sabato, 28 Novembre, 2020

La sinistra italiana e l’attendismo di Zingaretti, Franceschini e Orlando

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La conferenza stampa del premier Conte ha confermato quel che sapevamo: questa maggioranza non è idonea a gestire la crisi che stiamo vivendo. Il suo salmodiare è il solito giro nel vuoto, la ripetizione di vecchi riti, lo snocciolamento di misure che sono palliativi segnati da contradditorietà.
La ripetizione è quasi un atto sornione di blasfemia. Conte e la maggioranza che lo sostiene approfittano del fatto che non è possibile  disarcionarli, per prenderci in giro.
Qualcuno deve spiegarci che senso ha scaricare le decisioni da adottare (a cominciare dal coprifuoco) sugli enti locali (Comuni e Regioni) per quanto concerne il contenimento del virus nei trasporti dal momento che  in questi ultimi tre mesi il governo non è stato in grado di prendere  alcun provvedimento.
Che senso ha gridare alla moltiplicazione dei contagi dopo che sì è lasciata licenza (anzi lascivia) di assembramento nelle spiagge, nelle movide,  nelle piazze di tutti i  luoghi delle vacanze?
E ancora oggi, dopo le ultima grida di Conte, si permette che dalle 5 alla mezzanotte restino aperti bar, ristoranti, pasticcerie, gelaterie (con un massimo 6 persone per tavolo  e fino alle 18 senza consumo al tavolo).
Subiscono lo stesso trattamento, fino a  nuove prescrizioni,  palestre, piscine e centri sportivi, insieme alle sale per gioco e scommesse. Il trasporto pubblico è il luogo in cui si moltiplicano i contagi, ma nessuna norma (a cominciare dall’entrata in funzione di nuovi mezzi) è stata prevista per contenere l’affollamento. A parte i monopattini!
Invece di qualche milione, di tamponi, ha ammesso il presidente del Consiglio, se ne fanno appena 160 mila al giorno. Bravo questo Arcuri.
Da chi è stata proposta questa linea di moderazione e  di prudenza per non mettere  a rischio la credibilità del governo?
Ebbene nessuno dei presenti al Consiglio dei ministri (allargato) ne ha fatto mistero. È stata avanzata, difesa e alla fine è risultata vincente, dai Cinque Stelle.
I ragazzi del cortile di Grillo non contano nulla sul territorio nazionale, se non quando votano a favore dei candidati del partito democratico. Detengono ancora, perché non si vota, straripanti delegazioni parlamentari che risalgono all’ultima volta (marzo 2018) questo paese si è votato per le elezioni politiche.
Nel Consiglio dei ministri, i grillini sono l’asso-piglia-tutto. Conte fa finta di essere un mediatore, ma è un loro emissario.
Di fronte al fatto che tutta la struttura della sanità è fragilissima, inefficiente e insufficiente (dal personale agli ospedali alle attrezzature) il premier se l’è cavata scartando la possibilità di incassare i 36 miliardi del Mes.
Se la sbriga dicendo di avere già servito il settore sanitario con 4 miliardi di investimenti.
Che fa il partito democratico, che col ministro Franceschini e con lo stesso Zingaretti intende stabilire con i pentastellati un’alleanza strategica? Si limita a manifestare tristezza, ad abbozzare, cioè a prendere gli schiaffi.
Nel Consiglio dei ministri il Pd non conta niente. Non solo non riesce a far varare i provvedimenti di governo concordati, ma di fronte alla scarsa capacità di governo di ministri come l’Azzolina e Bonafede, o di funzionari come il presidente dell’Inps Pasquale Tridico e il commissario per l’Emergenza Domenico Arcuri, mostrano una disponibilità straordinaria al sacrificio, al dovere della pazienza nell’educare.
Ricordano gli esponenti della Fabian Society nel Regno Unito. Il suo modo di fare politica fu quello di non avere fretta, di temporeggiare, come fece il loro ispiratore Quinto Fabio Massimo, ed è sintetizzato in uno dei loro principi:
«Per il momento è necessario attendere, avere molta pazienza, come Fabio quando combatteva contro Annibale, anche se molti criticavano il suo ritardo; ma quando arriva il momento bisogna colpire duro, come fece Fabio, o la vostra attesa sarà vana e infruttuosa».
I Fabiani hanno fatto molto per elevare le condizioni dei lavoratori del Regno Unito e portare i laburisti al governo. Sfortunatamente non si vede a quale risultato possa portare la mania, diventata ossessione, del temporeggiare con Cinque Stelle e con Conte, degli esponenti italiani del fabianesimo. Certamente Zingaretti, Franceschini e Orlando non condivi dono l’idea che “quando arriva il momento bisogna colpire duro, come fece Fabio, o la vostra attesa sarà vana e infruttuosa”.
Non di rado c’è da chiedersi se la sinistra italiana, malgrado la sua crisi profonda, meriti davvero così poco.

Salvatore Sechi

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