lunedì, 14 Ottobre, 2019

La schifo-riforma

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In molti, penso al presidente del Pd Matteo Orfini, ma non solo, hanno testualmente dichiarato che la riforma costituzionale, che taglia in modo consistente il numero dei parlamentari, fa schifo. Ma l’hanno votata lo stesso. Raramente, forse mai, si é verificata una tale dissociazione tra valutazione di una legge e comportamento al momento del voto. Mai, di questo sono certo, é accaduta una cosa simile in occasione dell’approvazione di una riforma costituzionale. Diciamo subito che non si era mai neppure verificato che un così significativo cambiamento della nostra Costituzione divenisse elemento fondante di un programma di governo. Anche la riforma Renzi tentava, col patto del Nazareno, di escludere che la materia costituzionale fosse prerogativa dell’esecutivo, per non parlare dei tempi della varie commissioni parlamentari, compresa la Bicamerale, che però non sono approdate a nulla, ma che coinvolgevano maggioranze e minoranze parlamentari.

In questa occasione, ennesima pericolosa anomalia del momento, si é invece imposto (dai Cinque stelle al Pd, a Leu e oggi anche a Italia viva) come presupposto dell’accordo di governo una riforma costituzionale che il Pd, ma anche Leu, avevano osteggiato in tre votazioni precedenti. E Pd, Leu e anche Italia viva hanno accettato solo accontentandosi, a parole, di una successiva riforma dei due lati del Parlamento e di una nuova, ma non si capisce ancora se proporzionale o maggioritaria, legge elettorale. L’unica cosa chiara é che in questa fase ogni velleità di portare il paese alle urne risulta impossibile. Si dovrebbe votare con la vecchia legge che il Parlamento ha appena abrogato visto che la nuova per entrare in vigore abbisogna della definizione dei nuovi collegi e, se 500mila cittadini lo chiederanno, dei tempi per lo svolgimento del referendum confermativo previsto dall’articolo 138 della nostra Costituzione.

Chi canta vittoria esibendo cartelli offensivi verso il Parlamento, con la raffigurazione del poltronificio e di forbicioni che lo tagliano, sono i Cinque stelle. Mia osservazione. Non dovevamo sbarrare la strada alla destra e al suo progetto di democrazia illiberale? Ma costruirla noi, con questa filosofia antiparlamentare e coi figli di Grillo, che aveva proposto che deputati e senatori venissero estratti a sorte, non é peggio? Non a caso la Lega di Salvini e anche la Meloni hanno votato a favore di questa legge sciagurata che offende il criterio di rappresentanza (meno sono i parlamentari e meno sono i rappresentanti dei cittadini) che non taglia le spese se non di briciole insignificanti.

Si vantano i Cinque stelle perché l’Italia, che vantava in Europa il rapporto più alto tra parlamentari e popolazione, scivolerà a quello più basso. Un record negativo raggiunto nella completa afasia delle opposizioni, che hanno votato a favore, o sono uscite dall’aula o hanno bisbigliato improperi a denti stretti, mentre solo 14 coraggiosi (non era cosi anche ai tempi del Fascio?) si sono rifiutati alla Camera di apporre anche la loro firma alla schifo-riforma. Uno spettacolo da teatro dell’assurdo a cui fa da contraltare l’afasia di quasi tutti i costituzionalisti che si erano mobilitati contro la riforma Renzi, che al contrario di questa, aveva il pregio della razionalità. Unica cosa chiara é che il governo ha sottoscritto una polizza sulla sua longevità e con esso il Parlamento. Lo schifo e il dovere di partito si somma a qualche espressione gaia di soddisfazione. La Costituzione e il Parlamento sono pretesti. Solo pretesti per ingraziarsi il popolo, anzi i suoi umori deteriori. Viene alla mente il vecchio detto indiano: “Cavalcare la tigre é facile. Il difficile é scendere quando la tigre é in corsa”.

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Mauro Del Bue

1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    Di fronte alla domanda posta dal Direttore, che si chiede ” non dovevamo sbarrare la strada alla destra e al suo progetto di democrazia illiberale?”, il pensiero va alla revisione costituzionale concepita dal centro destra negli anni 2005-2006, che non superò il relativo Referendum, ma che nel prevedere una riduzione numerica di Deputati e Senatori ridisegnava purtuttavia, e per così dire, l’architettura istituzionale, affrontava cioè il problema nel suo insieme.

    Continuo poi a chiedermi perché mai il PSI abbia appoggiato la nascita del nuovo Governo – dal momento che se non erro il preliminare accordo prevedeva di ridurre i membri del Parlamento – e perché non abbia avanzato una “controproposta”, nel senso di prefigurare, ancorché di massima, il modello di assetto istituzionale che si vorrebbe veder attuato, visto che già all’epoca del vecchio PSI si parlava di “grande riforma”, se la memoria non mi tradisce.

    Paolo B. 10.10.2019

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