martedì, 1 Dicembre, 2020

LA SCURE DELLE ACCISE

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legge stabilità-accise

L’ultimo allarme riguarda l’aumento delle accise, benzina in testa. Se non funzionerà la rilettura e correzione delle spese dello Stato, la spending review per dirla con Monti, automaticamente scatterà la clausola di salvaguardia che farà salire il prelievo fiscale su un’infinità di beni soggetti alle accise dal tabacco ai carburanti. E non sono spiccioli perché l’eventuale clausola deve garantire entrare certe per 3 miliardi nel 2015, 7 miliardi nel 2016 e 10 miliardi nel 2017.

Come al solito infatti mentre le spese contemplate dal bilancio di previsione sono certe, le entrate non sono altrettanto sicure come quelle derivanti dalla vendita degli immobili pubblici, della lotta all’evasione fiscale o del rientro dei capitali nascosti all’estero.

I disegni di legge proposti dal ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, sono per la precisione due: uno contiene disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2014) mentre il secondo disegna il bilancio di previsione per il triennio 2014-2016.

Comunque la si metta, almeno nelle intenzioni, la Legge di Stabilità per il 2014 segna una svolta nella programmazione economico-finanziaria degli ultimi anni, puntando a favorire la crescita e promuovere l’occupazione. I soldi sono davvero pochi, ma le misure avviano un percorso di riduzione del carico fiscale sulle famiglie e sulle imprese. È a questo punto che entra in campo la spending review perché non solo deve garantire le entrate previste, ma se il governo sarà in grado di farla funzionare al meglio nel corso del 2014, potrà portare risorse aggiuntive con cui finanziare un’ulteriore riduzione della pressione fiscale. Nessuno su questo per la verità nutre grandi speranze, ma a oggi c’è una sola certezza: la legge di stabilità proposta dal governo cambierà. Il presidente del consiglio Enrico Letta ha infatti, abilmente, scelto di lasciare al Parlamento un’ampia capacità di riscrittura, nei limiti, ovviamente del pareggio di bilancio. ‘Criticate pure e cambiatela anche – sembra dire Letta – purché troviate i soldi per fare tutte le cose che volete fare’.

Certo fare le pulci alla legge è uno sport facile facile che accomuna un po’ tutti, dai sindacati alla Confindustria passando per tutti i Bar Sport dello stivale. Inoltre le tensioni politiche all’interno della maggioranza, trovano proprio nelle critiche alla legge di stabilità un’autostrada per sparare sul governo. E che la poltrona di Letta sia esposta ai colpi dell’una e dell’altra parte, dai ‘renziani’ del PD ai ‘lealisti’ del PDL non è un mistero per nessuno. Dunque quale miglior soluzione che lasciare che si scontrino in Parlamento alla luce del sole spiegando se ci sono e quali sono le ricette alternative?

Insomma, quando la legge di stabilità arriverà in Parlamento sicuramente si aprirà un dibattito e ci saranno delle pure modifiche.

Intanto “questo budget sarà il primo in cui il debito scenderà, così come il deficit, la spesa pubblica, le tasse” ha spiegato Letta in visita alla Casa Bianca da Barak Obama, rimarcando l’utilità di quanto fatto perché anche lo spread è sceso, facendoci risparmiare un mucchio di soldi di interessi. Non è certo merito esclusivo del governo, ma è sicuro che se fosse andato in crisi come voleva Berlusconi (e non solo) aprendo la strada a elezioni anticipate, oggi la situazione sui mercati sarebbe ben diversa. In peggio.

Nei fatti, al netto degli interessi sui due milioni di miliardi di debito, la spesa pubblica italiana è simile per quantità a quella degli altri Paesi ‘virtuosi’. Il problema vero è come vengono spesi e dunque la spending review dovrebbe concentrarsi più sulla qualità della spesa che sulla quantità anche perché, a detta di alcuni esperti, ormai si sta raschiando il fondo del barile e non c’è più granché da tagliare a meno di non voler tagliare la voce dipendenti e stipendi dello Stato.

Intanto le tensioni più che sul governo finiscono per scaricarsi all’interno dei partiti della maggioranza. Berlusconi si scopre mediatore tra ‘governisti’ e ‘lealisti’. Al vice premier Alfano che si schiera a fianco di Letta, si oppone un Raffaele Fitto corrosivo. Nel PD c’è chi minaccia di non votare la manovra e anche di dimettersi, come il vice di Saccomanni, Stefano Fassina mentre dentro Scelta Civica è Mario Monti in persona che non si limita a minacciarle le dimissioni, ma le mette in pratica e lascia il vertice della sua creatura dopo che un gruppo di undici senatori aveva sottoscritto e diffuso un documento che faceva il controcanto allo stesso Monti, apertamente critico con le misure del governo.

Una pantomima che però probabilmente servirà a poco anche perché alla fin fine, come spiega Giuliano Cazzola (Scelta Civica) “La legge di stabilità delude un po’ tutti in Italia, ma piace alla Ue, ai mercati e fa abbassare lo spread. È la prova, allora, che si tratta di un’ottima manovra. Avanti così, il resto conta poco o nulla”.

“La manovra approvata dal Governo – aggiunge Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi – è un buon inizio, ma serve più coraggio per superare le difficoltà in cui versa l’Italia e soprattutto servivano più soldi”comunque sono stati “evitati tagli lineari alla sanità pubblica, la pressione fiscale si abbasserà abbassata di un punto ed è stato ridotto il cuneo fiscale sulle buste paga dei lavoratori con redditi bassi”. E scusate se è poco.

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