venerdì, 14 Agosto, 2020

La ragione di Aristotele

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Bella penna, Natalia Aspesi. Mi riferisco al fondo su Repubblica dedicato al film su Craxi. Anzi, ‘all’Italia sporca di Craxi’. La verità della scrittrice è tutta nell’aggettivo ‘sporca’. Una limitazione fuorviante, una boa che segnala pericolo quando si poteva – si doveva – osare di più, affrontando la salita di ciò che era l’Italia in quegli anni. Peccato. Peccato che, benché siano passati vent’anni dalla morte del Presidente, a partire dal film di Amelio non si sia tentato di storicizzare il racconto, di inserirlo in una cornice storica dove, accanto al sentimento di pietà per l’uomo abbandonato da tutti, si mettessero in evidenza le realizzazioni che restituirono dignità e autorevolezza all’Italia. Perché di questo si trattò, di un periodo della nostra storia che non può essere immiserito nella ‘Milano da bere’.

L’elenco è lungo, addirittura noioso se affrontato con piglio celebrativo, e però va ricordato ai troppi smemorati: Italia nel G7, e non c’era, Italia protagonista in Europa e nel Mediterraneo, e non lo era, Italia con inflazione a una cifra, e viaggiava sopra il 20%, Italia partner affidabile ma autonoma nel rapporto con gli USA, vedi Sigonella e dintorni, Italia quinta potenza economica, sinistra italiana in rotta, finalmente, con gli archetipi del comunismo e protagonista sulla frontiera del riformismo umanitario, riscoperta di un termine – patria – bandito fin dal dopoguerra e sbandierato con tenacia da Pertini e da Craxi.

Mi fermo qui, e non è poco. Del resto – l’intuizione non è mia, è di Balzac – se non vuoi fare la cronologia degli sciocchi, di un uomo devi prendere tutto, la sua vita intera, il bene e il male.
La pietà è un sentimento di partecipazione accorata verso chi soffre. Bene. Nel caso non basta. Non basta perché rischia di nascondere la verità dei fatti sotto il velo della commozione. Ciò che l’Italia era e quello che è diventata. Le ragioni del crollo. Le privatizzazioni scellerate di pezzi pregiati dell’industria nazionale. I rapporti internazionali che ci hanno visto soccombere, via via ridotti a uno straccio bagnato. E via cantando.
Per fortuna la storia è una brutta bestia. Di rado si fa gettare in cattività. Che abbia ragione Aristotele? Nemmeno Dio può cambiare il passato.

Riccardo Nencini

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1 commento

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    Paolo Bolognesi on

    Per fortuna c’è anche la Nemesi storica, sempre per restare nella terra di Aristotele, che talvolta arriva a rendere un po’ di giustizia, basta saper aspettare, e dispiace, oltre a stupire, che anche in casa socialista pare esservi stato chi non ha voluto attendere, preferendo allentare o tagliare i ponti col quel nostro passato, o suggerendo di farlo per dare un segnale di discontinuità, quasi avessimo dovuto vergognarcene, e chi si è addirittura lasciato convincere a recitare una sorta di “mea culpa” e semmai “passare dall’altra parte”, dando di fatto retta alle sirene di chi aveva tutto l’interesse a mettere in “cattiva luce” e in oblio la storia socialista, specie quella autonomista, della quale la stagione craxiana rappresentava allora il simbolo.

    Paolo B. 10.01.2020

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