domenica, 31 Maggio, 2020

La scuola al tempo del Coronavisrus

0

La scuola statale è l’istituzione che attraverso un insegnamento metodico e collettivo, fornisce gli strumenti utili all’apprendimento dei fondamenti dell’istruzione e dell’educazione relativi alla cultura di appartenenza,in modo eguale senza creare diseguaglianze culturali garantendo il diritto all’istruzione per tutti i discenti: normodotati, B.E.S,D.S.A., Diversamente abili; essa forgia i nuovi cittadini del mondo. La scuola è stata incentrata sempre sulla didattica frontale, negli ultimi 20 anni circa pian piano la didattica digitale è stata integrata nel percorso didattico pian piano ed è divenuta strumento utile per aiutare discenti che presentano le seguenti difficoltà: disgrafia, discalculia, dislessia, disortografia e discenti H con le seguenti patologie: autismo, ipovedenti, sordomuto ecc.., perché li ha consentito di poter interagire con docenti e compagni attraverso l’utilizzo di software che hanno facilitato il loro percorso didattico e facilitato la loro inclusione nel gruppo classe.

Ma la didattica digitale non può sostituire la didattica frontale, che consente l’interazione sociale tra gruppi di pari e con gli adulti, aspetto che in questo momento di pandemia è venuto fortemente a mancare. I docenti di ogni ordine e grado, anche universitari hanno improntato con i discenti la DAD (didattica a distanza), con tutte le piattaforme a disposizione ma è palese nel mondo degli operatori scolastici che si è ritornati ad una forte diseguaglianza sociale, perché nell’ambito delle regioni italiane, e a volte all’interno di una stessa scuola e classe esistono realtà sociali variegate.

Ai nostri occhi si sta palesando un grande appiattimento culturale,dovuto dalle seguenti modificazioni:
discenti demotivati già con la didattica frontale e poco supportati dai genitori, sono scomparsi da ogni attività, nonostante tutte le segnalazioni ai servizi sociali territoriali mandate dai docenti ai D.S. e a loro volta agli operatori del sociale;
alunni motivati ma senza strumenti tecnologici adeguati e con problemi di connessione;
alunni con genitori analfabeti digitali che non sono riusciti a farli lavorare con le piattaforme poste in essere dalla scuola.

Purtroppo noi come PSI ci rendiamo conto che in questo momento di pandemia causa Covid19 la DAD è l’unico strumento per consentire il proseguo dell’istruzione ma occorre investire in termini di qualità, quantità e chiarezza di notizie e informazioni che negli ultimi mesi sono state svariate e diversificate che hanno creato confusione, incertezza, non tanto agli operatori scolastici (docenti e D.S.), ma ai genitori perché hanno creato false aspettative di promozione in primis e poi incertezze sulle modalità di esami,questo per noi è inammissibile.

Riteniamo che la soluzione proposta dall’Azzolina per il nuovo anno scolastico di avere una parte di alunni in classe ed una parte che segue da casa online, sia fantasmagorica, forse la ministra non si rende conto di come la gioventù moderna sia cambiata è impensabile monitorare degli alunni in classe e spiegare ad altri in classe evitando che creino assembramenti mentre si eseguono tutte queste operazioni i primi 430minuti sono terminati e poi chi dovrebbe stabilire chi deve restare a casa e ci in classe. In conclusione noi del PSI siamo accanto alle esigenze di genitori e docenti, occorre per ripartire per il nuovo anno scolastico investire economicamente: assunzioni di docenti e collaboratori, presenza di un dottore o figura preposta a misurazioni di temperatura corporea a discenti e alunni non affidata ai collaboratori scolastici sanificazione degli edifici ogni giorno, servizi sociali che supportino discenti e famiglie in difficoltà, non ultimo ma importante delegare ai governatori delle Regioni le modalità di apertura scuola.

Mancano circa quattro mesi a Settembre e bisogna trovare strutture edilizie adatte a classi che ospitino almeno 15 alunni con distanziamento di un metro cadauno, senza alternanza di discenti in classe ed altri collegati, si creerebbero diseguaglianze sociali ed economiche.

Chi decide il genitore che deve lavorare per stare a casa con il figlio minore?

Noi del PSI non possiamo pererare tale iniziativa e ci diciamo pronti a proporre scioperi a cui daremo il nostro supporto a docenti e genitori.

Sabina Trezza
Psi Napoli

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply