mercoledì, 5 Agosto, 2020

La Storia ‘giusta’, il delitto Moro e Via del Corso

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Quarant’anni, troppi anche per una memoria di ferro. Si disperdono i particolari, e invece sono proprio i particolari a cambiare il senso di un racconto, a rovesciare una storia. Mi riferisco all’intervista resa oggi al Corriere da Beppe Pisanu, a quel tempo capo della segreteria di Zaccagnini, segretario della Dc. A domanda Pisanu risponde: ‘(dall’incontro con Craxi) Zaccagnini fu piuttosto deluso: Craxi ipotizzò solo la possibilità di concedere la grazia a tre terroristi che non si fossero macchiati le mani di sangue’.
Chi legge e non conosce i fatti è portato a pensare che causa della morte di Moro sia stata la fragilità della proposta di Craxi. Un’enormità inconcepibile.
Nel 1978 avevo 18 anni, ultimo anno di liceo, ma nel 1992, quando Craxi, a partire dall’autunno, riunì un gruppetto di parlamentari socialisti, i più giovani, per raccontarci alcuni eventi della recente storia d’Italia, avevo l’età giusta per valutare. E ricordo, eccome se ricordo. Dell’incontro con Zaccagnini, di cui ci parlò, ho trovato traccia anche poi, discutendone con chi era presente e rovistando tra le carte, in particolare nei documenti della Comissione parlamentare d’inchiesta sul sequestro e l’assassinio di Moro.
I fatti. Zaccagnini era un uomo disperato, travolto dal desiderio di salvare la vita dell’amico, volontà che confliggeva con l’obiettivo del suo partito: la fermezza perinde ad cadaver. Oltre al mantenimento ad ogni costo del legame politico col PCI.
L’incontro di cui parla Pisanu avvenne in via del Corso, alla sede del PSI. Craxi spiega a Zaccagnini la proposta Socialista per salvare lo statista, gli consegna i risultati di una prima ricerca sui brigatisti detenuti. Zaccagnini lo incoraggia a continuare e suggerisce di informare anche gli altri partiti. I due si salutano promettendosi di aiutarsi a vicenda. L’incontro è finito, Acquaviva accompagna Zaccagnini all’ascensore.
L’unica delusione che c’è è nel comportamento degli altri. Craxi e i socialisti non sono al governo, a Palazzo Chigi c’è Andreotti alla guida di un monocolore democristiano costruito d’intesa con Berlinguer. I socialisti sono gli unici, con il papa, a battersi per la liberazione di Moro, e vengono attaccati per questo. Proprio il 26 aprile l’Avanti! scrive: ‘ Lo Stato valuti se esiste la possibilità di un’iniziativa autonoma fondata su ragioni umanitarie e che si muova nell’ambito delle leggi repubblicane’. Polemiche a non finire. Il 30 aprile Sereno Freato recapita a Craxi una lettera di Moro: ‘…sono qui a scongiurarti di continuare, anzi di accentuare la tua importante iniziativa’. Cosa che Craxi farà. Dalla sua parte Saragat, Pannella, Leone, probabilmente Fanfani.
Non basta. Il 9 maggio 1978 Aldo Moro viene ammazzato.

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