mercoledì, 20 Gennaio, 2021

La romanella di Virginia

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A dispetto di tutti i sondaggi, Virginia Raggi sembra convinta di poter vincere le prossime elezioni per il Campidoglio. Si spiega così il grande attivismo della sindaca in una campagna elettorale con molti annunci, ma anche con pochi fatti.
Qualche strada asfaltata. Qualche spazio riservato ai ciclisti che sarebbe eccessivo definire “pista ciclabile”. Il Mausoleo di Augusto che dopo 14 anni riapre a marzo tra i ponteggi, con visita gratuita per i romani durante tutto il 2021. La riqualificazione del giardini di Piazza Vittorio, nel cuore di un rione Esquilino che si presenta con il solito degrado e continua ad essere assediato dalla sporcizia.

Insomma, siamo di fronte a quella che nella capitale chiamano “romanella”, termine con cui veniva definito il piatto di pasta avanzato e ripassato in padella in modo da restituirgli un po’ di gusto. E ovviamente non poteva mancare la minestra riscaldata della teleferica, progetto lanciato dalla sindaca nella campagna elettorale 2016 per “risolvere” il problema del traffico tra Battistini e Casalotti.

Non se ne è fatto nulla, ma adesso è la volta della zona sud della capitale, con l’annuncio della teleferica per collegare Eur- Magliana e Villa Bonelli.

Poi ci sono: il progetto del nuovo tram da Termini all’Aurelio, già annunciato nel 2019 riprendendo un vecchio progetto di Rutelli, e i campi-rom da trasferire fuori città in «strutture di accoglienza temporanea». Un modo per far dimenticare il fallimento del “piano-rom” varato nel 2017. Quanto al fantomatico “Stadio della Roma”, la giustificazione della sindaca è che la colpa del nulla di fatto è del “privato”, ossia l’ex proprietario della squadra giallorossa Pallotta, che «avrebbe dovuto mandare avanti il progetto».

Quindi, il Campidoglio non ha colpe: «Roma capitale ha fatto tutto quello che doveva fare».

Visto che è in campagna elettorale, la sindaca si è fatta ricevere dal papa. L’ufficio stampa del Campidoglio ha dato grande risalto all’udienza dell’8 gennaio. Con un occhio rivolto all’elettorato cattolico, nella speranza di far dimenticare l’antica freddezza di papa Francesco. Che a giugno del 2019 denunciò pubblicamente “l’abbandono” della capitale, invitando i romani a “non rassegnarsi” di fronte a tanto degrado.

Felice Saulino
SfogliaRoma

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