «è impegnato in un’ampia offensiva per ridurre al silenzio i giornalisti critici attraverso la detenzione, procedure legali e l’intimidazione ufficiale». In serata il gruppo Anonymus ha annunciato che «attaccherà tutti i siti del governo turco fino a quando Erdogan non se ne sarà andato».

IL “SULTANO” AL COSPETTO DEL POPOLO – In realtà, il primo ministro, cosciente di come la situazione si stia volgendo a suo sfavore, ha aperto una possibile mediazione, annunciando che il sindaco di Istanbul, Kadir Topbas, suo compagno di partito, avvierà un dialogo con i manifestanti. Inoltre, Erdogan ha ritirato la polizia permettendo la rioccupazione della piazza, ha ammesso “eccessi”, e ha promesso un’inchiesta per fare luce sugli avvenimenti. Il 2014 sarà l’anno di tutte le elezioni, locali, presidenziali, politiche. Erdogan vuole diventare capo dello stato, con un riforma costituzionale che gli dia pieni poteri. Ma, il suo elettorato non è monolitico, e “il Sultano”, come viene soprannominato, lo sa: anche il leader più potente dai tempi di Ataturk, al governo senza rivali dal 2002, ha preso coscienza del fatto che il suo potere non è illimitato.

Roberto Capocelli

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply