giovedì, 26 Novembre, 2020

La spada di Damocle sul mondo progressista

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La spada di Damocle della soglia di sbarramento del 5%, sempre più probabile, può essere il muro contro cui si infrange il progetto di una aggregazione socialista- laica – radicale – liberale – ecologista autonoma. Proposta che avrebbe potuto costituire una novità nel panorama politico italiano ed affermarsi in costanza di un sistema elettorale con una soglia di sbarramento inferiore (ed un premio di coalizione anziché di lista). Nelle scelte future non si potrà prescindere dal dato di realtà costituito dal sistema elettorale che verrà adottato, a quanto pare, con il consenso delle forze maggiori. Una scelta per “disboscare” i piccoli partiti: sensata da una parte per semplificare un quadro congestionato e sottrarre i futuri governi al ricatto di formazioni dallo scarso consenso. Ma dall’altra brutalmente aggressiva nei confronti di culture e proposte che arricchirebbero il dibattito su temi importanti, con voci fuori dal coro. Di fronte a questo panorama che fare? Quali soluzioni adottare? La scelta di una “aggregazione dei piccoli” per sfondare lo sbarramento mi pare priva di qualsiasi appeal. Tanto più se comportasse una aggregazione con segmenti confessionali e conservatori come il partito di Alfano. Alla stessa stregua una deriva verso la sinistra massimalista, che oggi appare come una armata brancaleone, snaturerebbe lo spirito riformista e liberale che contraddistingue i socialisti italiani e non solo. Si potrebbe tentare ugualmente la via del rilancio di una Rosa Nel Pugno 2.0, aperta ed allargata al mondo ecologista più moderno. Ma una simile proposta verrebbe stritolata nella tenaglia dello sbarramento elettorale e non avrebbe il tempo di affermarsi sul “mercato” in costanza di una accelerazione dei tempi verso elezioni anticipate. La scelta di candidare – senza un progetto politico sottostante – una sparuta pattuglia di esponenti socialisti, radicali, ecologisti nel PD apparirebbe come una sorta di annessione strisciante, oltre che come una salvaguardia di piccole classi dirigenti autoreferenziali (e spesso litigiose al proprio interno). D’altro canto le speranze di una tenuta democratica e di argine ai populismi passano oggi attraverso l’auspicabile affermazione del Partito Democratico alle prossime elezioni politiche. Un partito che così com’è ancora non ci piace, che tutt’ora contiene e serba in sé elementi residui di compromesso storico bonsai e incrocio tra ex “nature morte”: quella post comunista e quella confessionale di derivazione democristiana. Ma occorre riconoscere che qualche passo in avanti è stato fatto, seppur insufficiente: oggi il PD fa parte del Partito del Socialismo Europeo. In questa legislatura si è finalmente approvato il provvedimento sulle Unioni Civili, un passo storico, anche se inadeguato e tardivo. Si è approvato il Divorzio Breve. E ora sono sul campo proposte sul fine vita e sulla legalizzazione delle droghe leggere. In questo contesto è necessario il protagonismo degli eredi delle storiche battaglie degli anni ’70 su aborto, divorzio, nuovo diritto di famiglia. L’Italia di Loris Fortuna e di Marco Pannella. Oggi il Partito Democratico può essere un freno al dilagante antieuropeismo ed un interlocutore per la Francia di Macron. Quanto avrebbe bisogno degli eredi di Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini, di quel fiume carsico che va dalla resistenza azionista sino al Manifesto di Ventotene ed alle battaglie per il federalismo europeo. Oggi lo stesso Partito del Socialismo Europeo è in crisi. Minoranze massimaliste da sempre presenti nei partiti socialisti e laburisti “larghi” si sono affermate in diversi Paesi: vincendo le primarie, ma perdendo o rischiando di perdere drammaticamente le primarie. O comunque, nel caso di improbabili vittorie, ritrovandosi con slogan ideologici inefficaci di fronte alle sfide di governo di società complesse. In una temperie storica drammatica. Vi è il bisogno di un ritorno al liberalsocialismo, alle prime intuizioni del New Labour, ad un socialismo dei cittadini e degli individui (come quello che fu proposto da Zapatero). E di un superamento dell’”era Corbyn”. Macron con il suo europeismo esplicito, con la ferma collocazione in un ambito di democrazia liberale laica e di diritto, può essere un modello forte con il quale confrontarsi ed al quale – in buona misura – ispirarsi. Il Partito Democratico potrebbe trarre nuova linfa e rinnovarsi attraverso il confronto e la inclusione delle culture socialiste, radicali, liberali, laiche, modernamente ecologiste. Ma ciò non può avvenire solo per meccanicismi elettoralistici o come deriva fagocitante. Dovrebbe avvenire sul piano del riconoscimento di tradizioni e culture politiche storiche e su quello del confronto serrato su temi, progetti e problemi che riguardano l’oggi. La complessità sociale. I diritti umani e civili; la giustizia giusta; il nuovo welfare; la green economy; la sfida di una accoglienza che sappia coniugare solidarietà con legalità – sicurezza – rispetto della laicità delle istituzioni. A questo appuntamento e confronto possibile il Partito Democratico dovrebbe aprirsi senza pretese egemoniche ma con curiosità e rispetto. Allo stesso tempo socialisti, radicali, mondo laico – liberale – ecologista, non dovrebbero presentarsi alla spicciolata, ma uniti, con un progetto, una idea, una provocazione politica.

Fabio Ruta

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