sabato, 4 Luglio, 2020

La Roma sparita
di Ettore Roesler Franz
in mostra a Trastevere

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Via chiesa Santa Bonosa 1888Il Museo di Roma in Trastevere invita i cittadini ed i turisti, a rivivere le atmosfere della Roma di fine Ottocento attraverso l’esposizione di 40 acquarelli della serie “Roma pittoresca. Memoria di un’era che passa”, realizzata dal celebre pittore Ettore Roesler Franz, tra il 1976 e il 1897. I 40 acquarelli esposti in parete, selezionati tra i più celebri ed indimenticabili, ofriranno l’immagine della Roma di fine Ottocento, prima delle grandi trasformazioni urbanistiche e dei muraglioni lungo gli argini del Tevere. Saranno esposte anche 48 fotografie vintage che, confrontate con i dipinti, offriranno al pubblico un ulteriore strumento di approfondimento sulla Capitale e sulla sua memoria storica.

Roma: affascinante luogo d’ irresistibile e contagiosa ispirazione e, proprio per questo, meta preferita di molti artisti e letterati dell’epoca che la sceglievano per brevi e lunghi soggiorni. “You cannot pass along a street (in Rome) but you have views of some palace, or church, or square, or fountain, the most pittoresque and noble one can immage” scriveva Thomas Gray, attribuendo così, alla Capitale italiana, il termine “pittoresco”, che aveva reso Roma, la meta obbligatoria per tutti quelli che intraprendevano un viaggio in Italia. “Un humus sedimentato da secoli caratterizzava il tessuto urbano, la città storica si confondeva con la campagna, il passato con il presente, le rovine maestose con le chiese barocche, i palazzi nobili con le fatiscenti dimore medioevali. Le rovine ancora suscitavano commozione e memoria per un passato grandioso, e contribuivano a rendere straordinaria ed unica la percezione della città eterna”, ci spiega la curatrice della mostra Silvana Bonfili.

AF 1833 restAd attraversare la città, il Tevere: solenne e maestoso, elemento vitale della città, deus ex machina per gli spostamenti cittadini, le sue sponde erano piene di case, palazzi nobiliari, mulini e strutture sormontate da numerosi ponti, alcuni dei quali di età romana. Ma se gran parte della vita di Roma si svolgeva lungo il fiume, al tempo stesso, esso era anche la prima causa di malattie e inondazioni: “Il Tevere come pericolo costante, come risorsa irrinunciabile, come fascinoso emblema della città: contro questo viluppo inestricabile di verità affettuale e di mito collettivo si affaticarono, per lunga teoria di secoli, re, consoli, dittatori, imperatori e poi ancora re, principi, pontefici, imperatori, papi-re, monarchi costituzionali e persino, come si vedrà, un venerando generalissimo rivoluzionario”. Con questo ironico incipit, Gabriele Morolli introduce il periodo degli anni tra il 1871 e il 1876, che precedono l’attuazione del Progetto Canevari, il quale prevedeva grandi modifiche alla città: la rimozione dei ruderi, l’abbattimento di molti edifici, anche storici, situati a ridosso del Tevere, per la costruzione dei cosiddetti muraglioni, ovvero i muri di sponda. “Per adeguare la città alle nuove esigenze urbanistiche, si avviavano, disseminati nei punti strategici del Ghetto, del Campidoglio ma anche degli antichi rioni di Trastevere e di Monti, un numero sempre più crescente di cantieri, presagio della trasformazione della città storica e delle inevitabili demolizioni di edifici e strutture che erano l’anima e l’identità di Roma”.

Piazza Barberini TritoneEttore Roesler Franz non era altro che un documentarista. Il suo intento era quello di preservare la purezza di quella Roma pittoresca che, pian piano, diventava sempre più una Roma sparita. L’immagine della città eterna, carica di storia e di passato, riviveva nelle pennellate di Roesler Franz; una Roma silenziosa e pesante, come fuori dal mondo, come intrecciata con se stessa ed incantata, dove i momenti più drammatici del tempo cadono senza eco, come nell’eternità. Gli edifici in disfacimento e le rovine, facevano da sfondo a un popolo operoso e pacifico: un quadro che non prevedeva dispute o scontri.

Quanto più la descrizione di quell’era che passa diventava più scrupolosa, tanto più essa diveniva messaggio consolatorio e malinconico. Il tributo amaro e doloroso al progresso, che privava la città della sua anima, ben presto ripagò gli abitanti con una più moderna riorganizzazione dei servizi e della viabilità. Tuttavia ci vorranno molti anni prima che i romani digeriscano il corpo estraneo alla città dei muraglioni e dei lungo Tevere, infatti ancora nel 1957, dopo la nuova ondata di speculazione edilizia, Pasolini piangeva “ciò che ha fine e ricomincia, ciò che muta, anche per farsi migliore. La luce del futuro che non cessa un solo istante di ferirci”.

La mostra sarà presente al Museo di Roma in Trastevere, fino al 28 giugno 2015.

Gioia Cherubini

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