mercoledì, 21 Ottobre, 2020

La Sala del socialismo?

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Il sindaco di Milano Sala si scopre socialista. O meglio vuole lavorare per un nuovo socialismo. Quando si parla di socialismo, e la parola in Italia ancora non é stata sdoganata dopo la fine del vecchio Psi, non nego che questa sia musica per le nostre orecchie. Anche noi riteniamo che il socialismo in una nuova-vecchia versione sia una prospettiva d’avvenire e come sostiene giustamente Sala non si comprende perché, ma in realtà si comprende benissimo, in Italia questa identità storica sia stata abolita contrariamente a quanto avvenuto negli altri paesi europei. Sala però dovrebbe partire cercando una risposta proprio a quest’interrogativo. Altrimenti anche il resto del ragionamento rischia di non tenere. Il partito che ha interpretato storicamente la storia del socialismo italiano é stato bombardato da un’azione a senso unico dalla magistratura. Vero é che la crisi del Psi deve essere addebitata agli errori di analisi e di prospettiva attorno al post-89, ma la sua fine (con la conseguente criminalizzazione dei socialisti e la demonizzazione della definizione stessa di socialismo) é da addebitare a un’azione strabica prodotta dalla rivoluzione giudiziaria e dalla condanna del suo leader. Sala non può trincerarsi dietro un no comment, a vent’anni dalla morte di Craxi, a cui la sua Milano non ha per ora, non dico riservato l’intestazione di una via, come invece ha fatto il sindaco democratico di Pesaro, ma neppure l’approntamento di una targa e l’organizzazione di un misero convegno, a causa delle polemiche interne al Pd milanese. Questo mentre il governatore della Campania De Luca, ma penso anche a prese di posizione di Emiliano e De Magistris, per non parlare delle esplicite dichiarazioni in Senato di Renzi, si é spinto, tra gli esponenti democratici, assai più avanti nella rimozione di questa ingiustizia. Sala prescinde e lascia senza risposta il suo duplice interrogativo, riferito alla scomparsa del Psi e alla mancanza di una robusta forza socialista dopo il 1994. Che il sindaco di Milano non abbia mai avuto solida esperienza politica lo provano poi alcune sue affermazioni attorno ai suoi riferimenti storici. Egli sostiene di avere votato Pri e poi radicale e in seguito comunista e vari suoi derivati. Poi di sentirsi erede più di Moro che di Berlinguer, solo perché di quest’ultimo abbondano gli eredi e non perché Berlinguer non fu mai socialista, come invece ha sostenuto il sindaco democratico di Bergamo Gori. E francamente non si capisce cosa c’entri Moro col socialismo. Ovvio poi pretendere qualche riferimento anche sul socialismo Ritengo sempre necessario aggiungervi due aggettivi: riformista e liberale. Lo ha fatto Calenda definendosi ufficialmente un socialista liberale. Non pretendiamo che Sala si trasformi in storico e neppure in politologo. Ma se la sua ricerca di un nuovo socialismo é incarnata nelle figure di Moro, senza eredi, e Berlinguer, con molti eredi, proprio non ci siamo. Si potrà dire che nel Labour convivono le tendenze di Corbyn con quelle di Blair e che dunque un nuovo soggetto socialista in Italia potrebbe aggregare tendenze nient’affatto omogenee. Era la vecchia idea di Rino Formica e del suo socialismo largo. Ma allora giriamo la domanda a Sala e ai socialisti che gli tengono bordone, tra i quali alcuni tra i massimi dirigenti del vecchio Psi. Tutta questa trasformazione socialista deve avvenire all’interno del Pd o in un nuovo soggetto politico? Almeno Enrico Rossi, governatore della Toscana, che per primo propose la questione socialista nella carne del Pd, poi se n’é andato, non so se approdando in lidi migliori. Lui e il suo socialismo respinto. Se Sala intende invece formare una sua corrente, l’ennesima, del Pd, non credo avrà fortuna. Se poi tutto questo dovesse determinare novità interessanti non mancherà la nostra attenzione. Basterebbe innanzitutto che Sala, e chi per lui, si rendesse conto che un soggetto socialista, sia pure in miniatura, esiste già e che si chiama Psi, e che tale micro partito é costituito da socialisti che non hanno mai mollato, attraverso sacrifici commoventi, senza risorse e la necessaria visibilità in un regime dell’informazione che nega la parola a chi disturba i manovratori. Poi da cosa nascerà cosa. L’importante é che da Cosa, come nel 1990-91, non nasca il Pds…

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Mauro Del Bue

1 commento

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    Paolo Bolognesi on

    Se non ricordo male, nel corso di questo quarto di secolo, ossia dopo la fine del vecchio Psi, mi sembra di aver sentito più d’uno proclamarsi socialista, senza mai esserlo stato prima – in quanto aderente ad altra forza politica – ma poi, sempre se la memoria non mi tradisce, quei presunti socialisti “si sono persi per strada”, a differenza di quei socialisti “autentici”, non solo all’interno dell’attuale PSI, che “non hanno mai mollato, attraverso sacrifici commoventi, senza risorse …”, e che forse non meriterebbero di vedersi in qualche modo sottratta l’identità socialista.

    Paolo B. 04.06.2020

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