giovedì, 18 Luglio, 2019

La “Sfilata della Legalità” con gli abiti del Centro antiviolenza

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Un pubblico attento e numeroso ha assistito alla Sfilata della Legalità, organizzata dal Centro antiviolenza  “Marie Anne Erize” di Roma (che è intitolato alla memoria di una giovane attivista argentina per i diritti umani, tra le vittime del sanguinoso golpe dei generali del marzo 1976), e ospitata dall’ Accademia L’Oreal di piazza Mignanelli, nei pressi di Piazza di Spagna.
Non solo una sfilata, ma anche un evento artistico che ha riunito in un’unica serata sia la mostra “Street M”, curata dalla storica dell’arte Simona Capodimonti, con l’esposizione delle opere di oltre 20 artisti sul tema della donna e della maternità, sia la sfilata degli abiti da sposa vintage, di vari decenni fa, restaurati nel Centro e indossati da modelle d’eccezione, tra cui le giornaliste  RAI Antonella Armentano e Carla Cucchiarelli, Alessandra Barletta de “Il Manifesto” e Arianna Di Cori de “La Repubblica”.

A rappresentare il cinema italiano, Elio Germano e Irene Vetere: lettori di due brani di “Evviva, Marie Anne è viva!” (Universitalia, 2018), libro di testimonianze raccolte nel Centro antiviolenza, che hanno coinvolto ed emozionato il pubblico. Il libro – opera di Stefania Catallo, fondatrice e  Presidente del Centro, Ambasciatrice del “Telefono Rosa” Frosinone-Ceccano – raccoglie una serie di testimonianze di donne, tutte variamente seguite dal centro “Marie Anne Erize”, già vittime di violenze gravi, nelle situazioni piu’ diverse. Da Suor Teresina, vittima nel 1944, di un stupro di guerra (tra le “marocchinate” dell’ italia centromeridionale, percorsa dalle truppe di colore francesi in lotta conto l’ Asse), a Gladys, esule argentina del ’76. Da Jona, ragazza albanese costretta a prostituirsi, in Italia, da un marito dedito al traffico di droga a Kelly, lesbica sudafricana punita con uno “stupro correttivo”. Sino alla donna romana che, incredibilmente,ha visto il marito lasciarla per avviare una relazione incestuosa con… la loro figlia sedicenne (!), e a Nicole, donna rumena che sin da bambina ha subìto, insieme alla mamma, le botte del  padre.

L’evento ha ospitato poi la proiezione del corto dal dantesco titolo di “Vita Nova”, a cura del regista Alex Mezzenga e del suo team: un documento che attraverso la vicenda di una ex-utente del Centro, ora parte attiva della struttura, ha mostrato al pubblico il lavoro del Centro antiviolenza e la possibilità che esso offre, a tante donne vittime di violenze dentro e fuori la famiglia, di riscattarsi da situazioni di abusi e prevaricazioni che, forse mai come in questo momento, sono terribilmente  attuali.

Fabrizio Federici

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