mercoledì, 18 Settembre, 2019

LA SCURE DOPO LE FORBICI

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Renzi-Tagli

Nei giorni dell’addio di Carlo Cottarelli, va via ‘mani di forbice’ e arriva la scure dei tagli alla spesa. La cifra complessiva si aggira in totale sui 3 miliardi di euro, con un effetto positivo per 6 miliardi sui saldi netti da finanziare, cioè sulla differenza tra entrate e uscite. Sono i numeri della spending review dei ministeri, il piano di revisione della spesa pubblica che il governo Renzi intende mettere in atto nel 2015. A questi tagli, se ne dovrebbero aggiungere altri attuati negli enti locali (Regioni e Comuni), che porteranno le sforbiciate complessive a circa 10 miliardi di euro.

Il risparmio maggiore arriva dai ministeri del Lavoro (600 mln di deficit, 2,2 mld per il saldo netto) e dell’Istruzione (840 mln di deficit, 1.170 per il saldo netto). Previsti, tra gli altri, tagli mirati a sgravi contributivi per i contratti aziendali, Caf, scatti di anzianità degli insegnanti, canone Rai. Il dossier della spending review è molto dettagliato, ma attende di essere affinato dalla Presidenza del Consiglio e dal ministero dell’Economia ai quali spettano le scelte definitive. In base alle proposte messe nero su bianco sono i dicasteri del Lavoro e dell’Istruzione quelli più volenterosi.

Il ministro Poletti avrebbe messo sul piatto un cambiamento dei requisiti per l’accesso a prestazioni come integrazioni al minimo della pensione o gli assegni sociali, ma anche un taglio alla decontribuzione sulla contrattazione aziendale e a fonti di spesa che risultano da qualche anno sovrastimante nel bilancio dell’Inps, come le pensioni anticipate per i lavoratori esposti ad attività usuranti, le pensioni d’annata o le decontribuzioni riconosciute ai datori di lavoro che hanno conferito il Tfr alla previdenza complementare.

Il ministro dell’Istruzione Giannini presenta risparmi in parti uguali da scuola e da università-ricerca. Le maggiori risorse si libererebbero dalla discutibilissima idea di eliminare i membri esterni nelle commissioni di maturità (99 milioni ai fini del deficit), seguiti dalla razionalizzazione delle spese di pulizia. Per gli atenei e i centri di ricerca la stretta riguarda i consumi intermedi. Ma tutti i ministeri mettono mano alla spesa: la difesa (510 mln ai fini del deficit) punta a vendere 1.200 alloggi assegnati finora ai militari, ma anche a risparmiare su forniture militari, riordino delle carriere e differimento del reclutamento.

È all’osso invece l’apporto del ministero della Salute: 35 milioni delle convenzioni per i pronti soccorsi negli aeroporti. Ma, per questo capitolo di spesa, la vera partita si
gioca sul fondo sanitario delle Regioni (per 6-700 milioni).
Selettivi anche i tagli del ministero dell’Economia: riduzione degli aggi ai Caf, versamento delle quote del canone Rai, riduzione degli oneri pagati ai concessionari della riscossione, risparmi sul sistema informatico di ristrutturazione degli immobili. Ai fini del deficit, altri tagli sono per 170 milioni dal ministero dello Sviluppo Economico (tra i capitoli i fondi per il programma aree urbane), 400 dal ministero dell’Economia, 200 dall’Interno (tagli alle voci indennità e anche risparmi sui Vigili del Fuoco), 100 dalla Giustizia (Contributi ai comuni e tagli alle intercettazioni), 110 dai Trasporti (su autotrasporto ed Enac), 70 dalle Politiche Agricole (sugli sconti del gasolio agricolo), 35 dalla Salute, 30 dagli Affari Esteri (sui contributi obbligatori erogati ad organismi internazionali come l’Onu), 20 dall’Ambiente (sul fondo per i cambiamenti climatici).

“La spending review – ha commentato il commissario uscente Carlo Cottarelli non è né uno sprint né una maratona, ma una corsa a staffetta. Non c’e’ nessuno indispensabile. Non so – ha aggiunto Cottarelli – se sarà nominato un altro commissario. Ma senz’altro il lavoro andrà avanti. L’Italia, ha proseguito Cottarelli “non è un Paese riformabile in teoria, ma un Paese che si sta concretamente riformando. Le riforme stanno andando avanti”. Cottarelli ha anche fatto un breve bilancio del suo lavoro. “Il decreto sulle auto blu”, ha detto, “è stato firmato ed è al controllo della Corte dei Conti. È una questione di giorni”.

Le indiscrezioni sui tagli preoccupano non poco i sindaci. La riduzione prevista per una cifra globale di un miliardo e mezzo “è una cifra esorbitante – ha detto il presidente dell’ANCI di Piero Fassino –  che i Comuni Italiani non sarebbero in grado di sostenere. Va ricordato che dal 2007 ad oggi i Comuni italiani hanno ridotto la loro spesa di oltre 17 miliardi di euro, mettendo in campo una rigorosa spending review su contratti e appalti, su personale e macchina organizzativa, su spesa corrente. A questo punto un ulteriore taglio di 1 miliardo e mezzo inciderebbe direttamente sui servizi ai cittadini, con forte pregiudizio del tenore di vita di famiglie e persone. Peraltro va ricordato – ha aggiunto Fassino – che la spesa dei Comuni in questi anni è diminuita, mentre è ancora aumentata la spesa dello Stato e delle sue Amministrazioni centrali”.

Duro il commento del governatore del Veneto Zaia: “Leggo che nella legge di Stabilità che vogliono tagliare alle Regioni per tagliare nella sanità. Noi scendiamo in strada, uomo avvisato mezzo salvato. Noi siamo virtuosi – ha aggiunto Zaia – se da me una siringa costa 4 centesimi e altrove 26 centesimi spiegatemi il motivo per cui vieni a rompere le palle a me. Vadano da chi la paga 26 centesimi”. Di parere del tutto contrario invece il deputato di Forza Italia Luca Squeri per il quale 3 miliardi sono davvero poca roba. “Tutto qui? E che fine ha fatto il lavoro di Cottarelli, con quei 20 (poi 16, poi 13) miliardi di tagli promessi?”.

Redazione Avanti!

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