martedì, 27 Ottobre, 2020

La sfida

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Se ne sono dette di tutti i colori. Le più buone sono che “Renzi è il nuovo Berlusconi”, che Cuperlo è “il travestimento di D’Alema”, che Civati è “fuori di senno”. Si odiano voracemente da amici. Quell’amici lo metterei tra virgolette. Renzi a sua volta giudica Letta il concorrente più pericoloso per la premiership e non vede l’ora di metterlo sotto anche perché gli allunga i tempi della più grande sfida, quella per le politiche. La cosa che più mi impressiona e che i tre pensano, o dicono, che staranno insieme anche dopo. Civati promette che se vince lui, ma non c’è alcun rischio, il governo Letta andrà a casa, Renzi assicura che farà una segreteria scelta solo da lui dove staranno fuori tutti quelli che gli danno fastidio, Cuperlo annusa aria cattiva e vede Renzi non solo come il nuovo Berlusconi, ma anche come una sorta di Barbablù che scannava tutte le sue mogli. Capace per di più della peggiori trasformazioni del suo amato partito. Non so se “finita la festa gabbato lo santo”. E se da lunedì tornerà tutto come prima, come molto prima, quando ancora le primarie non avevano vestito i tre da acerrimi avversari. La politica può trasformare anche le peggiori situazioni e farne improvvisamente germogliare delle migliori. Ma i rapporti umani non cambiano con le stagioni. Non è impossibile che succeda al Pd quel che è successo al Pdl. Come diceva il poeta: ” S’ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo”…. La sfida di domenica è anche contro l’astensione. Già tutti mettono le mani avanti e soprattutto Renzi, il probabile vincitore, sostiene che manco per idea si raggiungeranno i quattro milioni di Prodi e di Veltroni. Ma neanche i due e mezzo di Bersani e che i due sarebbero già un successo. Certo dopo il mezzo flop della partecipazione alle primarie interne, ma chi ha inventato questa regola utile solo per far fuori il buon Pittella è davvero un genio, un altro flop renderebbe più debole il nuovo capo del partito e più forte il governo Letta. Questo è chiaro, almeno per gli altri tre, i due aspiranti delusi più il capo del governo. Togli uno e aggiungi uno il conto torna sempre.

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