domenica, 26 Maggio, 2019

La radio dei Radicali è unica e va salvata

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La questione riguardante i contributi a fondo perduto versati dallo Stato a emittenti radiofoniche e giornali, l’abbiamo già commentata. Noi siamo favorevoli all’abolizione dei contributi; non in linea di principio, ma per il semplice fatto che sono in pochi gli organi di stampa che riescono ad ottenerli. Così facendo l’erogazione di contributi a chi arriva per primo a presentare le “carte” diventa discriminante e finisce per svantaggiare chi rimane all’asciutto. Ma rispetto alla nostra ferma posizione, favorevole alla cancellazione degli aiuti all’editoria, c’è l’eccezione di un’eccellenza, chiamata Radio Radicale.
E vogliamo spiegare le motivazioni di questa nostra affermazione.
La radio, nata da un’idea di Marco Pannella svolge da oltre 40anni un ruolo “unico” che nessuno, neppure il servizio pubblico della Rai ha mai dato ai cittadini. È l’unica emittente che trasmette le sedute del Parlamento (frequenza 96.80), e non solo: i congressi dei partiti; i processi in diretta dalle aule dei tribunali; i convegni di sindacati e associazioni, e tante altre attività, tutte rigorosamente registrate e conservate negli archivi di Radio Radicale. L’archivio dell’emittente custodisce quasi mezzo secolo di storia dell’Italia, nelle teche, sistematicamente suddivise per anno e argomento.
Il servizio pubblico svolto da Radio Radicale, è stato regolato fino allo scorso anno, da una convenzione firmata dai legali rappresentanti del governo italiano e dell’emittente radiofonica romana, che prevede il versamento di 10 milioni di euro di finanziamento, in cambio dei servizi prestati. Il governo in carica ha deciso di operare un taglio del 50% del contributo, pari a 5miloni, che non consente di coprire le spese (in prevalenza gli stipendi del personale) e che obbliga i dirigenti della Radio, a considerare l’ipotesi di chiusura.
Radio Radicale è ascoltata tutti i giorni da milioni di persone; compreso il sottoscritto. Ascolto tutte le mattine la puntuale e completa rassegna stampa di Massimo Bordin.
Privare i cittadini italiani dell’unica fonte d’informazione trasmessa in diretta dal Parlamento, senza commenti di parte, è una vera “follia”, un’opera distruttiva che auspichiamo non venga posta in essere.
Per soli 5 milioni di euro si rischia di distruggere una patrimonio culturale costituito dalla storia e dall’archivio dell’emittente, e dell’unico strumento di collegamento fra il Parlamento e i cittadini. Per dirla con Marco Pannella, si nega al cittadino il diritto alla conoscenza.
Esponenti politici di quasi tutti i partiti hanno rivolto appelli al governo, anche attraverso il convegno tenuto sul tema dai Radicali, affinché venga ripristinato il finanziamento di 10 miloni di euro che consentirebbe alla Radio di continuare a svolgere il proprio servizio e ai dipendenti di non perdere il posto lavoro.

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