venerdì, 20 Settembre, 2019

La storia si ripete

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In questi ultimi anni sono state scritte fiumi di parole sulla Sinistra, sul Centrosinistra e Centrodestra, sui 5 Stelle e sulla Lega. Io stesso, con la mia “neosatira”, ho analizzato ogni sfumatura di queste forze politiche, sublimando tutto con l’irriverenza della satira e dello scherno sardonico.

E la Destra? quella del Movimento Sociale prima e del dopo-Fiuggi poi (quando è nata Alleanza Nazionale), che fine ha fatto?! Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni è l’erede di chi? Quale Destra rappresenta questo 6% dell’elettorato?
Mi pongo la domanda perché a sentire quell’Italia degli anni Novanta cantata da Giorgio Gaber, nel suo pezzo “Destra-sinistra”, c’è da chiedersi che senso aveva allora e ancor di più oggi dirsi “di sinistra” o “di destra”, soprattutto se a precederle c’è la parola “centro”. Quella canzone sembrava descrivere un’Italia consociativa fintamente divisa in due, in quanto ogni fazione, venendo meno le grandi ideologie del Novecento, era ormai indistinguibile dall’altra. La parola “Centro”, messa un po’ di qua e un po’ di là, è un po’ come un ponte di legno tra una sponda e l’altra del fiume.

Si dice che la politica deve dialogare. Il punto è che, di dialogo in dialogo, alla Destra sociale della Fiamma tricolore è rimasta una fiammella…anzi un lumicino; quello stesso lumicino che tiene in vita quel che resta della Sinistra, anch’essa sociale, che pure è stata protagonista delle lotte e del progresso sociale nell’Italia repubblicana. Poi, per carità, tutto è opinabile perché in Italia le giovani generazioni sembra che la pensino come i nonni.

Il consociativismo è lì, su quel ponte d’asce apparentemente traballante, in realtà solidissimo, dove la stessa acqua è finta, praticamente un ruscello dove ci si bagna a malapena i piedi.
La Destra Liberale di Montanelli è stato un sogno che si è infranto con l’avvento di Berlusconi, che con la sua di destra consociativa ha distratto gli italiani con il bau bau dei temibili comunisti mangia-bambini che, dopo anni dalla caduta del muro di Berlino, vedeva solo lui.

Tutto è iniziato quando accese le luci della ribalta, dichiarando che se fosse stato un cittadino capitolino avrebbe certamente votato Gianfranco Fini e non Francesco Rutelli alle amministrative romane del 1993. Era il periodo in cui Umberto Bossi, a pochissimi anni dal suo esordio, girava per i salotti buoni di Milano in canottiera, già pronto, però, a sostenere la candidatura del Cavaliere.

Per questo l’appunto lo faccio alla Destra, la quale non avrebbe dovuto seguire il cattivo esempio della Sinistra, sempre pronta ad autodistruggersi per diaspore o inseguire il “centro” in ogni dove con il pretesto di rinnovarsi. La Destra avrebbe dovuto rimanere quella integerrima di Giorgio Almirante. La Meloni ha provato a ritornare alle origini e questa scelta, in epoca di sovranismi ed euroscetticismi, sembra sia stata premiata: di fatto, oggi, FdI ha le stesse percentuali del MSI degli anni Settanta.

Staremmo a vedere se deciderà di ascoltare le sirene dei suoi elettori che fanno un gran tifo affinché Fiuggi possa avere un’altra chance e come fece AN con Forza Italia, poter convergere oggi sulla Lega. Si tratterebbe dello stesso schema di gioco che operò Fini e il gruppo dirigente di AN di allora e che risultò vincente per andare al governo. Attenzione, però, a non commettere gli stessi errori di Fini, divenuto in pochi anni parte integrante dell’establishment liberale, avendo rinnegato l’origine “repubblichina” e essendo divenuto figura autorevole e responsabile accanto all’ “eversivo” Silvio.

Attenzione, dunque, al “ponte” centrale che, per destra e sinistra, è stata negli ultimi decenni una vera calamita. C’è sempre il rischio che la fiamma rinvigorita diventi un lumicino e che non si riesca nemmeno a immergere un piede nell’acqua di quel ruscello.

Angelo Santoro

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