martedì, 20 Agosto, 2019

La rivoluzione della verità

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Si possono anzi si devono consegnare alla Storia le fasi più drammatiche e turbolenti del periodo Repubblicano e con esse anche il giudizio sui suoi protagonisti. Tuttavia, richiestomi di tratteggiare brevemente un pensiero sul Procuratore Capo della celeberrima Procura di Milano meglio conosciuta come Pool, non potevo sottrarmi all’impegnativo giudizio politico sull’esito di una stagione, quella della cosiddetta Rivoluzione Giudiziaria (92-94) che molte eredità discutibili ha lasciato in dote al nostro paese.

La Rivoluzione Italiana produsse il rovesciamento istituzionale del Parlamento, l’inquisizione di una larga parte dei suoi membri e fu condotto ad uno scioglimento che sancì la scomparsa di Cinque Partiti Democratici che fecero a lungo parte della Maggioranza Parlamentare che sorreggeva i Governi repubblicani. Tecnicamente il filosofo giurista definisce Colpo di Stato un processo rivoluzionario quando arriva, di fatto a modificare la Costituzione attraverso un’azione di forza o un’azione sorretta da un movimento popolare.

La contundenza dell’azione giudiziaria arrivò a rovesciare il Parlamento che pure poteva contare su di una maggioranza ed un Governo e che nei fatti dovette arrendersi ed “auto-affondarsi” per fare largo e spazio alla ondata di moralizzazione giustizialista che mieteva sul suo cammino inquisizioni e vittime, molti rinvii a giudizio e pochi giudizi ma soprattutto guadagnava consenso a strascico sviluppando le astruse teorie del sopracitato Borrelli che si lasciava andare in considerazioni paradossali come quelle che “ il popolo “ avesse già espresso un giudizio e che quindi i processi sarebbero stati né più né meno di una formalità.
Per questo luci ed ombre sul travagliato periodo della nostra Storia Repubblicana che certamente ha aperto la strada alla lunga stagione dei populismi politici che è quella che ancora oggi stiamo vivendo ed ha certamente confermato l’esigenza di riflettere più a fondo non tanto sul dettaglio giudiziario dell’azione condotta ma sulle sue implicazioni politiche, sul vasto quadro di interesse internazionale che gravò sulla Crisi Italiana e sui suoi esiti finali.

Sia detto naturalmente che il Borrelli ebbe a dichiarare, sorprendentemente: «Se fossi un uomo pubblico di qualche Paese asiatico, dove come in Giappone è costume chiedere scusa per i propri sbagli, vi chiederei scusa: scusa per il disastro seguito a Mani Pulite. Non valeva la pena di buttare all’aria il mondo precedente per cascare poi in quello attuale» .
Egli non era certamente un uomo asiatico, ma semmai di stretta osservanza occidentale, tuttavia era ben conscio del “disastro” provocato non avendo egli stesso, a differenza dei suoi colleghi, tratto alcun vantaggio di potere dall’aver guidato la giunta giudiziaria più potente dell’Occidente simile solo ad un’analoga Giunta Militare Sudamericana o Asiatica.
Non saprei dire quanti “ non detti” si sia portato nell’aldilà, quale fosse il suo reale ruolo di collegamento con altre forze di potere esterno o internazionale; arrivato alla soglia della “chiamata” alla guida del paese improvvisamente Egli si è trovato in una difficile posizione resa successivamente assai ambigua dinnanzi alle improvvise dimissioni dalla Magistratura del suo sostituto Antonio Di Pietro catapultato in un Governo dopo aver rischiato la condanna da un Tribunale Bresciano. Storia Antica.

Quanti nel Mondo Socialista non hanno perduto la memoria di quegli anni sanno che su quella fase storica c’è poco da attardarsi in beatificazioni e onoreficenze; La stessa opinione pubblica, seppur divisa, ha avviato un processo di revisione assai chiaro su quanto avvenne in quegli anni.

Nessuno intende esprimere il proprio parere per desiderio di vendetta o rancore, come si è scritto, ma è un naturale bisogno di ripristinare un briciolo di giustizia e di verità anche per rispetto di coloro che non ci sono più;
Ed oggi, rispetto ad allora , parlare ad alta voce ed esprimere un proprio giudizio è assai più naturale di quanto non lo fosse allora quando la coltre della censura aveva catturato il dibattito pubblico e relegato nel girone infernale tutti coloro che ebbero a rilevare l’anomalia dello Stato delle cose che la Rivoluzione stava provocando.

Penso che i più giovani debbano sapere per quale ragione in Italia soltanto ci ritroviamo con una forza politica secolare come quella socialista ridotta allo stato embrionale; La vulgata delle Mani Pulite poteva accontentare coloro che hanno vissuto in forme acritiche quella stagione o che addirittura si ritrovavano a fare il tifo per la Rivoluzione Giudiziaria; Oggi a quasi trent’anni questa ricostruzione non regge più ed è giusto che analoga rivoluzione della verità venga promossa dagli epigoni sconfitti di quella stagione.

Bobo Craxi

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