venerdì, 22 Novembre, 2019

La Sicilia tra tragedia e farsa: Crocetta e le classi dirigenti

1

Storia, mito, metafore: sono tanti i richiami che sovvengono alla mente a proposito della parabola di Rosario Crocetta, presidente della sfortunatissima Regione siciliana, dopo il varo del suo IV governo in poco più di 2 anni e oltre 40 assessori; nonostante tanta abbondanza di poltrone non c’è stato spazio per nessun socialista, forse perché la presenza del Psi in giunta avrebbe conferito competenze e prestigio politico.

Da “Uno, nessuno e centomila”, romanzo pirandelliano sull’individualità plurima che alla fine si annulla a Robespierre, l’”Incorruttibile” della Rivoluzione francese morto ghigliottinato al grido “abbasso il tiranno”; dal mito di Narciso, nella versione delle “Metamorfosi” di Ovidio punito da Nemesi, ovvero nell’interpretazione freudiana, alle esibizioni di Oreste Lionello e della sua compagnia sul palcoscenico del “Bagaglino” sino al tardo-doroteismo democristiano: sono tutte immagini che potrebbero descrivere quanto sta avvenendo nella politica in Terra di Trinacria tra tragedia e farsa.

Il tema principale di questa vicenda non può essere la visione quasi metafisica dello “sbiancamento”, che il giornalista-scrittore Pietrangelo Buttafuoco ha fatto sul “Fatto Quotidiano”. No! Per la Sicilia, non dissimilmente dal resto del Paese, ciò che appare centrale è la qualità delle classi dirigenti, dentro il “porto delle nebbie” della cosiddetta “crisi delle ideologie”, dei “partiti personali”, dei cerchi magici e dei “nani e delle ballerine” divenuti parlamentari, ministri/e, assessori/e.

Riecheggia a tal proposito la fondamentale distinzione tra “politico di professione” e “politico per professione”, professione di idee in quest’ultimo caso, secondo la celebre definizione del sociologo tedesco Max Weber in “La politica come vocazione”.

Politici cioè, che per tutelare poltrone e benefits sono capaci di dire tutto e il contrario di tutto, di passare, come è accaduto a qualche esponente del Pd siculo, che Guttuso avrebbe inserito nel suo celebre quadro “La Vucciria”, da feroce censore dell’azione di Crocetta a suo pretoriano, solo per avere ricevuto un incarico.

Manca cioè, quell’autonomia dal professionismo politico (e dalla conseguente subalternità economica) e, soprattutto, quella cultura politica, che sono alla base della capacità di una classe dirigente di orientare le decisioni e rispondere alle domande collettive dei cittadini. Oggi, invece, nella “società liquida” descritta dal sociologo Baumann,  con la sostanziale subalternità della politica a centri di potere non espressivi della sovranità popolare, con conflitti tutti interni a logiche di potere, pressione fiscale insopportabile, aumento della disoccupazione e conseguente perdita della coesione sociale, la politica è divenuta una sorta di Circo Barnum e ciò spiega la crescente mancanza di consenso nei confronti della quasi totalità del ceto politico, che in Sicilia si tradurrà, quando Crocetta finalmente riterrà di trarre le conseguenze, in un massiccio astensionismo, alimentando purtroppo la crisi della democrazia rappresentativa.

Maurizio Ballistreri

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply